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Lo spettacolo teatrale |
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*** Simone Cristicchi - Li romani in Russia Simone Cristicchi è un bravo attore. Bisogna dirlo. Grazie a lui i vari personaggi del poema di Marcelli prendono vita, ognuno con le sue peculiarità. C’è Peppe, che non si fa scrupolo di integrare il rancio del plotone mediante qualche furtarello; ci sono Mimmo, il più acculturato del gruppo, e Nino, ex balilla e avanguardista; c’è Giggi, il più feroce nelle critiche al regime; ci sono Remo, con qualche piccolo precedente penale, Nicola e zi’ Pasquale, caporale del plotone. Vale davvero la pena vedere lo spettacolo. Però – se mi è concesso – vorrei fare un piccolo appunto: in scena c’è una grossa Radio Balilla, simbolo delle notizie che giungevano in Italia dal fronte orientale. Se da un lato è indubbio che le trasmissioni avevano toni propagandistici, se è vero che – durante la ritirata – le informazioni pervennero in modo a dir poco frammentario nonostante qualcuno di sicuro sapesse che le cose stavano volgendo al peggio, non trovo del tutto equo associare all’assedio di Chertkovo un notiziario relativo alle nostre truppe che avanzavano vittoriose sul Donez: questo comunicato radiofonico dovrebbe risalire all’autunno 1941, quando il C.S.I.R. – pur tra parecchie difficoltà – stava in effetti conquistando terreno. I fatti di Chertkovo avvennero invece tra dicembre 1942 e gennaio 1943 (*). Al di là di questo, il monologo cattura l’attenzione. Il testo e il modo in cui Simone sta sul palco creano una sinergia coinvolgente per lo spettatore. ___________________________ (*) Simone Cristicchi, dopo aver letto questo testo prima della pubblicazione ha risposto: “A proposito dello spettacolo... ho corretto l'errore storico che c'era in uno dei bollettini radio!”
Patrizia Marchesini |
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________________________________________________________________________________ VEDI ANCHE
Un brano tratto da "Li romani in Russia" * * * A 'sto punto guardàmose ne l’occhi; lo so cosa pensate, fiji belli: ch’io parlo der Paese dei Balocchi o der Paese de li Campanelli, ’ndo se fanno i discorsi pe’ l’allocchi e se pija la gente pei fondelli; perché la storia detta a ’sta maniera, pare fasulla perché è troppo vera! *** Oggi, però che compio sessant’anni, fiji, fratelli e nipotini mia, che so’ acciaccato e pieno de malanni, ve chiedo: v’ho mai detto una bucìa? Me so’ rimasti pochi compleanni, poi ve saluto e me ne vado via; sioccome nun ciò sòrdi da lassà, vorrei lassavve… un po’ de verità! ch’è trasparente si nun è appannato, pe’ nascónne quello che c’è dietro basta ch’uno apre bocca e je dà fiato! Cristo, l’ha rinnegato pure Pietro e Giuda pe’ du’ sòrdi, l’ha baciato; e le parole più so’ ricercate più t’hai domannà chi l’ha pagate! Voi leggerete tanti libbri belli de poeti famosi e letterati; io invece leggo er Gioacchino Belli ched’è er poeta de li ciorcinati, ched’è er poeta de li poverelli che pàrleno, perdìo, come so’ nati! Me sbajerò, perché so’ un ignorante ma er Belli dà le mele pure a Dante! Perché lui te ritratta ar naturale la vera storia de la pôra gente sotto a l’antica nerchia clericale! L’antri poeti, nun je frega gnente pàrleno un itajano artificiale (…) __________________
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