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PS. Questo testo è stato prelevato dal seguente sito www.angetforli.com
È
in preparazione un testo per questa sezione che speriamo sia pronto nel
più breve tempo possibile.
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luglio 1941 febbraio 1943
Il
22 giugno 1941 Hitler fece iniziare l'invasione della Russia. Fin dal
30 maggio Mussolini aveva detto al generale Cavallero che occorreva preparare
un corpo d'armata da inviare in Russia, perché « non si poteva
rimanere estraneo a una lotta contro il comunismo ». Lo Stato Maggiore
dell'esercito era contrario dovette eseguire gli ordini impartiti dal
Comando supremo il 18 giugno per sostituzione del Corpo di Spedizione
Italiano in Russia (CSIR). Il 15 giugno addetto militare a Berlino, generale
Marras, fu incaricato di offrire a Hitler la partecipazione del corpo
d'armata italiano e Hitler rispose che si provvedesse tosto a inviare
forze in Africa settentrionale. Nonostante la risposta sostanzialmente,
negativa, Mussolini volle che il CSIR partisse, benché da una lettera
del 30 giugno fosse già possibile arguire che le illusioni di una
guerra erano cadute. Scaricato in territorio ungherese dai convogli ferroviari
fra il 12 luglio e il 5 agosto, il CSIR dovette raggiungere la zona di
radunata oltre i Carpazi, lontana 250 280 km, per una sola strada. Già
qui si rivelò la grave deficienza di trasporto, poiché una
sola delle divisioni poteva essere autotrasportata, il CSIR non era ancora
radunato che il comando dell'll^ armata tedesca ne richiedeva l'impiego,
e la divisione Pasubio e il 30° raggruppamento di artiglieria d'armata
raggiunsero nei primi giorni di agosto , sul Dnjestr, impegnandosi nei
giorni successivi nelle operazioni fra Dnjestr e Bug (battaglia dei due
fiumi).
Frattanto la divisione Celere superava in 7 giorni una distanza di 170
km e divisione Torino avanzava a piedi. Il CSIR si riunì sul Dnjepr
nella prima quindicina di settembre, alle dipendenze gruppo corazzato
von Kleist, e partecipò alla manovra di Petrokowka (28 30 settembre)
conseguendo un brillante successo e catturando circa 10.000 prigionieri.
partecipò quindi alle operazioni per la conquista del bacino del
Donez (13 29 otre) svoltesi su una profondità di 200 km. L'l 2
novembre le divisioni Pasubio e .Celere conquistarono Gorlowka e Rikowo,
fiancheggiate dalla divisione Torino, che aveva percorso a piedi oltre
700 km. Dal 6 al 12 novembre le divisioni Pasubio e Celere furono duramente
impegnate in una controffensiva russa nella zona di Nikitowka e la divisione
Torino fu impegnata il 19 novembre nel combattimento di Ubeschischtsche.
AlIa fine di novembre il CSIR era schierato con le 3 divisioni in prima
schiera oltre 50 km di fronte; dal 7 al 14 dicembre partecipò alle
operazioni note ne battaglia di Chazapetowka. I Russi mossero alla controffensiva
e fu combattuta la battaglia di Natale, che impegnò in modo particolare
la divisione Celere. Il 3° bersaglieri e la 63^ legione «Tagliamento
» si batterono con strenuo valore e contrattacchi, ai quali parteciparono
anche truppe germaniche, consentirono di conservare le posizioni precedentemente
occupate, anche se temporaneamente perse. Dal 28 al 30 dicembre furono
conquistate posizioni antistanti a quelle della Divisione Celere. Dal
18 al 25 gennaio la 63^ legione e poi il 3° bersaglieri, che presiedevano
la località di Voroschilowa, furono impegnati in duri combattimenti
per respingere attacchi russi. Il 2 gennaio i Russi, sfondato il fronte
della 17^ armata germanica, avanzarono formando il saliente d'Izyuin,
profondo circa 100 km. i tedeschi chiesero il concorso del CSIR che mise
a loro disposizione un « gruppo tipico di formazione » (1°
gruppo appiedato dei lancieri di Novara, gruppo carri S. Giorgio appiedato,
battaglioni Genio Pontieri (I° IX) che sostenne dal 16 febbraio, per
tre giorni, un duro combattimento. Durante il mese di febbraio giunsero
dall'Italia il 6° reggimento bersaglieri, battaglione alpini Monte
Cervino, il 120° reggimento d'artiglieria motorizzato. In seguito
a questi arrivi, la formazione del CSIR fu rimaneggiata e la divisione
mutò fisionomia. Alla fine di febbraio fu costituito un altro «
gruppo di formazione » (1° gruppo lancieri di Novara appiedato,
gruppo San Giorgio appiedato) che a metà aprile si trasformò
in « raggruppamento tattico di formazione » avendo il battaglione
alpini Monte Cervino, 1^ compagnia bersaglieri motociclisti appiedata,
la V^ compagnia del LII battaglione mortai, la compagnia lanciafiamme.
