CAMPAGNA DI RUSSIA
     

In questa sezione vengono inserite la mappa e gli studi sulle dislocazioni delle unità italiane sul fronte russo.
Sono in progetto anche mappe in google che ricostruiscono gli schieramenti come l'esempio che si riporta relativo alla Divisione Torino.

Il testo sulla campagna di Russia è stato prelevato dal sito www.angetforli.com - dell'Associazione Nazionale Genieri e Trasmettitori d'Italia, sezione di Forlì - non più in linea.

In coda alla pagina troverete le indicazioni per gli approfondimenti e i ritagli stampa relativi alla Campagna di Russia.

Consulta anche Wikipedia
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MAPPA DEL FRONTE RUSSO
Mappa originale realizzata da Franco Bottarlini

Reduce di Russia, "Sergente al 3° Reggimento Bersaglieri della 3^ Compagnia Motomitraglieri in forza al Q.G. della 3^ Divisione Celere P.A.D.A."

 

 


Archivio Gustavo Guasconi

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Schieramento sul Don e ritirata
della Divisione Torino


Visualizza DivisioneTorino in una mappa di dimensioni maggiori

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I FATTI STORICI

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luglio 1941 febbraio 19434

Il 22 giugno 1941 Hitler fece iniziare l'invasione della Russia. Fin dal 30 maggio Mussolini aveva detto al generale Cavallero che occorreva preparare un corpo d'armata da inviare in Russia, perché « non si poteva rimanere estraneo a una lotta contro il comunismo ». Lo Stato Maggiore dell'esercito era contrario dovette eseguire gli ordini impartiti dal Comando supremo il 18 giugno per sostituzione del Corpo di Spedizione Italiano in Russia (CSIR). Il 15 giugno addetto militare a Berlino, generale Marras, fu incaricato di offrire a Hitler la partecipazione del corpo d'armata italiano e Hitler rispose che si provvedesse tosto a inviare forze in Africa settentrionale. Nonostante la risposta sostanzialmente, negativa, Mussolini volle che il CSIR partisse, benché da una lettera del 30 giugno fosse già possibile arguire che le illusioni di una guerra erano cadute. Scaricato in territorio ungherese dai convogli ferroviari fra il 12 luglio e il 5 agosto, il CSIR dovette raggiungere la zona di radunata oltre i Carpazi, lontana 250 280 km, per una sola strada. Già qui si rivelò la grave deficienza di trasporto, poiché una sola delle divisioni poteva essere autotrasportata, il CSIR non era ancora radunato che il comando dell'll^ armata tedesca ne richiedeva l'impiego, e la divisione Pasubio e il 30° raggruppamento di artiglieria d'armata raggiunsero nei primi giorni di agosto , sul Dnjestr, impegnandosi nei giorni successivi nelle operazioni fra Dnjestr e Bug (battaglia dei due fiumi).
Frattanto la divisione Celere superava in 7 giorni una distanza di 170 km e divisione Torino avanzava a piedi. Il CSIR si riunì sul Dnjepr nella prima quindicina di settembre, alle dipendenze gruppo corazzato von Kleist, e partecipò alla manovra di Petrokowka (28 30 settembre) conseguendo un brillante successo e catturando circa 10.000 prigionieri. partecipò quindi alle operazioni per la conquista del bacino del Donez (13 29 otre) svoltesi su una profondità di 200 km. L'l 2 novembre le divisioni Pasubio e .Celere conquistarono Gorlowka e Rikowo, fiancheggiate dalla divisione Torino, che aveva percorso a piedi oltre 700 km. Dal 6 al 12 novembre le divisioni Pasubio e Celere furono duramente impegnate in una controffensiva russa nella zona di Nikitowka e la divisione Torino fu impegnata il 19 novembre nel combattimento di Ubeschischtsche. AlIa fine di novembre il CSIR era schierato con le 3 divisioni in prima schiera oltre 50 km di fronte; dal 7 al 14 dicembre partecipò alle operazioni note ne battaglia di Chazapetowka. I Russi mossero alla controffensiva e fu combattuta la battaglia di Natale, che impegnò in modo particolare la divisione Celere. Il 3° bersaglieri e la 63^ legione «Tagliamento » si batterono con strenuo valore e contrattacchi, ai quali parteciparono anche truppe germaniche, consentirono di conservare le posizioni precedentemente occupate, anche se temporaneamente perse. Dal 28 al 30 dicembre furono conquistate posizioni antistanti a quelle della Divisione Celere. Dal 18 al 25 gennaio la 63^ legione e poi il 3° bersaglieri, che presiedevano la località di Voroschilowa, furono impegnati in duri combattimenti