LIBRI

ULTIMO LIBRO COMMENTATO
 

RITORNO
di Nelson Cenci, Ugo Mursia Editore, 1991, Milano
recensione di Patrizia Marchesini

 
Ritorno Nelson Cenci
 


RECENSIONE AL LIBRO


 
     
  INDICE ALFABETICO

 
     

In questa sezione troverete i numeri del DOVUNQUE il giornale dei soldati italiani in Russia, il numero unico CSIR e una bibliografia consigliata per chi volesse approfondire i temi riguardanti la campagna di Russia, dove possibile si aggiungono i commenti al libro. Gli Autori delle recensioni sono Patrizia Marchesini [P.M.] e Achille Omar Di Leonardo [A.O.D.L.].

Sono inoltre presenti indicazioni sui libri che trattano direttamente del 120° Reggimento Artiglieria Motorizzato, e quelli che affrontano l'argomento della prigionia.
Infine una sezione è dedicata ad altro tipo di documentazione e a libri che trattano quel periodo storico utili per approfondire.

I libri sono in ordine alfabetico per autore.
Questo simbolo
, che troverete alla fine del titolo del libro, rimanda alla lettera alfabetica corrispondente.
Questo simbolo
invece, posto sotto della lettera alfabetica o a fine box, rimanda all'indice alfabetico o all'introduzione a questa pagina.

CSIR
Organo del Corpo di Spedizione Italiano in Russia

  Introduzione al CSIR
 

CSIR Numero 1 (numero unico)
10 ottobre 1941 -
XIX Anno I, n. 1

 


DOVUNQUE
il giornale dei soldati italiani in Russia


  Introduzione al DOVUNQUE
 
 

DOVUNQUE Numero 1
del 3 gennaio 1942 -
XX P.M. 88 R

 
     
   
     
   
     
 
DOVUNQUE Numero 6
del 7 febbraio 1942 -
XX P.M. 88 R
 

 


Libri che trattano del 120°

   

Fiocchi di neve Lino Rizzon e Fabio del Forno
Fiocchi di neve
Roma, ilmiolibro.com gruppo editoriale L'Espresso, 2008

“Fiocchi di neve” è la storia di un reduce del 120° reggimento artiglieria motorizzato scritto da Lino Rizzon (il reduce protagonista) e Fabio del Forno (suo nipote). Viene raccontata la vita di un giovane veneto dalla sua giovinezza, periodo intriso di amor di patria e di entusiasmo per gli eventi che si stanno svolgendo, alla dura realtà della guerra che passa attraverso la tragica esperienza della prigionia. Con una scrittura semplice e scorrevole, ricca di informazioni, il racconto si svolge in prima persona ed è un dialogo intimo e diretto con i lettori. I capitoli sono piccoli frammenti di vita vissuta tra mille difficoltà ed incredibili coincidenze, tra le costrizioni ed episodi di umanità. Al lettore è lasciata la libera interpretazione dei fatti che scorrono cronologicamente fino al riscatto finale: la vita che ricomincia. Un particolare merito va a Fabio del Forno che, da giovane scrittore, si cimenta nella trascrizione di queste testimonianze e lascia spazio alle parole del nonno che raccoglie come “fiocchi di neve” in una novantina di pagine. Il pretesto di un libro mette a confronto, e in stretto rapporto, due diverse generazioni e ci dimostra quanto i giovani sappiano ascoltare.
La stampa del libro rientra in un progetto editoriale gestito dal sito www.ilmiolibro.it che offre la possibilità di pubblicare e stampare le proprie opere letterarie senza dover necessariamente passare attraverso il vaglio di un editore. Un'opportunità in più che ci permette di leggere oggi questa testimonianza. Il libro è acquistabile a questo indirizzo www.ilmiolibro.it scrivendo, sul box di ricerca, il titolo del libro “Fiocchi di neve”. I commenti al libro vi invoglieranno alla lettura. [A.O.D.L.]


Papuli Gino
Il labirinto di ghiaccio
Terni, Thyrus, 1991

Ottimo libro per lo stile e il modo umano in cui viene trattato l'argomento. É un resocondo delle vicende che interessarono il secondo gruppo che si trovò a ripiegare verso sud insieme alla cosidetta "colonna Carloni". I duri combattimenti (soprattutto a difesa di Pawlograd) che dovettero affrontare agevolarono la grande ritirata dell'armata italiana protetta a sud dai bersaglieri e dagli artiglieri del secondo gruppo del 120°. [A.O.D.L.]