Cedette pure una batteria da 75/27
della divisione Pasubio e 2 battaglioni tedeschi, e sostenne il 18 maggio
un combattimento a Klinowyi. Nel maggio furono costituiti temporaneamente
2 « gruppi tattici » per concorrere alle operazioni dei Tedeschi
per la rescissione della sacca di lzyum. Nel frattempo, sul fronte del
CSIR i Russi avevano eseguito attacchi locali il 27 febbraio, l'11 marzo,
il 22 marzo. Il 3 giugno il CSIR passò alle dipendenze della 17'armata
germanica, rimando sulle posizioni occupate. Il 27 giugno il VI° battaglione
del 6° bersaglieri attaccato, ma respinse l'attacco brillantemente.
Dal 9 luglio il SCIR passò agli ordini del comando dell'8°
armata italiana. Fin dall'estate del 1941 Mussolini avrebbe voluto inviare
altre divisioni in Russia, dicendo di volersi « sdebitare verso
l'alleato ». Gli bruciava la ferita inferta al suo orgoglio dall'intervento
tedesco in Africa settentrionale. Poiché lo Stato Maggiore era
contrario, incaricò Ciano di offrire a HitIer un nuovo concorso
di truppe italiane, concorso che poi Hitler sollecitò con una lettera
del gennaio 1942. Lo Stato Maggiore propose addirittura di far rientrare
in Italia parte del CSIR e specialmente la cavalleria, ma non ebbe soddisfazione
e Mussolini,ordinò che fosse approntata un'armata di 2 corpi d'Armata.
Nemmeno l'intervento del generale Messe, il quale gli espose le difficoltà
incontrate per gli insufficienti mezzi di trasporto, l'armamento non adatto,
la mancanza di mezzi corazzati, valse fargli mutare parere. Il generale
Cavallero non sostenne né Messe né il generale Ambrosio
che, quale capo di Stato Maggiore dell'esercito, si dichiarava contrario
l'invio d'altre truppe in Russia e perciò condivise con Mussolini
la responsabilità per il grave errore compiuto, inviando in Russia
l'8^ armata con i corpi, armata Il e alpino e un complesso di 5 divisioni
che potevano muovere soltanto piedi. Il 9 luglio 1942 il comando dell'8'armata
(generale Italo Gariboldi) assunse il comando delle truppe italiane in
Russia e la denominazione di « Armata italiana in Russia »
(ARMIR), disponendo, per il momento, del CSIR, diventato XXXV corpo d'armata
e, nella seconda metà del mese di luglio, anche del Il corpo d'armata
giunto nella zona di Stalino.
