CONFERENZA
CONIUGARE STORIA E GEOGRAFIA:
Un sistema informativo geografico sulle operazioni dell'esercito italiano durante la campagna di Russia (19411943)


Presentazione a cura di Paolo Plini, estratta da:
Le truppe alpine. Storia del gruppo alpini
"Tarcisio Martina" di S. Stino di Livenza (Venezia)


Biografia dell'autore
Paolo Plini è nato a Roma nel 1960. Laureato in Scienze Naturali, dal 1994 è ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche; attualmente lavora presso l’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico. Nel 1986, dopo aver frequentato il 120° corso AUC presso la Scuola Militare Commissariato e Amministrazione di Maddaloni (CE), ha prestato servizio come ufficiale di complemento presso l’Ufficio Logistico dello Stato Maggiore del Comando Brigata Alpina Julia in Udine, ed è stato promosso Tenente nel 1989.

Vedi anche
Biografia su EKOLab


 
La presentazione del progetto
Paolo PLINI, Valentina DE SANTIS, Rosamaria SALVATORI, Sabina DI FRANCO (Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto sull’Inquinamento Atmosferico EKOLab - En-vironmental Knowledge Organisation Laboratory)
 

La storia

Sono ormai passati 69 anni da quando, nel luglio del 1941, le prime tradotte iniziarono le procedure di trasporto delle truppe italiane con destinazione Rus-sia. Due anni dopo, una volta conclusa quella che sarebbe rimasta famosa con il nome di Campagna di Russia, i resti dell’Esercito Italiano vennero rimpatriati.

L’Italia partecipò alla spedizione sul fronte orientale inviando dapprima il Corpo di Spedizione Italiano in Russia (CSIR, da luglio 1941 a giugno 1942) e successivamente l’Armata Italiana in Russia (ARMIR, da luglio 1942 a maggio 1943), composta dai Corpi d’Armata II (318° Rgt. tedesco, Divisioni Cosseria, Ravenna e Rgpt. CC.NN. “23 Marzo”), XXIX (Divisio-ni Torino, Celere e Sforzesca), XXXV (ex CSIR - Divisioni 298ª tedesca, Pa-subio, Rgpt. CC.NN. “3 gennaio”) e dal Corpo d’Armata Alpino, costituito dalle Divisioni Tridentina (II), Julia (III) e Cuneense (IV).

Il Corpo d’Armata (C.A.) Alpino venne inviato in Russia nel mese di luglio 1942. Inizialmente destinato al Caucaso, dopo un primo impie-go di alcune unità durante la Prima Battaglia Difensiva del Don, venne dirottato verso le sue posizioni definitive dove venne inserito in linea, schierandosi tra la 2ª Armata ungherese a nord e il II Corpo d’Armata italiano a sud-est, lungo il fiume Don tra le località di Babka e Novaja Kalitva.

Sempre lungo il corso del Don, le Divisioni di Fanteria vennero schierate tra Novaja Kalitva e Vešenskaja dove si congiungevano con i reparti dell’eserci-to rumeno. Al Corpo d’Armata Alpino vennero successivamente assegnati anche la Divisione di Fanteria Vicenza e il Battaglione alpini sciatori Monte Cervino, inizialmente alle dirette dipendenze dell’8ª Armata.

Il 19 novembre 1942 l’esercito russo dette inizio all’Operazione “Urano” () che provocò lo sfondamento del fronte del Don tenu-to dalle truppe rumene, alla destra dell’8ª Armata italiana, e che coinvolse anche le truppe del XXXV Corpo d’Armata italiano schierate sul tratto di fronte adiacente, rimasto sguarnito sul fianco.

Il 14 dicembre 1942 ebbe inizio l’Operazione “Piccolo Saturno” () contro la linea tenuta dal II Corpo d’Armata. A seguito di tale offensiva i reparti di fanteria del II e XXXV Corpo d’Armata inizia-rono la loro ritirata verso sud dividendosi in due blocchi. Il primo si diresse verso Luhans’k, dividendosi in due gruppi di cui il primo, costituito dalle Divisioni Cosseria e Ravenna attraversò Kantemirovka, Markovka, Belovod-sk, mentre il secondo, costituito dalla Divisione Torino e dall’80° Rgt. della Divisione Pasubio toccò le località di Tihaja-Žuravka, Arbuzovka, ertkovo, Belovodsk. Il secondo blocco, denominato “blocco sud” costituito dalle Divisioni Sforzesca, dal 79° Rgt. della Divisione Pasubio e da 3° e 6° Rgt. Bersaglieri si diresse verso Forštadt-Belaja Kalitva.