per respingere attacchi russi. Il 2 gennaio i Russi, sfondato il fronte della 17^ armata germanica, avanzarono formando il saliente d'Izyuin, profondo circa 100 km. i tedeschi chiesero il concorso del CSIR che mise a loro disposizione un « gruppo tipico di formazione » (1° gruppo appiedato dei lancieri di Novara, gruppo carri S. Giorgio appiedato, battaglioni Genio Pontieri (I° IX) che sostenne dal 16 febbraio, per tre giorni, un duro combattimento. Durante il mese di febbraio giunsero dall'Italia il 6° reggimento bersaglieri, battaglione alpini Monte Cervino, il 120° reggimento d'artiglieria motorizzato. In seguito a questi arrivi, la formazione del CSIR fu rimaneggiata e la divisione mutò fisionomia. Alla fine di febbraio fu costituito un altro « gruppo di formazione » (1° gruppo lancieri di Novara appiedato, gruppo San Giorgio appiedato) che a metà aprile si trasformò in « raggruppamento tattico di formazione » avendo il battaglione alpini Monte Cervino, 1^ compagnia bersaglieri motociclisti appiedata, la V^ compagnia del LII battaglione mortai, la compagnia lanciafiamme. Cedette pure una batteria da 75/27 della divisione Pasubio e 2 battaglioni tedeschi, e sostenne il 18 maggio un combattimento a Klinowyi. Nel maggio furono costituiti temporaneamente 2 « gruppi tattici » per concorrere alle operazioni dei Tedeschi per la rescissione della sacca di lzyum. Nel frattempo, sul fronte del CSIR i Russi avevano eseguito attacchi locali il 27 febbraio, l'11 marzo, il 22 marzo. Il 3 giugno il CSIR passò alle dipendenze della 17'armata germanica, rimando sulle posizioni occupate. Il 27 giugno il VI° battaglione del 6° bersaglieri attaccato, ma respinse l'attacco brillantemente. Dal 9 luglio il SCIR passò agli ordini del comando dell'8° armata italiana. Fin dall'estate del 1941 Mussolini avrebbe voluto inviare altre divisioni in Russia, dicendo di volersi « sdebitare verso l'alleato ». Gli bruciava la ferita inferta al suo orgoglio dall'intervento tedesco in Africa settentrionale. Poiché lo Stato Maggiore era contrario, incaricò Ciano di offrire a HitIer un nuovo concorso di truppe italiane, concorso che poi Hitler sollecitò con una lettera del gennaio 1942. Lo Stato Maggiore propose addirittura di far rientrare in Italia parte del CSIR e specialmente la cavalleria, ma non ebbe soddisfazione e Mussolini,ordinò che fosse approntata un'armata di 2 corpi d'Armata. Nemmeno l'intervento del generale Messe, il quale gli espose le difficoltà incontrate per gli insufficienti mezzi di trasporto, l'armamento non adatto, la mancanza di mezzi corazzati, valse fargli mutare parere. Il generale Cavallero non sostenne né Messe né il generale Ambrosio che, quale capo di Stato Maggiore dell'esercito, si dichiarava contrario l'invio d'altre truppe in Russia e perciò condivise con Mussolini la responsabilità per il grave errore compiuto, inviando in Russia l'8^ armata con i corpi, armata Il e alpino e un complesso di 5 divisioni che potevano muovere soltanto piedi. Il 9 luglio 1942 il comando dell'8'armata (generale Italo Gariboldi) assunse il comando delle truppe italiane in Russia e la denominazione di « Armata italiana in Russia » (ARMIR), disponendo, per il momento, del CSIR, diventato XXXV corpo d'armata e, nella seconda metà del mese di luglio, anche del Il corpo d'armata giunto nella zona di Stalino.
Era in preparazione l'offensiva alla quale doveva partecipare il XXXV corpo, a cui furono dati in rinforzo la divisione Sforzesca del Il corpo, il battaglione Monte Cervino e gruppi dell'artiglieria d'armata. Le operazioni per la conquista del bacino minerario di Krasnij Lutsch si svolsero dal 1 al 14 luglio e vi ebbe parte di primo piano la divisione Celere. Il 17 luglio ebbe inizio il trasferimento in Russia del corpo d'armata alpino; partì per prima la divisione Tridentina e seguirono la Cuneense dal 27 luglio e la Julia dall'8 agosto. Era concordato che il corpo d'armata alpino sarebbe stato impiegato nel Caucaso e la divisione Tridentina iniziò il 10 agosto la marcia dalla zona di radunata verso il Caucaso, ma il 14 agosto ricevette ordine di arrestarsi e poi di mutare direzione. Il Comando supremo germanico aveva deciso di impiegare il corpo alpino lungo il fiume Don, dove stavano già schierandosi i corpi d'armata Il e XXXV. Grandi unità che per organiche, disponibilità d'armi e mezzi, addestramento, avevano