Era in preparazione l'offensiva alla quale doveva partecipare il XXXV
corpo, a cui furono dati in rinforzo la divisione Sforzesca del Il corpo,
il battaglione Monte Cervino e gruppi dell'artiglieria d'armata. Le operazioni
per la conquista del bacino minerario di Krasnij Lutsch si svolsero dal
1 al 14 luglio e vi ebbe parte di primo piano la divisione Celere. Il
17 luglio ebbe inizio il trasferimento in Russia del corpo d'armata alpino;
partì per prima la divisione Tridentina e seguirono la Cuneense
dal 27 luglio e la Julia dall'8 agosto. Era concordato che il corpo d'armata
alpino sarebbe stato impiegato nel Caucaso e la divisione Tridentina iniziò
il 10 agosto la marcia dalla zona di radunata verso il Caucaso, ma il
14 agosto ricevette ordine di arrestarsi e poi di mutare direzione. Il
Comando supremo germanico aveva deciso di impiegare il corpo alpino lungo
il fiume Don, dove stavano già schierandosi i corpi d'armata Il
e XXXV. Grandi unità che per organiche, disponibilità d'armi
e mezzi, addestramento, avevano spiccata attitudine a combattere in montagna
furono così impiegate in pianura, raggiungendo il settore loro
assegnato dopo una marcia di 300 km. Fra il 9 e il 10 agosto le divisioni
Torino e Ravenna si schierarono lungo la sponda destra del Don, seguite
il 15 dalla Cosseria, dopo aver marciato per quasi 500 km. In quegli stessi
giorni il XXXV corpo con le divisioni Pasubio e Sforzesca sostituì
sul Don truppe tedesche. La divisione Celere, rinforzata dal LXII gruppo
da 105/32 era stata messa agli ordini del XVII corpo tedesco ed era giunta
il 29 luglio sul Don, nel settore di Serafimovie, dove i Russi avevano
formato una testa di ponte a sud del fiume. Il 31 luglio la divisione,
avendo ai suoi ordini anche un reggimento tedesco, iniziò le operazioni
per eliminare la testa di ponte, operazioni che concluse con pieno successo
il 13 agosto, ma avendo subito serie perdite. Il 20 agosto ebbe inizio
la prima battaglia del Don, alla quale fu direttamente interessata l'ARMIR.
Tre divisioni russe (197', 203', 14'della Guardia) attaccarono il fronte
della divisione Sforzesca che era di 25 km. La divisione era in una situazione
precaria, perché i Russi avevano, nei giorni precedenti, già
passato il Don alla sua destra, respingendo l'ala sinistra del XVII corpo
tedesco e fu quindi attaccata di fronte e di fianco, con grande impiego
di carri armati. Perdette alcune posizioni lungo il fiume e il 21 agosto
dovette ripiegare. Si sviluppò allora una lotta durissima che si
terminò il 18 settembre con l'esaurimento delle divisioni russe
che avevano perduto il 50% degli effettivi, senza riuscire a raggiungere
il loro obiettivo, che era la rotabile Botschoj Gorbatowskij.
Durante la battaglia fu impiegato il raggruppamento a cavallo e famose
furono le cariche del Savoia cavalleria a Isbuschenskij il 24 agosto e
dei lancieri di Novara a jagodnij il 20 agosto. Intervennero altresì
la legione Tagliamento, la divisione alpina Tridentina, la divisione Celere.
