120º Commemorazioni 26 gennaio 2012  QUADRO n. 2
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Nikolajewka 26 gennaio 1943
Arbusowka 23 dicembre 1942

 
     
 

Nikolajewka e Arbusowka. La prima fu teatro di una battaglia divenuta simbolo del ripiegamento del Corpo d'Armata Alpino, e commemorata anno dopo anno. Nella seconda, assediata dai Sovietici, dal 22 al 24 dicembre 1942 si logorarono alcune delle nostre Divisioni di Fanteria, tanto che Arbusowka si meritò il triste soprannome di Valle della morte.

Il sito Centoventesimo.com ha scelto di ricordare entrambe le località, e gli eventi a esse legati, con una poesia e una breve prosa. Una piccola pausa di riflessione, una maniera per dire che il passato è sempre presente.

Nikolajewka
di Nelson Cenci

Nikolajewka

Un’alba che nell’anima del sole
aveva la speranza.
Per immensi pascoli di neve
sotto un cielo arato di morte
più volte sui tuoi dossi
si logorò l’audacia
a cercarvi la vita.
Solo al finire del giorno,
con disperato grido, epica
schiera di fantasmi
passò tra misto mormorio di
preghiera. Scende ora il
sole sull’alto del crinale
bagnando di luce i tuoi morti
e, in un vento di nuvole, fugge
il tuo solitario pianto
verso cieli lontani. Non più aspre terre
e profili di monti
nei loro occhi di vetro
ma lunghe file mute di uomini
su sentieri di ghiaccio.
La pista si è fatta di stelle
e cristalli di luna si spengono
su misere croci senza nomi.

Arbusowka
di Riccardo Richebuono

L'attendente accecato *

Cessate le bordate delle katiusce, vado alla ricerca del capitano Enrico Moresco, col quale ho condiviso tutte le vicende della ritirata, uno dei pochissimi di mia conoscenza, in quel confuso marasma di reparti estranei al mio.
Il terreno è ingombro di morti e di feriti. Alcuni di essi, forse i più gravi, si lamentano flebilmente, altri urlano... Di fronte a tanto strazio si rimane impietriti. Non ci sono possibilità di validi soccorsi. L’unica cosa che si può fare è il trasporto dei feriti in qualche isba al riparo, almeno, dal freddo.
Il cuore – sopraffatto da troppe emozioni – non esprime più sentimenti; è soltanto un piccolo muscolo involontario che presiede al più elementare degli istinti: quello della sopravvivenza.
Ma improvvisamente una visione raccapricciante mi fa trasalire.
È il volto di un fante o, meglio, quello che era stato un volto ed è ora un devastato ammasso di ferite e di sangue. Un cono di schegge di katiuscia l’ha colpito in pieno viso, senza risparmiarne un centimetro quadrato. Ha perduto gli occhi; il naso, la bocca, le guance in brandelli. Irriconoscibile.
Nel buio improvviso che gli è piombato addosso, brancola con passi incerti, le mani protese. E chiama, con voce implorante: “Signor tenente, signor tenente!”
Alcuni lo prendono sottobraccio e tentano di calmarlo. Ma è in preda a una grande eccitazione e continua a ripetere ossessivamente: “Signor tenente... voglio andare dal mio tenente.”
Quando si riesce a fargliene dire il nome, lo aiutiamo a cercarlo e a chiamarlo. Finalmente da un’isba una debole voce: “Sono io, sono qui...”
Disteso sul pavimento, la schiena appoggiata a una parete, troviamo l’ufficiale. È anche lui gravemente ferito. Con evidente sforzo chiama a sé il soldato che è il suo attendente.
Glielo accompagnano vicino. Il soldato accecato non può rendersi conto delle condizioni del suo tenente. Gli si rannicchia accanto e, come d’incanto, si calma e cessa di lamentarsi. Si direbbe pago, come un bambino che abbia ritrovato la madre. [...]
Né lui né il suo tenente potranno più lasciare quel tugurio, in cui li sorprenderanno i Russi, se non li avrà sorpresi prima la morte.

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* Giulio Bedeschi, a cura di – Fronte Russo: c’ero anch’io, vol. I - Testimonianza del tenente Riccardo Richebuono, 38° Reggimento Fanteria – Divisione Ravenna

 
     
     
 
RICORRENZE
 
 

Nikolajewka 26 gennaio 1943
Arbusowka 25 dicembre 1942

a cura di Centoventesimo

 
     
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