centoventesimo.com per il 25 aprile
 
     
 

In questo spazio è possibile pubblicare propri pensieri o propri scritti e inviare poesie o materiali inerenti il 25 aprile che si ritengono siano degni di nota.

Per inviare materiali o vostre indicazioni scrivere a:
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Io uomo di Salò chideo concordia
segnalazione di Achille Omar Di Leonardo

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Il ritaglio stampa che si propone è tratto dal giornale gratuito "EPolis Roma" dell'8 maggio 2009.
Si tratta di una lettera - di un reduce della Repubblica Sociale - a commento di un articolo di Pietro Folena apparso sullo stesso giornale in occasione del 25 aprile 2009.
Un articolo interessante sul tema della pacificazione tra le parti proposta proprio da chi ha combattuto dalla "parte sbagliata".

Si potrà essere o non essere d'accordo su quello che si leggerà da ambo le parti, è importante però che il dibattito civile rimanga aperto e certi punti fermi non vengano intaccati da revisionismi ormai diventati quasi una consuetudine.

Vengono riportate anche la risposta del direttore del giornale e quella del diretto interessato Pietro Folena.

Vorrei inoltre segnalare una stupenda canzone di Francesco De Gregori "Il cuoco di Salò" che potete ascoltare scorrendo sotto.

 
     
 
Il cuoco di Salò
di Francesco De Gregori
 
     
     
 
 
 
 
     
 
Alla sera vedo donne bellissime
da Venezia arrivare fin qua
e salire le scale e frusciare
come mazzi di rose
Il profumo rimane nell'aria
quando la porta si chiude
ed allora le immagino nude a aspettare
sono attrici scappate da Roma
o cantanti non ancora famose
che si fermano per una notte
o per una stagione
al mattino non hanno pudore
quando scendono per colazione
puoi sentirle cantare.

Se quest'acqua di lago fosse acqua di mare
quanti pesci potrei cucinare stasera
anche un cuoco può essere utile in una bufera,
anche in mezzo a un naufragio si deve mangiare.

Che qui si fa l'Italia e si muore
dalla parte sbagliata
in una grande giornata si muore
in una bella giornata di sole
dalla parte sbagliata si muore.

E alla sera da dietro a quei monti
si sentono colpi non troppo lontani
c'è chi dice che sono banditi
e chi dice americani
io mi chiedo che faccia faranno
a trovarmi in cucina
e se vorranno qualcosa per cena.

Se quest'acqua di lago potesse ascoltare
quante storie potrei raccontare stasera
quindicenni sbranati dalla primavera,
scarpe rotte che pure li tocca di andare.

Che qui si fa l'Italia e si muore
dalla parte sbagliata
in una grande giornata si muore
in una bella giornata di sole
dalla parte sbagliata si muore
in una grande giornata si muore
dalla parte sbagliata
in una bella giornata di sole
qui si fa l'Italia e si muore.

 
     
     
 

Resistenza:
una continua ricerca della libertà

di Franza Falanga

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Mi piace qui ricordare uno dei grandi poeti del novecento italiano, Alfonso Gatto, premio Viareggio nel 1966 con il suo straordinario libro di poesie La storia delle vittime, che disse e scrisse che la resistenza non è un momento straordinario dell'essere, ma una continua ricerca della libertà e della civiltà che deve durare per tutta la propria esistenza. Nel 1975 Giorgio Strehler dirà: La Resistenza è un modo di stare al mondo, un modo di essere, un comportamento quotidiano, che parte da un certo punto della nostra storia e della nostra vita di singoli individui, ma che deve continuare nelle generazioni che non l'hanno vissuta in prima persona. Voglio ancora aggiungere qui una splendida definizione della Resistenza dataci da Carlo Levi : Vincere è difficile: è successo una sola volta in tutta la storia d'Italia, e questa vittoria è finita. L'abbiamo vista, l'abbiamo vissuta: la Resistenza è stata una Rivoluzione Contadina , la sola che ci sia stata mai.   

Ancora una volta, in questo primo decennio del duemila, stiamo assistendo ad una strumentale e volontaria mistificazione del senso della storia, mistificazione a cui noi popolo della sinistra dobbiamo opporci con tutte le nostre forze, utilizzando la nostra capacità di ragionare, utilizzando la nostra cultura, utilizzando la nostra capacità/possibilità di documentazione dei fatti, utilizzando la nostra passione per la verità, utilizzando le nostre capacità di dialogo.

Queste sono le nostre caratteristiche di cui siamo fieri, queste sono le nostre caratteristiche che dobbiamo esternare continuamente a tutti, specialmente alle nuove generazioni. Se vogliamo vivere da donne e uomini liberi, non abbiamo alternative. Dobbiamo studiare, studiare, studiare la storia.

Franz Falanga


 
     
     
 

Testo di Piero Calamandrei scritto all'interno del monumento alla Resistenza di Udine progettato dall'architetto Gino Valle.

Segnalazione di Franz Falanga

"Quando considero questo misterioso e meraviglioso moto di popolo, questo volontario accorrere di gente umile, fino a quel giorno inerme e pacifica, che in un'improvvisa illuminazione sentì che era giunto il momento di darsi alla macchia, di prendere il fucile, di ritrovarsi per combattere contro il terrore, mi vien fatto di pensare a certi inesplicabili ritmi della vita cosmica, ai segreti comandi che regolano i fenomeni collettivi, come le gemme degli alberi che spuntano lo stesso giorno, come le rondini di un continente che lo stesso giorno si accorgono che è giunta l'ora di mettersi in viaggio. Era giunta l'ora di resistere, era giunta l'ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini. "

Piero Calamandrei


 
     
     
 
Hanno sparato a mezzanotte, ho udito
il ragazzo cadere sulla neve
e la neve coprirlo senza un nome.
Guardare i morti alla città rimane
e illividire sotto il cielo. All'alba
con la neve cadente dai frontoni
dai fili neri sempre più rovina
accasciata di schianto sulla madre
che carponi s'abbevera a quegli occhi
ghiacci del figlio, a quei capelli sciolti
nei fiumi azzurri della primavera.

Alfonso Gatto


 
     
     
     
 

Ho visto morti sconosciuti.
Sono questi che mi hanno svegliato.
Se un ignoto, un nemico diventa, morendo,
una cosa simile, se ci si arresta e si ha paura di scavarlo,
vuol dire che anche vinto il nemico è qualcuno,
che dopo averne sparso il sangue bisogna placarlo,
dare una voce a questo sangue,
giustificare chi l'ha sparso.
Guardare certi morti è umiliante.
Non sono più faccenda altrui;
non ci si sente capitati sul posto per caso.
Si ha l'impressione che lo stesso destino
che ha messo a terra quei corpi,
tenga noialtri inchiodati a vederli,
a riempircene gli occhi,
Non è paura, non è la solita vita.
Ci si sente umiliati, perchè si capisce,
- tocca con gli occhi-
che al posto del morto potremmo esserci noi:
non ci sarebbe differenza,
e se viviamo dobbiamo al cadavere imbrattato.
Per questo ogni guerra è una guerra civile:
ogni caduto somiglia a chi resta e gliene chiede ragione.

Cesare Pavese