L'1 e il 12 settembre fu attaccato il Il corpo d'armata, che conservò
le sue posizioni. Era stato previsto che il dislocamento dell'8'armata
sul fronte del Don avesse un certo schieramento in profondità e
che nelle sue retrovie fossero dislocate divisioni di riserva tedesche;
le promesse riserve furono impiegate altrove e il comando tedesco fece
schierare l'armata con tutte le sue divisioni in linea, senza riserva
alcuna, a contatto sulla destra con la V armata romena e a sinistra con
la 2'ungherese. Nella terza decade del novembre 1942 i Russi sfondarono
il fronte sul Don in corrispondenza della destra della V armata romena
e accerchiarono la 6'armata germanica in Stalingrado. All'inizio di dicembre
concentrarono gli sforzi offensivi contro il Il° corpo d'armata italiano
e contro l'armato romena, riuscendo a mettere in rotta i Romeni e a respingere
dal Don la divisione Ravenna. Penetrando nelle due direzioni nelle quali
avevano conseguito il successo, minacciavano di avvolgere i corpi d'armata
XXXV italiano e XXIX tedesco (con le divisioni italiane) e il comando
tedesco autorizzò il comando dell'8'armata a farli ripiegare. Il
ripiegamento si svolse con grandi difficoltà, perché le
colonne. Motorizzate russe sopravanzavano le truppe ripieganti, costringendole
a sostenere disperati combattimenti. Rimaneva sulla linea del Don il corpo
d'armata alpino, già minacciato d'avvolgimento sulla sua destra,
per la ritirata del Il corpo; parò alla minaccia trasferendo in
quel settore la divisione julia e sostituendola in linea con la divisione
Vicenza. I tentativi di passare il Don sul fronte del corpo d'armata fallirono
e la divisione Julia, combattendo eroicamente, impose fino al 16 gennaio
alle divisioni russe che l'attaccavano di arrestarsi. Poi i Russi attaccarono
sul fronte della 2'armata ungherese che si ritirò, scoprendo la
sinistra del corpo alpino, che il 17 gennaio, quando era ormai pressoché
accerchiato, ebbe ordine di ritirarsi. Ebbe allora inizio quella tragica
e gloriosa ritirata, effettuata attaccando gli sbarramenti russi, subendo
gravissime perdite, e durante la quale rifulsero valore, abnegazione,
spirito di sacrificio, sentimento del dovere. La ritirata del corpo alpino
ebbe eloquente commento nel bollettino di guerra del Comando supremo sovietico
dell'8 febbraio 1943: « ... l'unìco corpo che può
ritenersi imbattuto in terra di Russia è il corpo alpino italiano».
Tratto
dalla pubblicazione "Eserciti d'Italia"
Edito da Emilio Faldella.
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Le
sigle CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia) e ARMIR (Armata Italiana
in Russia) indicano le spedizioni dell'Esercito Italiano sul fronte orientale
tra il 1941 e il 1943.
La ritirata dell'ARMIR nel gennaio del 1943
Entrambe le spedizioni ebbero esiti disastrosi e si conclusero (senza
fortune belliche) nella perdita di un numero ingente di soldati, per lo
più dispersi. Si è congetturato che molti dispersi si sbandassero
volontariamente nelle campagne russe e ciò portò al conio
del soprannome "i girasoli", poiché ad ogni attraversamento
di piantagioni di questi fiori (fra i cui alti fusti era agevole mimetizzarsi)
si verificavano, quasi con regolarità, rilevanti diserzioni.
Circa le ragioni strategiche delle spedizioni (già nate senza prospettive
ottimistiche, addirittura non esenti dalle perplessità dello stesso
comandante Messe), si suppone che, in seguito ai successi tedeschi nelle
prime fasi dell'Operazione Barbarossa, Mussolini, non informato preventivamente
delle intenzioni di Hitler di invadere l'Unione Sovietica, abbia deciso
di inviare comunque alcune forze dell'Esercito Italiano a sostegno della
Wehrmacht, nel timore di arrivare in ritardo alla spartizione delle risorse
di un nemico considerato ormai sconfitto. Secondo altre versioni, che
però non godono di suffragio documentale, le spedizioni sarebbero
state volute nella prospettiva di partecipare in qualche misura alla prevista
sconfitta della Russia, nell'ottica di un ipotetico piano di spartizione
con l'Inghilterra, a guerra conclusa.
Circa il trattamento dei prigionieri italiani catturati dai russi, dei
quali si è detto che molti siano stati brevemente trucidati (si
sostiene, infatti, che più dell'80% dei prigionieri sia stato eliminato
nei gulag), anziché correttamente custoditi, è stato oggetto
di alcune polemiche politiche il ruolo suppostamente avuto da Palmiro
Togliatti, al tempo importante ed influente esponente dell'Internazionale
comunista.