Mario Carloni
La campagna di Russia
Milano, Longanesi & C., 1971

Il libro tratta principalmente le azioni di guerra del 6° reggimento bersaglieri nell'ultima fase della guerra di Russia dal dicembre 1942 al febbraio 1943 nei pressi del Don. Il reggimento, comandato dallo stesso Carloni, costituisce quella che venne definita la "colonna Carloni" alla quale si unirono diversi altri reparti tra i quali il secondo gruppo del 120° e ceh costituì la ritirata a sud.
Il Carloni però commette due errori: uno chimanado 121° reggimento quello che è invece il 120° e il secondo chimando Alati anziché Alari il comandante del secondo gruppo dello stesso reggimento.
Un libro scritto con lucidità e freddezza militare avulso da ogni tipo di filtro emotivo. Interessante oltre che per il dettagliato resoconto della vicenda dello sfondamento russo, anche per la critica rivolta agli organizzatori della guerra e alla sottovalutazione della potenza dell'esercito russo. [A.O.D.L.]


Filippo Cappellano
Storia Militare n. 80
Militari/Periodici, 2000
Articolo all'interno dal titolo:
Il 120° reggimento artiglieria in Russia. Serafimovich
La rivista riporta le notizie tratte dal diario di reggimento descrivendo nei dettagli la battaglia di Serafimovich che vide il 120° affrontare una testa di ponte russa nell'ansa del don. È inoltre presente la storia del reggimento. [A.O.D.L.]


Bogatsvo Julius e Ricchezza Giulio
Il Corpo d'Armata Alpino non s'arrende!
Libritalia
Il libro, diviso in cinque parti, tratta della partecipazione italiana al fronte russo. La prima parte, "Un anno in Russia col CSIR", ripercorre le vicende della formazione del Corpo di Spedizione Italiano nell'inverno russo. "Il 6º Bersaglieri dalla Jugoslavia al Don" racconta le gesta del 6º reggimento Bersaglieri dalla partenza fino alla sua unione con la divisione Celere e alla battaglia di Serafimovich dove si cercò di annientare una testa di ponte russa. "La guerra dei fanti" riguarda la prima battaglia difensiva dell'ARMIR sul fiume Don (agosto '42) e dello sfondamento russo (dicembre '42), mese della grande ritirata. Segue poi il racconto della tragedia degli alpini "Il Corpo d'Armata Alpino non si arrende!" rapporto del loro complessivo accerchiamento e della loro resistenza ad oltranza fino all'annientamento delle ultime divisioni. "Natale in Ucraina" riporta invece i combattimenti del CSIR avvenuti nel '41 contro la resistenza russa. [A.O.D.L.]



Giovanni Ghibelli
Prikass Stalina Italianski Karoshij (Ordine di Stalin gli italiani sono buoni)
edito in proprio
Questo libretto è un preziosissimo scrigno che contiene i ricordi del capitano Giovanni Ghibelli, aiutante capo del 120° Reggimento Artiglieria Motorizzato. Frammenti di un uomo minuto che fu ai vertici della guerra al fronte russo. I racconti sono lampi di luce che il capitano del 120° sente l'esigenza di fermare sul foglio prima che svaniscano del tutto. Non sono ricordi di tattiche militari né tautomero di racconti di battaglie gloriose. Sono piuttosto quello che resta di una tremenda avventura nei campi di prigionia russi. Il capitano, con rassegnazione, si sofferma sugli avvenimenti di umana tribolazione aprendo un lume di speranza sugli uomini. Pur essendo un libro che non aggiunge molto alla storia comune è una preziosa testimonianza sulla capacità dell'uomo di resistere alle più avverse situazioni e un punto di vista sulla redenzione rispetto ai propri errori. L'autore cerca di trovare, senza pregiudizi, ciò che di buono c'è nell'essere umano tentando di far tesoro di ciò che di positivo può trovarsi anche nelle situazioni più disumane. Un senso di solidarietà cercata senza contrapposizioni lasciando che la sorte faccia il suo corso. Ed è questo senso di abbandono affidato agli eventi, al quale non si oppone, se non per un istinto naturale di sopravvivenza, che gli permette di vedere nel "nemico" il riflesso della sua stessa condizione di uomo. Uno stile garbato, sereno, a tratti anche ironico e autoironico scritto con semplicità e naturalezza anche quando si sofferma su particolari di imbarazzante intimità. [A.O.D.L.]