Il 13 gennaio 1943 iniziò l’Operazione offensiva Ostrogožsk-Rossoš’ (, dal nome delle due località agli estremi della manovra di accerchiamento), conclusasi il 27 gennaio, a seguito della quale si verificò lo sfondamento di parti del fronte. Per tentare di evitare l’accerchiamento, a partire dal 17 gennaio il Corpo d’Armata Alpino iniziò il ripiegamento verso occidente.Ebbe così inizio quella che gli Alpini ricordano come la “Ritirata di Russia”, un ripiegamento verso occidente durato oltre due mesi durante i quali ven-nero sostenuti numerosi combattimenti e vennero percorsi oltre 300 km. Le condizioni climatiche estreme con punte minime di temperatura prossime ai -45 °C, la presenza di truppe regolari e di partigiani russi, l’inadeguatezza di equipaggiamenti e materiali e la difficoltà nelle comunicazioni furono tra le cause che portarono i reparti alpini a percorrere itinerari diversi e a volte nella direzione errata. Proprio a causa di tali errori le Divisioni Julia e Cuneense, decimate dopo la battaglia di Novopostojalovka, cessarono di esistere come unità organiche presso le località di Mandrovo, Roždestvenoe Valujki. Alcuni superstiti riuscirono ad aggregarsi

Alcuni superstiti riuscirono ad aggregarsi alla Tridentina, mentre i prigionieri vennero avviati verso i campi di prigionia. Il 26 gennaio 1943 la Tridentina riuscì a uscire dalla “sacca” (area di territorio in cui vengono a trovarsi truppe completamente accerchiate da forze nemiche) dopo la bat-taglia di Nikolaevka-Livenka.

Lo CSIR su una forza di 62.000 uomini ebbe oltre 15.000 perdite mentre l’ARMIR composta da 225.000 uomini ebbe 95.000 perdite tra caduti e prigionieri. Di questi ultimi, catturati dai russi e internati nei campi di pri-gionia, circa 10.000 furono rimpatriati in Italia nel periodo compreso tra il 1945 e il 1954. Il Corpo d’Armata Alpino inizialmente costituito da circa 57.000 uomini, ebbe tra caduti e dispersi oltre 43.000 perdite. I superstiti, dopo aver raggiunto Gomel’ distante circa 800 km da Nikolae-vka-Livenka, furono rimpatriati in treno.

 

Le fonti

Già negli anni immediatamente successivi al 1943 si assiste alla comparsa di numerosi libri relativi alla Campagna di Russia. Si tratta di testi estremamen-te eterogenei:

  • memorie storiche di single unità;
  • resoconti redatti dai comandanti delle unità;
  • resoconti ufficiali a cura dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito;
  • romanzi storici;
  • diari personali di soldati scritti a volte subito dopo, a volte a distanza di anni dagli eventi;
  • raccolte antologiche di testimonianze di reduci.

Ad oggi si contano oltre 200 pubblicazioni, molte di queste sono ormai pressoché introvabili trattandosi di edizioni fuori commercio, di volumi non più ristampati o prodotti in tirature limitate.Per questo lavoro ne sono stati consultati circa 170. Pur essendo molto di-versi tra loro dal punto di vista dello stile, presentano alcuni elementi comu-ni. Tra questi, due in particolare hanno importanza: la presenza di cartine e fotografie e la citazione di un numero elevato di località che furono sede di eventi particolari.

La ricerca in rete ha consentito di reperire molto materiale, specialmente di fonte russa. La ricostruzione degli organigrammi e degli schieramenti delle truppe alpine è stata possibile anche grazie al materiale conservato presso l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. La lista e i dati relativi ai cimiteri di guerra e alle fosse comuni è stata messa a disposizione dal Com-missariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra. Un contributo pre-zioso e insostituibile è stato dato da Carlo Vicentini, Sottotenente del Btg. Monte Cervino in Russia, che ringraziamo di cuore, il cui archivio e soprat-tutto la cui memoria hanno rappresentato un vera miniera di informazioni.

L’insieme delle informazioni raccolte si presentavano come estremamente eterogenee per quanto riguarda la grafia dei nomi delle località e per la tipo-logia e il formato del materiale cartografico.