spiccata attitudine a combattere in montagna furono così impiegate in pianura, raggiungendo il settore loro assegnato dopo una marcia di 300 km. Fra il 9 e il 10 agosto le divisioni Torino e Ravenna si schierarono lungo la sponda destra del Don, seguite il 15 dalla Cosseria, dopo aver marciato per quasi 500 km. In quegli stessi giorni il XXXV corpo con le divisioni Pasubio e Sforzesca sostituì sul Don truppe tedesche. La divisione Celere, rinforzata dal LXII gruppo da 105/32 era stata messa agli ordini del XVII corpo tedesco ed era giunta il 29 luglio sul Don, nel settore di Serafimovie, dove i Russi avevano formato una testa di ponte a sud del fiume. Il 31 luglio la divisione, avendo ai suoi ordini anche un reggimento tedesco, iniziò le operazioni per eliminare la testa di ponte, operazioni che concluse con pieno successo il 13 agosto, ma avendo subito serie perdite. Il 20 agosto ebbe inizio la prima battaglia del Don, alla quale fu direttamente interessata l'ARMIR. Tre divisioni russe (197', 203', 14'della Guardia) attaccarono il fronte della divisione Sforzesca che era di 25 km. La divisione era in una situazione precaria, perché i Russi avevano, nei giorni precedenti, già passato il Don alla sua destra, respingendo l'ala sinistra del XVII corpo tedesco e fu quindi attaccata di fronte e di fianco, con grande impiego di carri armati. Perdette alcune posizioni lungo il fiume e il 21 agosto dovette ripiegare. Si sviluppò allora una lotta durissima che si terminò il 18 settembre con l'esaurimento delle divisioni russe che avevano perduto il 50% degli effettivi, senza riuscire a raggiungere il loro obiettivo, che era la rotabile Botschoj Gorbatowskij.
Durante la battaglia fu impiegato il raggruppamento a cavallo e famose furono le cariche del Savoia cavalleria a Isbuschenskij il 24 agosto e dei lancieri di Novara a jagodnij il 20 agosto. Intervennero altresì la legione Tagliamento, la divisione alpina Tridentina, la divisione Celere. L'1 e il 12 settembre fu attaccato il Il corpo d'armata, che conservò le sue posizioni. Era stato previsto che il dislocamento dell'8'armata sul fronte del Don avesse un certo schieramento in profondità e che nelle sue retrovie fossero dislocate divisioni di riserva tedesche; le promesse riserve furono impiegate altrove e il comando tedesco fece schierare l'armata con tutte le sue divisioni in linea, senza riserva alcuna, a contatto sulla destra con la V armata romena e a sinistra con la 2'ungherese. Nella terza decade del novembre 1942 i Russi sfondarono il fronte sul Don in corrispondenza della destra della V armata romena e accerchiarono la 6'armata germanica in Stalingrado. All'inizio di dicembre concentrarono gli sforzi offensivi contro il Il° corpo d'armata italiano e contro l'armato romena, riuscendo a mettere in rotta i Romeni e a respingere dal Don la divisione Ravenna. Penetrando nelle due direzioni nelle quali avevano conseguito il successo, minacciavano di avvolgere i corpi d'armata XXXV italiano e XXIX tedesco (con le divisioni italiane) e il comando tedesco autorizzò il comando dell'8'armata a farli ripiegare. Il ripiegamento si svolse con grandi difficoltà, perché le colonne. Motorizzate russe sopravanzavano le truppe ripieganti, costringendole a sostenere disperati combattimenti. Rimaneva sulla linea del Don il corpo d'armata alpino, già minacciato d'avvolgimento sulla sua destra, per la ritirata del Il corpo; parò alla minaccia trasferendo in quel settore la divisione julia e sostituendola in linea con la divisione Vicenza. I tentativi di passare il Don sul fronte del corpo d'armata fallirono e la divisione Julia, combattendo eroicamente, impose fino al 16 gennaio alle divisioni russe che l'attaccavano di arrestarsi. Poi i Russi attaccarono sul fronte della 2'armata ungherese che si ritirò, scoprendo la sinistra del corpo alpino, che il 17 gennaio, quando era ormai pressoché accerchiato, ebbe ordine di ritirarsi. Ebbe allora inizio quella tragica e gloriosa ritirata, effettuata attaccando gli sbarramenti russi, subendo gravissime perdite, e durante la quale rifulsero valore, abnegazione, spirito di sacrificio, sentimento del dovere. La ritirata del corpo alpino ebbe eloquente commento nel bollettino di guerra del Comando supremo sovietico dell'8 febbraio 1943: « ... l'unìco corpo che può ritenersi imbattuto in terra di Russia è il corpo alpino italiano».