CSIR
È l'abbreviazione di "Corpo di Spedizione Italiano in Russia";
inviato sul fronte russo nel luglio del 1941, era così composto:
* Divisione autotrasportabile Pasubio, generale di divisione Vittorio
Giovanelli
** 79° Reggimento di fanteria
** 80° Reggimento di fanteria
** 8° Reggimento di artiglieria
* Divisione Torino, generale di divisione Luigi Manzi
* Divisione Celere Principe Amedeo duca d'Aosta, generale di brigata Mario
Marazzani
* Legione Camicie Nere Tagliamento, console Niccolò Nicchiarelli
* 30° Raggruppamento artiglieria di corpo d'armata, generale di brigata
Mario Tirelli
Nel complesso 2.900 ufficiali, 58.800 uomini, 960 pezzi di artiglieria
da campagna, 423 pezzi anticarro e 250 contraerei, 83 aerei, 5.500 automezzi,
4.600 quadrupedi.
Comandante di questa forza, sulla carta, era il generale di corpo d'armata
Giovanni Messe, ma in realtà il CSIR, fin dal suo arrivo in zona
di operazioni, fu posto alle dipendenze del generale Eugen Knight von
Schobert ed, in agosto, alcune divisioni passarono agli ordini del Gruppo
corazzato di von Kleist, mentre la Divisione Pasubio fu aggregata al III
Corpo d'armata tedesco.
Da gennaio a marzo del 1942 il CSIR fu potenziato con nuove unità
giunte dall'Italia: Battaglione alpini sciatori Monte Cervino, 6°
Reggimento bersaglieri, 120° Reggimento artiglieria. Il 4 giugno 1942
il CSIR passò alle dipendenze della 17a Armata tedesca; dal 9 luglio,
infine, il CSIR entrò a far parte dell'ARMIR con la denominazione
di XXXV Corpo d'armata.
ARMIR
È
l'abbreviazione di "Armata Italiana in Russia", ossia della
denominazione ufficiale del Corpo di spedizione inviato sul Fronte Orientale.
Nel luglio 1942 l'ARMIR comprendeva l'8a Armata su tre corpi d'armata:
il XXIV Corpo d'armata (l'ex CSIR) comandato dal generale di corpo d'armata
Giovanni Messe, il II Corpo d'armata (divisioni Ravenna, Cosseria, Sforzesca)
comandato dal generale di corpo d'armata Giovanni Zanghieri ed il Corpo
d'armata alpino (divisioni Tridentina, Julia e Cuneense) comandato dal
generale di corpo d'armata Gabriele Nasci.
Schierata lungo il bacino del Don l'ARMIR fu costretta a sostenere difficili
battaglie difensive.
Il 19 novembre 1942 l?Armata Rossa scatenò l?offensiva sul fronte
del Don travolgendo alle ali ungheresi, rumeni e le divisioni di fanteria
italiane.
A metà dicembre la Divisione Julia ancora schierata sulla linea
del fiume Don fu prelevata dai rifugi, sostituita dalla Divisione Vicenza,
e spedita ad arrestare e respingere lo sfondamento russo a sud, a fianco
della Cuneense. Fedeli al motto "Di qui non si passa", in effetti
vi riuscirono per un mese intero, dentro buche scavate in mezzo alla steppa
gelata e con un rapporto di inferiorità di 1:13. Il settore di
Nowo-Kalitwa dove operò la Divisione Julia fu l'unico a nord di
Stalingrado dove i russi non riuscirono a sfondare. Nel dicembre del 1942
la grande offensiva sovietica (Operazione Saturno) con una manovra a tenaglia
contrastata duramente dagli alpini, procedendo in profondità ai
lati delle due divisioni, aggirò alle spalle il Corpo d?armata
alpino chiudendolo in una enorme sacca. Gli alpini riuscirono a sfondare
verso sud del settore tenuto dall'ARMIR. Nel durissimo inverno 1942-43
il Corpo d'armata alpino si trovò così a dover ripiegare
in condizioni di inadeguatezza di mezzi, armi e vestiario attraverso 25
battaglie di sfondamento e retroguardia, fino alla battaglia di sfondamento
definitivo a Nikolajewka il 26 gennaio 1943.
