Intervista a Kseniya Simonova
di Patrizia Marchesini

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Kseniya Simonova

Kseniya Simonova (nata il 22 aprile 1985) è una giovane e famosa artista ucraina originaria di Evpatoriya, una piccola città adagiata sulle coste occidentali della Crimea. Dipinge, disegna e progetta da quando era bambina, assecondata – nello sviluppare il suo talento – dalla madre Irina Simonova, artista, stilista, designer teatrale e insegnante di Belle Arti. Kseniya consegue due lauree: la prima (nel 2007) con una specializzazione in Psico-fisiologia, la seconda l’anno successivo, dopo avere studiato cinque anni presso il Dipartimento Grafico dell’Accademia Ucraina di Stampa. In entrambi i casi ottiene la lode. Inizia a esercitarsi con la sabbia nel 2008 e l’anno seguente diventa famosa in tutto il mondo dopo avere partecipato a Ukraine’s got talent, uno show televisivo simile al noto format americano. Durante le semifinali Kseniya rappresenta una sand story (You are always nearby) divenuta uno dei video più cliccati su internet. Tra il 2009 e il 2011 Kseniya Simonova crea più di duecento sand story, esibendosi ovunque, spesso alla presenza di diversi Capi di Stato. Vive a Evpatoriya con il marito Igor e con il figlio, il piccolo Dmitry. Per saperne di più: http://simonova.tv/en/

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Video sulla Grande Guerra Patriottica (You are always nearby):

Video you tube  per i venticinque anni di Chernobyl:
http://www.youtube.com/watch?v=DgMWKrQjNNM&feature=player_embedded#!

 

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11 marzo 2012

Ho scritto a Kseniya d’impulso, dopo avere visto You are always nearby. Mi ha risposto subito e ha accettato l’idea di un’intervista via mail. La ringrazio per la sua cortesia e per la sua disponibilità, e soprattutto per avermi regalato emozioni con la sua arte. Ringrazio anche la mia amica Pierangela che mi ha segnalato il video You Tube.

La tua vita è contrassegnata dalla creatività. Da bambina dipingevi e disegnavi insieme a tua madre che, in seguito, è stata perfino una tua docente alla Scuola di Belle Arti. Che tipo di insegnante era Irina Simonova?
Mia madre lavora tuttora come insegnante. Fu costretta a prendersi una pausa quando nacquero le mie sorelle Mariya e Anastasiya, che attualmente hanno nove e sette anni. Ma adesso ha ripreso il lavoro. I suoi studenti la adorano perché è più una partner che un’insegnante; dà sempre completa libertà artistica a un ragazzo... cosa che apprezzo molto.
Allo stesso tempo ha accumulato molta esperienza come artista e per quanto riguarda il disegno è in grado di fornire una solida base ai suoi studenti.
Quando ero una bambina dipingeva sempre, e io facevo lo stesso, anche se nessuno mi forzava in tal senso. Nei weekend gironzolavamo in alcune strade che conoscevamo talmente bene da considerarle un po’ nostre, e insieme realizzavamo schizzi e bozzetti. Un periodo bellissimo.

A scuola hai iniziato a tradurre canzoni popolari ucraine in inglese e poesia inglese (non solo quella popolare, ma anche opere di grandi poeti come Shakespeare, Byron...) in russo e in ucraino. Ancora oggi questa è una tua passione. Quale poeta o scrittore preferisci? Chi consideri più vicino al tuo sentire?
Amo Byron, specialmente il suo lato lirico: My soul is dark… Un altro poeta che adoro è Robert Burns che penso stia fisicamente vivendo nella mia mente: Oh, my love is like a red, red Rose…, Should auld acquaintance be forgot…

Kseniya Simonova è una giovane donna particolarmente eclettica: vorresti raccontarci qualcosa sulla tua prima tesi universitaria, riguardante la cromoterapia?
Prima di tutto devo dire che ho avuto dei relatori davvero fantastici, che mi hanno trasmesso il piacere di leggere un trattato scientifico e una sorta di appetito insaziabile nei confronti della lettura. Che scuola! In merito alla mia specializzazione posso dire che tutto quanto ho sperimentato e descritto prova la mia vecchia convinzione: l’arte è una delle cure migliori. Una combinazione di colori realizzata appositamente secondo le peculiarità fisiche di una persona può guarire nevrosi, insonnia, paure... Ho preso parte agli esperimenti del nostro professore e sono onorata, ora, di menzionarlo. Sebbene non abbia mai lavorato come psicologa, posso concludere che l’esperimentare un lavoro scientifico costituisce un fondamento importante. 