 


Libri sulla campagna di Russia


     

B

Bedeschi Giulio
Centomila gavette di ghiaccio
Milano, Mursia, 1963
Dietro lo pseudonimo dell'ufficiale medico Italo Serri, l'autore ripercorre i drammatici momenti della sua esperienza prima sul fronte Albanese, poi sul fronte Russo nel X reggimento artiglieria della divisione Julia. Soffermandosi spesso sui particolari più cruenti, ricostruisce, quasi con distacco, la realtà della guerra, restituendoci un'immagine chiara, fotografica, violenta e mostrandoci tutta la macabra crudeltà dei combattimenti. Attraverso le descrizioni e i dialoghi tra i personaggi, il libro scorre sull'allucinante odissea degli alpini fino alla ritirata, un racconto che potrebbe considerarsi il manifesto dell'alpino per antonomasia, un tributo doveroso a tutti i compagni uniti sotto la stessa passione per il "cappello di feltro [...] ornato di una penna nera", simbolo di valori autentici di uomini sempre pronti ad affrontare le avversità con coraggio e determinazione. [A.O.D.L.]

Bedeschi Giulio
Il peso dello zaino
Milano, Mursia, 1966

Bedeschi Giulio
Nikolajewka: c'ero anch'io
Milano, Mursia, 1972

Bedeschi Giulio
Laugier de

Gli italiani in Russia 1812-1941/43
Milano, Mursia, 1980

Bedeschi Giulio (a cura di)
Fronte russo: c'ero anch'io - Testimonianze fra cronaca e storia. I libri di Giulio Bedeschi
(Due volumi), Mursia, ristampa 2004 ed. 1983
Uno dei libri più interessanti e completi di raccolta a 360° di testimonianze dei reduci di tutte le divisioni e reggimenti che parteciparono alla guerra di Russia. Il libro è diviso in due volumi. Il primo raccoglie le testimonianze delle divisioni che fecero parte del CSIR e dell'Armir, il secondo raccoglie principalmente le testimonianze degli alpini. [A.O.D.L.]

Bedeschi Giulio
La mia erba è sul Don
Milano, Mursia, 1984
Orientato come sempre a decifrare l'animo umano costantemente in bilico fra il bene e il male, l'autore si propone la rimozione e il superamento di conflitti fra generazioni, genti e ideologie diverse. Non più gli uomini contro l'uomo, ma l'uomo per l'uomo. [P.M.]

Bedeschi Giulio
Prigionia: c'ero anch'io
(Due volumi) Milano, Musia 1990


Beevor Antony
Stalingrado
Milano, BUR RCS, 2000
La sera del 23 agosto 1942 la sedicesima divisione corazzata tedesca si attestava sulle rive del Volga, a breve distanza da Stalingrado. L'Armata Rossa sembrava in rotta.
Ma gli uomini della Wehrmacht non potevano sapere che la città assediata sarebbe divenuta un baluardo insuperabile. La svolta decisiva si ebbe quando la Sesta Armata tedesca del generale Von Paulus (300.000 uomini) si ritrovò rinchiusa in una sacca da cui non potè più uscire.
Rievocazione viva e memorabile, grazie e fonti sovietiche finora inaccessibili e a testimonianze di combattenti di entrambi i fronti. [P.M.]


Benassi Benigno
Il processo D'Onofrio e la verità
Bologna, Abes, 1949


Bertinaria Pier Luigi
La tragedia italiana sul fronte russo. 1941 - 1943
Rimini, Bruno Ghini 1992


Bologna Piermario e Calandri Michele
Gli italiani sul fronte russo
Istituto Storico della Resistenza in Cuneo e Provincia, Bari, De Donato, 1982


Bonadeo Agostino
Sangue sul Don
Milano, Ed. Familia Nova, 1980


Bonadeo Agostino
Mai più guerre, (ed. inglese: Never more wars)
Schena Editore


Bortolo Maddalena G.
Portaferiti in Russia 1942/43
Milano, coll. Il Cammeo - Longanesi, 1971


Brevi Giovanni
Russia 1942-1953
Milano, Garzanti, 1955


Brignoli Marziano
Voloire - Memorie per la storia
Milano, Stabilimento Grafico Militare, 2000
Questo volume è dedicato al Reggimento Artiglieria a Cavallo e ne ripercorre la storia, dalle origini al periodo immediatamente successivo all'8 settembre 1943.
Molto interessante il capitolo dedicato al fronte russo, ricco di] testimonianze dettagliate. [P.M.]