Comandanti
* Generale di corpo d'armata Francesco Zingales (10 luglio 1941
? 14 luglio 1941)
* Generale di corpo d'armata Giovanni Messe (14 luglio 1941 ? 10 luglio
1942)
* Generale d'armata Italo Gariboldi (10 luglio 1942 ? aprile 1943)
Cronologia
1941
* 10 luglio: da Verona, a mezzanotte, parte il primo convoglio del CSIR:
2.900 ufficiali, 58.800 uomini di truppa, 4.600 tra cavalli e muli, 5.500
automezzi suddivisi in tre divisioni: Pasubio, Torino e Celere, più
83 aerei da osservazione e caccia.
* 5 agosto: a scaglioni, i soldati italiani arrivano nella Moldavia romena,
a nord-ovest di Jassy.
* 11 agosto: primo scontro con l'Armata Rossa. Il battesimo del fuoco
tocca alla divisione Pasubio.
* 27 agosto: anche i reparti aerei sono impegnati in combattimento.
* 22 settembre: nella battaglia di Petrikova è impegnato l'intero
CSIR. In 8 giorni di combattimenti gli italiani hanno 87 morti e 190 feriti.
* 2-5 ottobre: la Celere valica il fiume Dniepr, seguita dalla Pasubio
e poi dalla Torino.
* 11 ottobre: le truppe italiane sono a Pavlograd, poi iniziano l'avanzata
verso Stalino.
* 17 ottobre: l'Armata Rossa si ritira; entra in azione la cavalleria
italiana con i battaglioni Savoia e Lancieri Novara della divisione Celere.
* 23 ottobre: battaglia di Gorlokova e di Rikovo; la cavalleria effettua
diverse cariche; la Pasubio il 2 novembre conquista Gorlokova.
* 5 novembre: conquista di Nikitovka; il contrattacco sovietico dopo 6
giorni costringe gli italiani a ripiegare con centinaia di morti e feriti.
* 5 dicembre: tutto il CSIR all'attacco nella vittoriosa battaglia di
Chazepetovka. I morti sono 135, 523 feriti, 884 congelati e 10 dispersi.
* 25 dicembre: l'Armata Rossa attacca all'alba; gli italiani ripiegano,
poi il 27 dicembre riconquistano le posizioni e il giorno dopo passano
al contrattacco. La lotta si conclude il 30 dicembre: le perdite italiane
sono state di 168 morti, 715 feriti, 305 congelati e 207 dispersi.
1942
* 15 febbraio: dall'Italia arrivano il 6° Reggimento bersaglieri ed
il 120° Artiglieria motorizzato. Sei giorni dopo arriva anche il battaglione
sciatori Monte Cervino. Nei mesi successivi vari combattimenti nella zona
di Izium.
* 4 giugno: prima azione di guerra della flottiglia italiana nel mar Nero,
composta da sommergibili e MAS. Dopo alcuni promettenti successi, a metà
novembre, il formarsi dei ghiacci costringe la flottiglia a rientrare
in Crimea ed a cedere gli armamenti alla Marina tedesca.
* 9 giugno: Italo Gariboldi è il nuovo comandante delle forze italiane
in Unione Sovietica. Scompare il CSIR e nasce l'ARMIR, formato dall'8.
Armata italiana.
* 22 giugno: a Sortanhlati, sul Lago Ladoga, arrivano quattro MAS della
Regia Marina.
* 24 agosto: il reggimento Savoia Cavalleria va alla carica presso Isbscensky,
nel bacino del Don.
* 19 novembre: i sovietici rompono il fronte della 3a Armata romena e
della 4a Armata tedesca.
* 10 dicembre: l'8a Armata italiana, composta da 220.000 uomini e 7.000
ufficiali, è schierata: la densità in linea è di
un soldato ogni sette metri.
* 11 dicembre: l'Armata Rossa inizia la battaglia di logoramento contro
il II Corpo d'armata italiano (Operazione Saturno).
* 16 dicembre: inizia la battaglia di rottura. Entrano in campo i carri
armati e l'aviazione sovietica per una manovra a largo raggio. La difesa
dell'ARMIR vacilla.