La cioccolata non è solo qualcosa da mangiare...
Esatto. Chocolate era anche il nome della rivista pubblicata insieme a mio marito... una rivista culturale con una buona grafica, completamente progettata da me... realizzavo a mano anche tutti i disegni. Sono orgogliosa di dire che si trattava di una pubblicazione bilingue (in russo e in inglese, n.d.r.) e che la traduzione era tutta opera mia. Nel corso di un anno siamo usciti con dodici numeri; Chocolate era conosciuta e considerata un buon progetto non solo in Ucraina; ma nel 2008 la crisi economica cambiò tutto. Gli inserzionisti iniziarono a tirarsi indietro a causa della cattiva situazione finanziaria generalizzata e fummo costretti a sospendere il progetto. Molto spesso, ora, mi chiedono cosa ne sarà di Chocolate. In questo momento, però, non ho tempo per portarla avanti. Mio marito e io abbiamo ricevuto parecchie proposte, c’è chi vorrebbe acquistare il progetto... ma non acconsentirò mai! Spero una volta o l’altra di potermi dedicare di nuovo alla rivista, e che abbia successo.

Tu e la sabbia. Le prime difficoltà, sensazioni, progetti per il futuro.
È cominciato tutto spontaneamente, quasi per caso, ed è diventato quasi uno stile di vita. Naturalmente ho incontrato delle difficoltà, connesse a questa tecnica specifica, al fatto che allora mio figlio era davvero molto piccolo, e al fatto che avevamo perso il lavoro e non avevamo niente da mangiare... Ma sono certa: non io, ma Dio ha deciso di cambiare la mia vita e gliene sono molto grata.
Progetti per il futuro? Tanti. Grandi collaborazioni, concerti personali, proseguire il lavoro relativo al mio film-con-la-sabbia Worth Waiting (Vale la pena aspettare, n.d.r.), iniziato nel 2010... lavorare a un grande show di mio marito, il regista teatrale Igor Pascaru. Lavorare nel mio nuovissimo video-studio, creare nuove sand story. Aiutare gli altri. Essere una buona madre e una buona moglie.

So che il tuo bisnonno morì durante la Grande Guerra Patriottica (così viene chiamata nei paesi dell’ex Unione Sovietica la Seconda Guerra Mondiale, intesa come una guerra per difendere la Patria dopo l’invasione da parte dei Tedeschi e dei loro alleati, fra cui anche noi Italiani, n.d.r.) e questo ti ha ispirato la creazione della sand story intitolata You are always nearby (Sei sempre vicino, n.d.r.), che hai rappresentato in diretta televisiva durante la semi-finale di Ukraine’s got talent. Potresti raccontarci qualcosa sul tuo bisnonno? Sai come e quando morì?
È vero. Ma purtroppo non so molto. Si chiamava Kosma Lobanov, era un ufficiale e prese parte alla Prima Guerra Mondiale nell’Esercito Imperiale Russo, ricevette una menzione... In seguito, dopo la Rivoluzione, difese la nostra Patria come soldato dell’Esercito Sovietico e morì nel 1943. Era un Cosacco del Kuban, una persona nobile, molto generosa ed educata. Sua figlia, Tatiana, era la madre di mio padre e morì molto giovane. Ho un’unica foto del bisnonno Kosma e sono molto orgogliosa di lui, era davvero bello, con una grande saggezza nello sguardo.