I dati sono stati raccolti e normalizzati, al fine di convertire quanto riportato nei testi in informazioni compatibili con una gestione di tipo tabulare, ed infine archiviati in un geodatabase. Il geodatabase è un normale database nel quale però ad ogni località interessata da eventi “storicamente” rilevanti sono state attribuite univoche coordinate geografiche.Ad ognuno degli elementi del database corrispondono attributi quali: la fon-te delle informazioni (libri, siti web, ecc.), le date degli eventi (giorno, mese ed anno), l’unità militare coinvolta nelle operazioni (divisione, reggimento, battaglione, compagnia) ed ogni altro dettaglio ritenuto interessante.

Per ciò che concerne i nomi delle località è stato inizialmente effettuato un lavoro di archiviazione dei dati così come si presentavano nei testi analizzati. I nomi geografici si presentavano infatti nella trascrizione tedesca o italiana, con grafie diverse, a volte anche errate; in altri casi il nome attuale della lo-calità non corrispondeva al nome citato dalle fonti. Quando possibile è stato identificato il nome della località in cirillico. A partire dal nome cirillico è sta-ta successivamente effettuata la traslitterazione (romanizzazione) secondo le regole ricavate dal Working Group on Romanization Systems dell’United Nations Group of Experts on Geographical Names (UNGEGN).Questa parte del lavoro ha portato come risultato alla identificazione di 734 località relative a schieramenti, combattimenti, ritirata, cimiteri di guerra, campi di prigionia.

La ricerca

Questa ricerca è nata da una considerazione preliminare: “Quante persone sono a conoscenza della esatta ubicazione delle località citate nei testi che trattano della Campagna di Russia?”.

La ricostruzione dinamica degli eventi svoltisi durante la Campagna di Rus-sia, condotta mediante l’analisi e lo studio di documentazione e cartografia, propone una chiave di lettura che si integra con quanto riportato nei testi storici e nelle testimonianze scritte dei protagonisti-testimoni di tali eventi.Il lavoro, iniziato nel 2006 ed tuttora in corso, nasce come progetto di ricerca di una unità operativa del CNR con l’intento di utilizzare i metodi informatici più moderni ed attuali per dare maggiore fruibilità e leggibilità ai dati storici.Per raggiungere tale obiettivo ci si è avvalsi della capacità ed abilità gestiona-le di rappresentazione spaziale consentita dai Sistemi Informativi Geografici (GIS) che hanno il loro punto di forza nella possibilità di interagire in modo semplice con una quantità anche notevole di dati, precedentemente raccolti e debitamente archiviati in un database, nonché di consentire la “stratifica-zione” di livelli informativi (layers) che permettano di ricostruire gli avve-nimenti storici in oggetto. Una volta ottenuto il risultato voluto si è passati allo sviluppo di una interfaccia per la consultazione dei risultati su internet tramite un webGIS.

La prima esigenza che si è prospettata è stata quella di creare una base car-tografica su cui poter poi procedere alla identificazione delle località e alla creazione dei livelli vettoriali relativi alle caratteristiche del territorio e alle informazioni di storico-geografiche.Le immagini utilizzate sono di due tipi:

  • immagini satellitari
  • cartografia

Le 5 immagini satellitari utilizzate sono state riprese fra il 1984 e il 1987 dal satellite Landsat 5 TM e sono relative ad un’area compresa fra Russia ed Ucrai-na. Ogni immagine copre una estensione di circa 170x170 km. Queste imma-gini rappresentano un compromesso tra la necessità di disporre di una buona risoluzione spaziale (ogni punto rappresenta un quadrato di 30x30 m) e la disponibilità di immagini il più possibile vicine temporalmente agli eventi da rappresentare. Dopo aver attribuito le coordinate geografiche alle immagini (georeferenziazione) e averle riunite in un mosaico per ottenere un’unica base raster, le immagini sono state elaborate con falsi colori in modo da enfatizzare le caratteristiche territoriali con particolare attenzione al reticolo idrografico, viario e ferroviario, nonché alla distribuzione dei centri abitati, anche di piccole dimensioni. In una seconda fase del lavoro le stesse immagini sono state elabo-rate utilizzando una differente combinazione di bande per poter evidenziare le differenze della natura geologica del territorio lungo il corso del fiume Don.