* 19 dicembre: punte corazzate sovietiche raggiungono con una manovra
aggirante le retrovie italiane. Il 20 e il 21 i sovietici completano l'attacco.
Inizia la ritirata italiana con due colonne, la prima formata dalle divisioni
Ravenna, Pasubio, Torino; la seconda da aliquote della Pasubio, dalla
Celere, e dalla Sforzesca.
* 24 dicembre: la prima colonna italiana, chiusa nella conca di Arbusovka,
rompe l'accerchiamento ma parte della Pasubio e della Torino restano accerchiate
a Certcovo. Nella notte del 28 dicembre anche la seconda colonna italiana
raggiunge le linee tedesche a Skassisrkaia. Il Corpo d'armata alpino (divisioni
Cuneense, Julia e Tridentina) è ancora schierato sul fronte del
Don.
1943
* 15 gennaio: una ventina di carri armati sovietici irrompe su Rossosch,
sede del comando del Corpo d'armata alpino, che è costretto a muovere
a est, verso Podgornoje.
* 17 gennaio: all'alba il Corpo d'armata alpino è praticamente
accerchiato. Alle 10.00 riceve l'ordine di ripiegare dal generale Gariboldi.
Inizia una ritirata a trenta gradi sotto zero.
* 18 gennaio: la situazione si aggrava ulteriormente; uomini sfiniti ripiegano
disordinatamente, mentre molti muoiono di congelamento. La marcia continua
fino al 25 gennaio mentre la Julia e la Cuneense si sacrificano nella
difesa.
* 26 gennaio: alle 12.00 comincia la battaglia di Nikolajewka. Un'enorme
massa di sbandati si rovescia sul villaggio, guidata dalla Tridentina,
l'unica delle divisioni italiane ancora in grado di combattere, poi riesce
a proseguire.
* 31 gennaio: i primi uomini della Tridentina raggiungono gli avamposti
tedeschi. A Scebekino gli alpini sfilano di fronte al generale Gariboldi:
circa 20.000 uomini sono usciti dalla sacca. La Tridentina prosegue ancora
per 700 chilometri per raggiungere Slobon.
* aprile-maggio: l'ARMIR rimpatria. Anche le divisioni Ravenna e Cosseria,
che erano rimaste a Gomel arrivano in Italia a maggio.
Epilogo
Le cifre ufficiali parlano di 26.115 morti, 43.166 feriti e
63.684 dispersi; i soldati impiegati al fronte sono stati circa 220.000.
A guerra conclusa, nel 1946 l'Unione Sovietica consentì il rimpatrio
di circa 10.000 prigionieri di guerra italiani.
A seguito di una lunga campagna promossa dai reduci per la restituzione
delle salme dei caduti, solo nel 1989 fu possibile la restituzione dei
primi resti. In seguito fu consentito dalle autorità russe l'accesso
a 72 dei molti cimiteri di guerra italiani in quel territorio e sono state
iniziate le operazioni di rimpatrio di circa 4.000 salme. Ai caduti della
"guerra di Russia" è dedicato un tempio a Cargnacco,
presso Udine, ove sono raccolti anche gli ignoti.
In Italia, il riconoscimento giuridico della qualità di ente morale
dell'Associazione dei Reduci è stato numerose volte chiesto ed
altrettante rifiutato, sino al 1996.
Onore delle armi
Il bollettino n. 630 del Comando supremo russo, emesso da Radio
Mosca l'8 febbraio 1943 avrebbe recitato:
Sono tuttora discordanti le opinioni sull'esattezza della citazione: alcuni
asseriscono che nel testo, annunciando il travolgimento delle forze dell'Asse
sul fronte del medio Don e la caduta di Stalingrado, si precisò:
Per amore della verità storica, non esistono prove che tale citazione
sia vera, che pare essere stata inventata in Italia durante la Guerra
Fredda. Ciò non toglie che gli alpini in Russia hanno comunque
ampiamente meritato tale onore delle armi.
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