Tratto dalla pubblicazione "Eserciti d'Italia"
Edito da Emilio Faldella.

 

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Le sigle CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia) e ARMIR (Armata Italiana in Russia) indicano le spedizioni dell'Esercito Italiano sul fronte orientale tra il 1941 e il 1943.

La ritirata dell'ARMIR nel gennaio del 1943

Entrambe le spedizioni ebbero esiti disastrosi e si conclusero (senza fortune belliche) nella perdita di un numero ingente di soldati, per lo più dispersi. Si è congetturato che molti dispersi si sbandassero volontariamente nelle campagne russe e ciò portò al conio del soprannome "i girasoli", poiché ad ogni attraversamento di piantagioni di questi fiori (fra i cui alti fusti era agevole mimetizzarsi) si verificavano, quasi con regolarità, rilevanti diserzioni.
Circa le ragioni strategiche delle spedizioni (già nate senza prospettive ottimistiche, addirittura non esenti dalle perplessità dello stesso comandante Messe), si suppone che, in seguito ai successi tedeschi nelle prime fasi dell'Operazione Barbarossa, Mussolini, non informato preventivamente delle intenzioni di Hitler di invadere l'Unione Sovietica, abbia deciso di inviare comunque alcune forze dell'Esercito Italiano a sostegno della Wehrmacht, nel timore di arrivare in ritardo alla spartizione delle risorse di un nemico considerato ormai sconfitto. Secondo altre versioni, che però non godono di suffragio documentale, le spedizioni sarebbero state volute nella prospettiva di partecipare in qualche misura alla prevista sconfitta della Russia, nell'ottica di un ipotetico piano di spartizione con l'Inghilterra, a guerra conclusa.
Circa il trattamento dei prigionieri italiani catturati dai russi, dei quali si è detto che molti siano stati brevemente trucidati (si sostiene, infatti, che più dell'80% dei prigionieri sia stato eliminato nei gulag), anziché correttamente custoditi, è stato oggetto di alcune polemiche politiche il ruolo suppostamente avuto da Palmiro Togliatti, al tempo importante ed influente esponente dell'Internazionale comunista.