Per la componente cartografica sono state utilizzate due tipi di materiale. Pri-ma sono state trasformate in immagini, tramite scansione, tutte le carte stori-che acquisite nel corso della ricerca bibliografica. Questo materiale è stato so-vrapposto alle immagini satellitari ed è iniziata la fase di vettorializzazione di tutti i centri abitati e le località citati nei testi o di qualche interesse, come, ad esempio, il “quadrivio di Selenyj Jar” o “quota Cividale”. A questo scopo si è rivelata particolarmente utile la cartografia ufficiale custodita presso l’Ufficio Storico dello S.M.E., che è stato possibile integrare nel sistema così da poter porre in evidenza ulteriori aspetti di carattere logistico e tattico-strategico.Con lo stesso criterio si è proceduto alla creazione di livelli vettoriali relativi a idrografia, rete stradale e ferroviaria.

Assai di frequente le carte storiche e i disegni utilizzati presentavano il pro-blema di una limitata presenza di riferimenti geografici, di scale geografiche e proiezioni di riferimento. Tutto ciò rendeva il materiale difficilmente uti-lizzabile in quanto geograficamente poco significativo.Si è cercato di ovviare a questo problema effettuando una analisi incrociata del-le immagini telerilevate e della cartografia. La procedura di georeferenziazione della cartografia raccolta ha costituito una parte rilevante del lavoro, necessaria ed indispensabile per poterne consentire la sovrapposizione sulle immagini te-lerilevate, nonché la sovrapposizione o la mosaicatura tra le diverse carte lad-dove si presentassero aree comuni. Il risultato ha fatto si che sia stato possibile attribuire univoche coordinate geografiche ai punti illustrati su tali carte.

Una volta completata tale procedura si è passati all’utilizzo della cartografia di fonte sovietica (rilievi degli anni ’80). Sono state impiegate 265 carte a scale variabili da 1:100.000 fino a 1:1.000.000.Poiché le carte sovietiche garantivano una copertura totale del territorio considerato, sono state utilizzate, oltre che come base cartografica di riferi-mento, per l’identificazione delle località citate nei testi ma non rappresen-tate nella cartografia storica.

Risultati

Nel suo complesso, l’area interessata dal lavoro interessa un territorio oc-cupato oggi da 16 stati (Italia, Austria, Germania, Polonia, Lituania, Letto-nia, Bielorussia, Romania, Moldovia, Ucraina, Georgia, Russia, Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kyrgyzistan) ed ha una copertura geografica pari a 102° di longitudine (circa 7.700 km) e 28° di latitudine (circa 3.100 km).

Nella fase di progettazione del sistema si sono ipotizzate alcune possibili domande formulate da un utente:

  • dov’è il campo 77 di Nova Tavdà?
  • dov’è il cimitero militare di Soufos-Worosciloff?
  • dove era dislocato il Btg. L’Aquila il 15/01/1943?
  • quali spostamenti ha effettuato la Div. Ravenna tra la terza e la quarta settimana di Dicembre 1942?
  • quali località sono state attraversate il 23 e 24 gennaio 1943 e da quale unità?
  • quali unità sono state coinvolte il 20 gennaio 1943 nella battaglia di Novopostojalovka?

Trattandosi di una ricerca di tipo interdisciplinare che ha richiesto il tratta-mento di dati eterogenei sia temporalmente che spazialmente, la metodolo-gia adottata si è rivelata più che idonea permettendo la generazione di sce-nari statici e dinamici utili per un nuovo tipo di lettura degli eventi storici.La procedura di georeferenziazione del materiale ha reso possibile un utilizzo dinamico delle informazioni in esso contenuto, consentendo di attribuire a loca-lità o elementi territoriali non individuabili sulla cartografia moderna o tramite ricerche su web, le coordinate geografiche necessarie per la loro proiezione sulle immagini telerilevate con risultati interessanti (ad esempio, sulle immagini satel-litari il “quadrivio di Selenyj Jar” corrisponde attualmente ad un trivio).

Una volta conclusa l’acquisizione dei dati, sono stati generati tutti i livelli vet-toriali. A partire dal geodatabase sono stati generati i punti corrispondenti alla posizione di tutte le località mentre, a partire dalla cartografia storica e tramite digitalizzazione a video, sono stati generati livelli vettoriali in formato shape (punti, linee e poligoni) in grado di mantenere tutte le informazioni geome-triche della cartografia unitamente alle informazioni di tipo descrittivo, cioè gli attributi, associate agli oggetti. Ad oggi le località identificate sono circa 700. Di queste 149 corrispondono a cimiteri e/o fosse comuni, 259 a campi di prigio-nia e 13 a località dove erano presenti sia cimiteri che campi di prigionia.