I soldati italiani combatterono nell’ex Unione Sovietica, attraversando l’Ucraina e giungendo fino alle rive del Don. Ma alcune unità della Regia Marina Italiana, oltre che sul Lago Ladoga, furono mandate sul Mar Nero e stabilirono le loro basi sulla costa meridionale della Crimea. Hai mai sentito parlare di questo? Parenti o amici ti hanno mai raccontato della presenza degli Italiani?
In effetti no. Nel nostro Paese quasi tutte le informazioni riguardano l’occupazione tedesca. Sai, sebbene il mio bisnonno sia morto e cose terribili siano accadute ovunque, voglio credere che tutto il mondo abbia compreso quale terribile errore sia stata la Seconda Guerra Mondiale... voglio credere che per il futuro continui a crescere l’atteggiamento alla pace verso l’altro e continuino a crescere amore e amicizia. Io credo che l’Era della Pace stia arrivando sul nostro Pianeta.

Sei molto giovane e il tuo interesse per quegli eventi passati mi ha colpito. Al contrario, molti ragazzi – in Italia – sembrano non interessati a tutto ciò, come se fosse parte di un tempo ormai lontanissimo. Ma sono fermamente convinta che il ricordo di quanto è accaduto sia importante, e che ricordare le storie di così tanti individui sia Storia. Sei d’accordo?
Sì. Amo studiare la Storia e sono sicura che solo la conoscenza degli errori passati può aiutarci a evitare quelli futuri. Questo è stato uno dei motivi per creare le sand story sulla guerra: per interessare i giovani alla Storia e farli pensare alle motivazioni di ciò che è stato e alle conseguenze. Sono felice se ci sono riuscita.

Ho visto alcune delle tue sand story su internet: sembri esibirti come se fossi mossa da una musica interiore. È soltanto una mia impressione o in effetti pensi a una musica particolare mentre disegni con la sabbia?
Sei molto attenta. In effetti, in molti casi è vero. Creo le mie sand story ascoltando musica rock russa... Boris Grebenshikov e gli “Aquarium”, gli “Splean”, Victor Tsoy, una leggenda del rock russo. Amo anche Vivaldi e molti altri compositori classici, specialmente del periodo rinascimentale. Ma quando creo le storie al fine di raffigurare e rendere visibile una certa musica in particolare, sono felice di ascoltare proprio quella musica. Così è stato, per esempio, quando ho creato le storie per lo spettacolo con l’Orchestra Sinfonica della Toscana – a Firenze – oppure per il concerto giapponese di fine anno a Tokio, o con l’Orchestra Sinfonica YouTube, oppure ancora con la mia partner band V.O.D.A. (un gruppo musicale, n.d.r.) e in altre circostanze simili. 

Hai accennato al fatto di essere stata a Firenze. È stato nel giugno 2011. Raccontaci qualcosa, per favore. Cosa ti è piaciuto – e cosa no – del nostro Paese?
È stato un grande onore esibirmi con l’Orchestra Sinfonica della Toscana al Teatro Verdi. Un’esperienza indimenticabile. Era la prima volta che venivo in Italia e mi sono innamorata di tutto, specialmente di Firenze. Bella Firenze! (in italiano anche nella versione inglese, n.d.r.) Ho iniziato persino a scrivere una piccola storia su Palazzo Vecchio. Da giugno 2011 vedo Firenze nei miei sogni e sono sogni fantastici. Potrei raccontare per ore di questo, ma temo che quanto direi supererebbe la lunghezza dell’intera intervista! Dirò solo che Firenze è un luogo dove un artista può davvero perdere la testa. Il concerto con l’Orchestra Sinfonica della Toscana è stato come un miracolo, per me: mi sono esibita sulle note della musica di Vivaldi che preferisco, Le quattro stagioni. L’Orchestra è un mondo grandioso di persone estremamente dotate, e voglio credere che tornerò.

Parliamo un pochino delle tue opere grafiche. Mi piacciono, anche se non sono sicura di comprenderle completamente. Quelle forme, quei colori, quelle gambe lunghissime mi colpiscono. La commistione tra surreale e oggetti del quotidiano affascina, è quasi magica.
Grazie! È davvero importante per me conoscere l’opinione del pubblico in merito ai miei lavori grafici, perché storicamente io sono un’artista grafica, e solo in seguito sono diventata una sand artist. I lavori grafici sono il risultato di come io percepisco il mio mondo interiore, sono la conseguenza del dialogo con la mia parte più intima. Chiamo tutto ciò Brainwriting, cioè scrittura cerebrale; prevede un modo molto speciale di lavorare. È ciò che è dentro di me, e senza disegnare in quella maniera – lo penso davvero – potrei impazzire.