 

CSIR

È l'abbreviazione di "Corpo di Spedizione Italiano in Russia"; inviato sul fronte russo nel luglio del 1941, era così composto:
* Divisione autotrasportabile Pasubio, generale di divisione Vittorio Giovanelli
** 79° Reggimento di fanteria
** 80° Reggimento di fanteria
** 8° Reggimento di artiglieria
* Divisione Torino, generale di divisione Luigi Manzi
* Divisione Celere Principe Amedeo duca d'Aosta, generale di brigata Mario Marazzani
* Legione Camicie Nere Tagliamento, console Niccolò Nicchiarelli
* 30° Raggruppamento artiglieria di corpo d'armata, generale di brigata Mario Tirelli
Nel complesso 2.900 ufficiali, 58.800 uomini, 960 pezzi di artiglieria da campagna, 423 pezzi anticarro e 250 contraerei, 83 aerei, 5.500 automezzi, 4.600 quadrupedi.
Comandante di questa forza, sulla carta, era il generale di corpo d'armata Giovanni Messe, ma in realtà il CSIR, fin dal suo arrivo in zona di operazioni, fu posto alle dipendenze del generale Eugen Knight von Schobert ed, in agosto, alcune divisioni passarono agli ordini del Gruppo corazzato di von Kleist, mentre la Divisione Pasubio fu aggregata al III Corpo d'armata tedesco.
Da gennaio a marzo del 1942 il CSIR fu potenziato con nuove unità giunte dall'Italia: Battaglione alpini sciatori Monte Cervino, 6° Reggimento bersaglieri, 120° Reggimento artiglieria. Il 4 giugno 1942 il CSIR passò alle dipendenze della 17a Armata tedesca; dal 9 luglio, infine, il CSIR entrò a far parte dell'ARMIR con la denominazione di XXXV Corpo d'armata.

 

ARMIR

È l'abbreviazione di "Armata Italiana in Russia", ossia della denominazione ufficiale del Corpo di spedizione inviato sul Fronte Orientale.
Nel luglio 1942 l'ARMIR comprendeva l'8a Armata su tre corpi d'armata: il XXIV Corpo d'armata (l'ex CSIR) comandato dal generale di corpo d'armata Giovanni Messe, il II Corpo d'armata (divisioni Ravenna, Cosseria, Sforzesca) comandato dal generale di corpo d'armata Giovanni Zanghieri ed il Corpo d'armata alpino (divisioni Tridentina, Julia e Cuneense) comandato dal generale di corpo d'armata Gabriele Nasci.
Schierata lungo il bacino del Don l'ARMIR fu costretta a sostenere difficili battaglie difensive.
Il 19 novembre 1942 l?Armata Rossa scatenò l?offensiva sul fronte del Don travolgendo alle ali ungheresi, rumeni e le divisioni di fanteria italiane.
A metà dicembre la Divisione Julia ancora schierata sulla linea del fiume Don fu prelevata dai rifugi, sostituita dalla Divisione Vicenza, e spedita ad arrestare e respingere lo sfondamento russo a sud, a fianco della Cuneense. Fedeli al motto "Di qui non si passa", in effetti vi riuscirono per un mese intero, dentro buche scavate in mezzo alla steppa gelata e con un rapporto di inferiorità di 1:13. Il settore di Nowo-Kalitwa dove operò la Divisione Julia fu l'unico a nord di Stalingrado dove i russi non riuscirono a sfondare. Nel dicembre del 1942 la grande offensiva sovietica (Operazione Saturno) con una manovra a tenaglia contrastata duramente dagli alpini, procedendo in profondità ai lati delle due divisioni, aggirò alle spalle il Corpo d?armata alpino chiudendolo in una enorme sacca. Gli alpini riuscirono a sfondare verso sud del settore tenuto dall'ARMIR. Nel durissimo inverno 1942-43 il Corpo d'armata alpino si trovò così a dover ripiegare in condizioni di inadeguatezza di mezzi, armi e vestiario attraverso 25 battaglie di sfondamento e retroguardia, fino alla battaglia di sfondamento definitivo a Nikolajewka il 26 gennaio 1943.