Uno dei risultati più interessanti di questo lavoro è la identificazione di loca-lità la cui posizione non era nota nelle fonti utilizzate. È il caso dei campi di prigionia di Balandino (n° 188), Donbas (n° 280), Kociet (n° 2985), Nova-tavdà (n° 77), Pieremsliu (n° 275), Pizalij (n° 3947), Providanka, Sciagolsk (n° 68), Solotovka (n° 1888, 3082) dei quali nel documento Onorcaduti-UNIRR manca l’esatta ubicazione. Naturalmente quando si parla di loca-lizzazione si intende la collocazione dei siti su una carta in scala 1:100.000 non essendo possibile scendere a maggiori livelli di dettaglio. È interessante notare come esista una elevata correlazione tra la posizione dei campi di prigionia e la rete ferroviaria che venne largamente utilizzata per il trasporto dei prigionieri.

Una volta conclusa la fase di generazione dei livelli vettoriali, il sistema è stato in grado di generare una serie di visualizzazioni relative a:

  • schieramenti dei vari reparti e dislocazione dei relativi comandi, nel periodo compreso fra agosto 1942 e gennaio 1943, prima dell’inizio della ritirata;
  • parti della linea del fronte;
  • le principali vie di comunicazione tra cui l’ArméeStrae, collegamento da Voronež a Rossoš’ e da Rossoš’ verso Starobelsk e Kantemirovka;
  • le località dove furono sostenuti i principali combattimenti;
  • gli itinerari percorsi dalle diverse unità nel corso delle operazioni militari e di ritirata;
  • localizzazione dei siti di sepoltura e dei campi di prigionia.

L’analisi delle carte tematiche, e in particolare di quelle relative alla realiz-zazione di difese controcarro e alla posizione dei capisaldi, nonché i precisi riferimenti reperiti nei testi consultati in merito alla costruzione e difesa di questi ultimi, hanno evidenziato come esistesse una stretta relazione tra la morfologia del territorio e gli eventi svoltisi nella stessa area.

In particolare lungo il corso del fiume Don, l’evoluzione degli eventi nei mesi di dicembre 1942 e gennaio 1943 che coinvolsero le unità di Fanteria e del Corpo d’Armata Alpino può essere ricondotta alle caratteristiche del terreno di operazioni.Nella zona occupata dal Corpo d’Armata Alpino, la struttura geologica fa si che si verifichi una sensibile differenza di quota tra le due sponde. Dal livello del fiume a circa 70 m s.l.m., sulla riva sinistra del fiume, le quote aumentano con l’aumento della distanza dal corso d’acqua fino a raggiungere un massimo di circa 130 m a circa 6 km di distanza. Sulla riva destra, invece, già a qualche decina di metri dal Don le quote salgono fino a raggiungere i 180 m circa.

Il Magg. Carmelo Catanoso, Comandante del Btg. Alp. Pieve di Teco della Div. Cuneense, assieme al Ten.Col. Agostino Uberti, Capo di Stato Mag-giore della 156ª Div. F. Vicenza scrivono a proposito dell’ambiente russo “Si tratta di un disordinato ammasso di modeste colline, parte meridionale del Rialto Centrale Russo, non più alte di 150-200 m sul livello del bacino idrico sottostante che, come sempre nella Sarmazia, calano quasi a picco nel-la sponda destra (ovest) dei fiumi che lo percorrono genericamente da nord a sud. Per contro, la sponda orientale dei corsi d’acqua è bassa e si innalza dolcemente vero oriente.”.

Il Capo Ufficio Operazioni del Corpo d’Armata Alpino, Ten. Col. Mario Odasso scrive:“La linea di resistenza correva sul ciglio della sponda destra del fiume a scarpate ripide, spesso a strapiombo, dominanti la sponda sinistra. Solo in corrispondenza dello sbocco sul fiume di piccoli avvallamenti le scarpate erano rotte da pianeggianti, facili accessi al tavolato che si stendeva sul ro-vescio della linea. … Terreno pianeggiante, con lievi ondulazioni a forme dolci culminanti in quote non superiori ai centocinquanta metri rispetto al piano idrico locale. Di natura calcarea sedimentale con strati gessosi, abbondanti detriti ricchi di humus; fertilissimo. Particolari importanti: l’impermeabilità e la vischiosità dello strato superficiale per cui, se bagna-to, è faticoso il transito, sfibrante per uomini a piedi, difficilissimo per veicoli e autoveicoli.”.