Kseniya e gli altri. Hai dichiarato che aiutare chi ha bisogno è un tuo bisogno personale, e che Dio ti ha dato un talento speciale proprio per raccontare – grazie alla sabbia – le storie di chi deve affrontare disagi e difficoltà.
Sì, non credo mi sia stata data un’opportunità simile di comunicare con il pubblico soltanto per la mia personale soddisfazione. Sono sicura di dover essere utile agli altri – quelli che ne hanno bisogno – con l’aiuto della mia arte. Sento davvero questa esigenza, di creare sand story riguardanti bambini o persone malate, per aiutarle... o di assistere i bambini dell’orfanotrofio di Simferopol, con i quali sono già al secondo anno di esperienza. Voglio essere utile e sono felice se lo sono.

Hai tanti hobby... hai studiato la storia dell’Impero Russo per anni; collezioni oggetti antichi, scrivi e traduci; ti piace praticare sport come lo sci acquatico e il tennis, o ballare l’hip-hop. Ma la tua famiglia è molto importante e ho letto che tuo figlio è il tuo hobby principale. Come riesci a gestire tutto questo?
È molto facile se ti piace ciò che fai. Tutto questo mi rende felice, mi fa sentire bene, nella mente e nel corpo. Ma la priorità assoluta è la mia famiglia, e lo sarà sempre. Il mio piccolo Dmitry o Dima – come io lo chiamo – è un bravissimo bambino, di buon cuore, comunicativo e pieno di talento. Ogni giorno dico a Dio: “Grazie per tutto ciò che ho, lascia che sia sempre così, se possibile!”.

 

 

My soul is dark - Oh! quickly string
The harp I yet can brook to hear;
And let thy gentle fingers fling
Its melting murmurs o'er mine ear.
If in this heart a hope be dear,
That sound shall charm it forth again:
If in these eyes there lurk a tear,
'Twill flow, and cease to burn my brain.
But bid the strain be wild and deep,
Nor let thy notes of joy be first:
I tell thee, minstrel, I must weep,
Or else this heavy heart will burst;
For it hath been by sorrow nursed,
And ached in sleepless silence, long;
And now 'tis doomed to know the worst,
And break at once - or yield to song.
(By G. G. Byron)

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Oh, my love is like a red, red rose
That's newly sprung in June
Oh, my love is like a melody
That's sweetly played in tune
As fair art thou, my bonnie lass,
So deep in love am I
And I will love thee still, my dear,
Till all the seas gang dry.
Till all the seas gang dry, my dear,
Till all the seas gang dry
And I will love thee still, my dear,
Till all the seas gang dry.

'Til all the seas gang dry my, my dear
And the rocks melt with the sun
And I will love thee still, my dear
While the sands of life shall run
But faretheewell, my only love
Oh, faretheewell a while
And I will come again, my love
Tho' 't were ten thousand mile
Tho' 't were ten thousand mile, my love
Tho' 't were ten thousand mile
And I will come again, my love
Tho' 't were ten thousand mile.
(By Robert Burns)

* * *

Should auld acquaintance be forgot,
And never brought to mind?
Should auld acquaintance be forgot,
And auld lang syne!
 
For auld lang syne, my jo,
For auld lang syne,
We'll tak a cup o' kindness yet
For auld lang syne.

And surely you'll be your pint stoup,
And surely I'll be mine,
And we'll tak a cup o' kindness yet
For auld lang syne!

We twa hae ran about the braes,
And pou'd the gowans fine,
But we've wander'd monie a weary fit
Sin' auld lang syne.

We twa hae paidl'd in the burn
Frae morning sun til dine,
But seas between us braid hae roar'd
Sin' auld lang syne.

And there's a hand, my trusty fiere,
And gie's a hand o' thine,
And we'll tak a right gude willie waught
For auld lang syne!
(By Robert Burns)