 

Comandanti

* Generale di corpo d'armata Francesco Zingales (10 luglio 1941 ? 14 luglio 1941)
* Generale di corpo d'armata Giovanni Messe (14 luglio 1941 ? 10 luglio 1942)
* Generale d'armata Italo Gariboldi (10 luglio 1942 ? aprile 1943)

 

Cronologia

1941
* 10 luglio: da Verona, a mezzanotte, parte il primo convoglio del CSIR: 2.900 ufficiali, 58.800 uomini di truppa, 4.600 tra cavalli e muli, 5.500 automezzi suddivisi in tre divisioni: Pasubio, Torino e Celere, più 83 aerei da osservazione e caccia.
* 5 agosto: a scaglioni, i soldati italiani arrivano nella Moldavia romena, a nord-ovest di Jassy.
* 11 agosto: primo scontro con l'Armata Rossa. Il battesimo del fuoco tocca alla divisione Pasubio.
* 27 agosto: anche i reparti aerei sono impegnati in combattimento.
* 22 settembre: nella battaglia di Petrikova è impegnato l'intero CSIR. In 8 giorni di combattimenti gli italiani hanno 87 morti e 190 feriti.
* 2-5 ottobre: la Celere valica il fiume Dniepr, seguita dalla Pasubio e poi dalla Torino.
* 11 ottobre: le truppe italiane sono a Pavlograd, poi iniziano l'avanzata verso Stalino.
* 17 ottobre: l'Armata Rossa si ritira; entra in azione la cavalleria italiana con i battaglioni Savoia e Lancieri Novara della divisione Celere.
* 23 ottobre: battaglia di Gorlokova e di Rikovo; la cavalleria effettua diverse cariche; la Pasubio il 2 novembre conquista Gorlokova.
* 5 novembre: conquista di Nikitovka; il contrattacco sovietico dopo 6 giorni costringe gli italiani a ripiegare con centinaia di morti e feriti.
* 5 dicembre: tutto il CSIR all'attacco nella vittoriosa battaglia di Chazepetovka. I morti sono 135, 523 feriti, 884 congelati e 10 dispersi.
* 25 dicembre: l'Armata Rossa attacca all'alba; gli italiani ripiegano, poi il 27 dicembre riconquistano le posizioni e il giorno dopo passano al contrattacco. La lotta si conclude il 30 dicembre: le perdite italiane sono state di 168 morti, 715 feriti, 305 congelati e 207 dispersi.

1942
* 15 febbraio: dall'Italia arrivano il 6° Reggimento bersaglieri ed il 120° Artiglieria motorizzato. Sei giorni dopo arriva anche il battaglione sciatori Monte Cervino. Nei mesi successivi vari combattimenti nella zona di Izium.
* 4 giugno: prima azione di guerra della flottiglia italiana nel mar Nero, composta da sommergibili e MAS. Dopo alcuni promettenti successi, a metà novembre, il formarsi dei ghiacci costringe la flottiglia a rientrare in Crimea ed a cedere gli armamenti alla Marina tedesca.
* 9 giugno: Italo Gariboldi è il nuovo comandante delle forze italiane in Unione Sovietica. Scompare il CSIR e nasce l'ARMIR, formato dall'8. Armata italiana.
* 22 giugno: a Sortanhlati, sul Lago Ladoga, arrivano quattro MAS della Regia Marina.
* 24 agosto: il reggimento Savoia Cavalleria va alla carica presso Isbscensky, nel bacino del Don.
* 19 novembre: i sovietici rompono il fronte della 3a Armata romena e della 4a Armata tedesca.
* 10 dicembre: l'8a Armata italiana, composta da 220.000 uomini e 7.000 ufficiali, è schierata: la densità in linea è di un soldato ogni sette metri.
* 11 dicembre: l'Armata Rossa inizia la battaglia di logoramento contro il II Corpo d'armata italiano (Operazione Saturno).
* 16 dicembre: inizia la battaglia di rottura. Entrano in campo i carri armati e l'aviazione sovietica per una manovra a largo raggio. La difesa dell'ARMIR vacilla.
* 19 dicembre: punte corazzate sovietiche raggiungono con una manovra aggirante le retrovie italiane. Il 20 e il 21 i sovietici completano l'attacco. Inizia la ritirata italiana con due colonne, la prima formata dalle divisioni Ravenna, Pasubio, Torino; la seconda da aliquote della Pasubio, dalla Celere, e dalla Sforzesca.
* 24 dicembre: la prima colonna italiana, chiusa nella conca di Arbusovka, rompe l'accerchiamento ma parte della Pasubio e della Torino restano accerchiate a Certcovo. Nella notte del 28 dicembre anche la seconda colonna italiana raggiunge le linee tedesche a Skassisrkaia. Il Corpo d'armata alpino (divisioni Cuneense, Julia e Tridentina) è ancora schierato sul fronte del Don.