Luigi Grossi, del Btg. Val Chiese, a proposito delle condizioni di sicurezza riporta che “Sulla sinistra c’è il caposaldo Bezzecca del quale fa parte l’osser-vatorio M. Cervino, che si spinge con le sue propaggini sulla confluenza tra il Don e il piccolo Don. … Dopo una grossa balka [valle, NdA] tortuosa, ci sono delle postazioni isolate, che verranno sistemate, collegate e che formeranno il caposaldo Nozza”. “… bisogna anche ricavare una o due nuove postazioni … perché con quella brutta balka che taglia in due il fronte, arrischiamo di tro-varci i Russi dietro le spalle.”.

 

Possibili sviluppi e problematiche da affrontare

Dal punto di vista del geodatabase, il sistema potrà in futuro essere arricchi-to da ulteriori informazioni sia di tipo storico che geografico reperite sia da altre fonti cartacee che da internet.Si auspica di poter acquisire immagini satellitari scattate nel periodo inverna-le per poter visualizzare i dati rispettando lo scenario climatico nel quale si svolsero parte degli eventi. Uno degli aspetti da risolvere è legato alla etero-geneità della scala geografica da utilizzare per descrivere gli eventi. Se infatti da un lato i livelli informativi associati ad esempio alla ritirata e ai campi di prigionia richiedono scale superiori a 1:500.000, nel caso di singoli combat-timenti (Selenyj Jar, quota Cividale) per poter correttamente digitalizzare e poi rappresentare quanto avvenuto sarebbe necessario scendere a scale sensibilmente inferiori a 1:100.000 ed è difficile pensare di poter reperire cartografia e immagini satellitari così dettagliate.

 

Il webGIS

Dopo circa un anno di elaborazione, si è potuto considerare il GIS come un sistema stabile e utilizzabile seppure in costante aggiornamento. Di conse-guenza alla fine del 2007 si è iniziata la fase di sviluppo dell’infrastruttura per la visualizzazione dei dati su internet.
Si è deciso di procedere in due diverse direzioni.

La prima di tipo statico, tramite immagini precedentemente elaborate. In questo caso le immagini sono state generate da schermate video con la vi-sualizzazione di eventi ritenuti rilevanti. In questo caso l’utente può solo consultare il materiale senza però avere la possibilità di personalizzare la ricerca (http://www.plini-alpini.net/GISrussia.htm).

2. La seconda, di tipo dinamico, tramite la creazione di un webGIS. In questo caso è stata sviluppata un’interfaccia dedicata mediante la quale è l’utente a decidere quali elementi visualizzare (WebGis Russia). Per ogni singolo livello informativo è stato necessa-rio programmare i parametri per una corretta visualizzazione.

L’utente ha a disposizione degli strumenti per la navigazione; è inoltre pos-sibile ingrandire o ridurre la visualizzazione, impostare la trasparenza e di disporre il livello selezionato al centro della finestra di visualizzazione, ef-fettuare la ricerca su alcuni livelli vettoriali. A seconda del livello selezionato si aprirà una seconda finestra dove sarà possibile digitare tutto o parte del nome desiderato. Il sistema effettuerà automaticamente uno zoom inclusivo delle località identificate.

Il materiale messo a disposizione è di due tipi:

  • Dati vettoriali [località, idrografia, ferrovie, strade, ArméeStraße, disloca-zione dei comandi, schieramenti delle unità, dislocazione del Btg. Monte Cervino (data la peculiarità di impiego del battaglione si è scelto di creare un livello vettoriale dedicato), linea del fronte (fronte CSIR, fronte AR-MIR, arretramento del fronte), accerchiamento Russi, ritirata, campi di prigionia e cimiteri] divisi in:
    • punti: identificano località, siti di interesse, dislocazione dei comandi, cimiteri militari e fosse comuni, campi di prigionia;
    • linee: identificano idrografia, ferrovie, strade, percorsi di avan-zata e ritirata, linea del fronte;
    • poligoni: identificano gli schieramenti delle unità.
  • Immagini e cartografia: appartengono a questa categoria due immagini da satellite, 63 carte sovietiche in scala 1:1.000.000 e una carta 1:100.000 tedesca relativa all’area di schieramento lungo il Don delle truppe alpine.