1943
* 15 gennaio: una ventina di carri armati sovietici irrompe su Rossosch, sede del comando del Corpo d'armata alpino, che è costretto a muovere a est, verso Podgornoje.
* 17 gennaio: all'alba il Corpo d'armata alpino è praticamente accerchiato. Alle 10.00 riceve l'ordine di ripiegare dal generale Gariboldi. Inizia una ritirata a trenta gradi sotto zero.
* 18 gennaio: la situazione si aggrava ulteriormente; uomini sfiniti ripiegano disordinatamente, mentre molti muoiono di congelamento. La marcia continua fino al 25 gennaio mentre la Julia e la Cuneense si sacrificano nella difesa.
* 26 gennaio: alle 12.00 comincia la battaglia di Nikolajewka. Un'enorme massa di sbandati si rovescia sul villaggio, guidata dalla Tridentina, l'unica delle divisioni italiane ancora in grado di combattere, poi riesce a proseguire.
* 31 gennaio: i primi uomini della Tridentina raggiungono gli avamposti tedeschi. A Scebekino gli alpini sfilano di fronte al generale Gariboldi: circa 20.000 uomini sono usciti dalla sacca. La Tridentina prosegue ancora per 700 chilometri per raggiungere Slobon.
* aprile-maggio: l'ARMIR rimpatria. Anche le divisioni Ravenna e Cosseria, che erano rimaste a Gomel arrivano in Italia a maggio.

 

Epilogo

Le cifre ufficiali parlano di 26.115 morti, 43.166 feriti e 63.684 dispersi; i soldati impiegati al fronte sono stati circa 220.000.
A guerra conclusa, nel 1946 l'Unione Sovietica consentì il rimpatrio di circa 10.000 prigionieri di guerra italiani.
A seguito di una lunga campagna promossa dai reduci per la restituzione delle salme dei caduti, solo nel 1989 fu possibile la restituzione dei primi resti. In seguito fu consentito dalle autorità russe l'accesso a 72 dei molti cimiteri di guerra italiani in quel territorio e sono state iniziate le operazioni di rimpatrio di circa 4.000 salme. Ai caduti della "guerra di Russia" è dedicato un tempio a Cargnacco, presso Udine, ove sono raccolti anche gli ignoti.
In Italia, il riconoscimento giuridico della qualità di ente morale dell'Associazione dei Reduci è stato numerose volte chiesto ed altrettante rifiutato, sino al 1996.

Onore delle armi

Il bollettino n. 630 del Comando supremo russo, emesso da Radio Mosca l'8 febbraio 1943 avrebbe recitato: "l'unico Corpo che può ritenersi imbattuto in terra di Russia è il Corpo d'Armata alpino italiano".
Sono tuttora discordanti le opinioni sull'esattezza della citazione: alcuni asseriscono che nel testo, annunciando il travolgimento delle forze dell'Asse sul fronte del medio Don e la caduta di Stalingrado, si precisò:
Per amore della verità storica, non esistono prove che tale citazione sia vera, che pare essere stata inventata in Italia durante la Guerra Fredda. Ciò non toglie che gli alpini in Russia hanno comunque ampiamente meritato tale onore delle armi.

Vedi anche

Leggi un articolo in merito
La leggenda del bollettino n. 630





 
 
APPROFONDIMENTI
 

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WebGis sulla campagna di Russia
a cura di Paolo Plini

 

 

 

ECHI DEL FRONTE RUSSO

     
  Le Courps Expéditionnaire italien contre l'URSS
Articolo di David Zambon pubblicato su "2nde Guerre Mondiale"


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Articolo di Giorgio Scotoni