La visualizzazione dei dati avviene fondamentalmente a due livelli di scala diversi:

  • la prima corrisponde all’intervallo di scala da 1:35.000.000 a 1:2.500.000 circa. A questa scala è possibile visualizzare un quadro d’insieme dell’area e la distribuzione delle località e, per esempio, la rete ferroviaria;
  • la seconda corrisponde all’intervallo tra 1:1.000.000 e 1:300.000 circa. A questa scala è possibile utilizzare i 63 fogli della cartografia sovietica.

Le visualizzazioni vengono generate in tempo reale.

 

Conclusioni

Gli obiettivi che ci si erano posti, possono essere considerati raggiunti; il sistema costituisce uno dei primi tentativi di rappresentare eventi storici svoltisi su vasta scala, tramite tecnologie solitamente utilizzate per scopi di pianificazione territoriale.Siamo convinti che questo approccio, se si vuole freddo e tecnologico, si sia integrato con la memorialistica tradizionale fornendo uno strumento per rileggere la Campagna di Russia sotto una diversa luce.Il lavoro è stato presentato a convegni in Italia e all’estero e i riscontri da parte delle istituzioni, di enti di ricerca e di autorità militari sono stati più che positivi.Anche i riscontri da parte di reduci e di familiari di caduti e dispersi dimo-strano l’utilità di uno strumento unico che consenta di ottenere le informa-zioni necessarie per tentare di colmare lacune nella conoscenza degli eventi e di quanto accadde a coloro che non tornarono.È per noi motivo di soddisfazione l’essere consapevoli di aver contribuito, anche se in minima parte, a mantenere vivo il ricordo dei protagonisti, spes-so sconosciuti e dimenticati, di una guerra lontana sia nello spazio che nel tempo.

     
  Riferimenti bibliografici  
     
     
 
GLOSSARIO
 
 

Fonti: Glossario dei termini (Provincia di Roma) e Wikipedia)

digitalizzazione:
processo di acquisizione manuale di informazioni grafiche (carte, documenti, ecc.) in formato vettoriale.

geodatabase:
database progettato per archiviare, interrogare e manipolare informazioni geografiche e dati spaziali.

georeferenziazione:
procedura software che consiste nel posizionare, me-diante punti a coordinate note (punti di controllo), dati vettoriali o un’im-magine raster nella rispettiva zona del territorio reale, secondo un determi-nato sistema di riferimento.

GIS:
l’insieme di componenti hardware, software, umane ed intellettive per acquisire, processare, analizzare, immagazzinare e restituire in forma grafica ed alfanumerica dati riferiti ad un territorio.

layer (strato informativo):
Unità base della gestione dei dati: definisce attri-buti posizionali e tematici per gli elementi di mappa di una data area. Detto anche strato geografico, è l’insieme degli elementi omogenei che compon-gono una mappa, come per esempio strade, corsi d’acqua, costruzioni, ecc.

mosaicatura:
insieme di operazioni che consente di unire tra loro più map-pe in formato digitale per realizzare una continuità territoriale.

pixel:
(contrazione di picture element) Componente elementare di un’im-magine raster caratterizzato da un valore associato.

immagine raster:
grafico formato da un insieme di piccole aree uguali (pixel), ordinate secondo linee e colonne, tali da costituire una matrice. I valori associati ad ogni cella possono esprimere sia informazioni di tipo grafico (colore, tono di grigio, ecc.), sia di tipo descrittivo (temperatura, pendenza, ecc.). Le immagini fotografiche digitalizzate sono un esempio di immagini raster.

risoluzione:
parametro di qualità locale di una cartografia e corrisponde alle dimensioni del più piccolo particolare rappresentato nella cartografia vettoriale e alla lunghezza del lato della cella (pixel) nel formato raster.

vector:
sistema di archiviazione di dati grafici secondo il quale gli oggetti vengono memorizzati in base alle coordinate cartesiane dei punti e linee che li compongono.

webGIS:
sono detti webGIS i sistemi informativi geografici (GIS) pubbli-cati su web. Un webGIS è quindi l’estensione al web degli applicativi nati e sviluppati per gestire la cartografia numerica. Un progetto webGIS si di-stingue da un progetto GIS per le specifiche finalità di comunicazione e di condivisione delle informazioni con altri utenti.