Bruno Giuseppe
Storie di alpini e di muli, Cuneo
L'Arciere, 1983
Ufficiale veterinario in spe, ha prestato servizio per venticinque anni pressoché ininterrotti nei reparti alpini, partecipando alla guerra sui fronti occidentale e greco-jugoslavo con la divisione Tridentina, e sul fronte russo, prima con la divisione Cuneense, poi con la 121 a infermeria quadrupedi.
"In questo libro si narrano vicende di uomini e di muli, ma è la prima volta, mi pare, che questi animali compaiono come personaggi nella nostra letteratura, e vi entrano di peso, come giustamente meritano." (Mario Rigoni Stern). [P.M.]


Brosio Manlio
Diari di Mosca 1947/1951
Bologna, il Mulino, 1986



C

Callin Tambosi Gino, Conighi Elio
1943 - Dal Don a Nikolajewka
Trento, Reverdito Edizioni, 1993
Questo libro, come tanti altri, riporta le testimonianze di molti alpini, reduci dalla Russia.
Le loro storie erano state raccolte, all'inizio degli anni '70, dagli autori per realizzare una serie di articoli pubblicati, allora, sul quotidiano "L'Adige" di Trento.
Tali scritti sono stati riveduti per renderli più rispondenti al lettore di oggi. [P.M.]


Caneva Carlo
Calvario bianco
Udine, Grafica Friulana, 1967


Cappellini Arnaldo
Inchiesta sui dispersi in Russia
Milano, ITE, 1949


Carrel Paul
Operazione Barbarossa
Milano, Rizzoli, 2000

Carrel Paul
Terra bruciata
Milano, Rizzoli, 2000


Caruso Alfio
Tutti i vivi all'assalto
Milano, Longanesi, 2003
Leggendo questo libro vi torneranno in mente i maggiori e più diffusi libri sulla campagna di Russia. Alfio Caruso, giornalista poliedrico, riscrive la storia dell'anabasi alpina ricalcando le tracce dei testi di Bedeschi, Di Rigoni Stern, Revelli, Corradi ed altri autori nonché il libro sulle unità italiane al fronte russo dello Stato Maggiore dell'Esercito. Con uno stile incalzante, anche se con ritmata monotonia, ripropone un riassunto dettagliato delle vicissitudini del corpo alpino, un lavoro divulgativo certamente valido per chi è interessato agli alpini. Molto utile lo schema dei reggimenti, che parteciparono alla campagna di Russia, e l'elenco dettagliato dei soldati citati nel libro.[A.O.D.L.]


Cassina Mariano (a cura di)
Quant'è bella giovinezza
Sondrio, Lyasis Edizioni, 1999
Storia di un alpino del battaglione Morbegno e di un artigliere del gruppo Bergamo, due ragazzi valtellinesi chiamati al servizio di leva nel 1940 e restituiti alle loro case nel settembre 1945.
Non c'è traccia di retorica, né di futile trionfalismo. E' una storia di grandi sofferenze, superate con un po' di fortuna, ma sicuramente grazie anche a una giovinezza trascorsa nel contesto severo di gente povera. [P.M.]


Catanoso Carmelo
Il primo reggimento alpini dal Don all'Oskol
Stabilimento tipografico Morino, Cagliari, 1955


Cenci Nelson
Ritorno
Milano, Rizzoli, 1981; II Ed. Mursia, Milano, 1991

Quando il sottotenente Nelson Cenci rientrò dal fronte russo, ferito gravemente a entrambi gli arti inferiori, una sola cosa gli premeva: riprendere gli studi e diventare un medico. Gli eventi drammatici che lo avevano coinvolto rimasero a sedimentare dentro di lui a lungo.
Anni dopo, come lui stesso ha raccontato, una nevicata in montagna – che sembrava coprire non solo il paesaggio circostante ma anche i corpi di quanti non erano tornati – accese in lui il desiderio di scrivere.
La prima edizione di Ritorno fu pubblicata nel 1981, con l’introduzione di Mario Rigoni Stern... Un titolo efficace, e dalle molteplici valenze.
C’è il ritorno continuo dei pensieri alla vita di prima. Prima della guerra e, soprattutto, della partenza per la Campagna di Russia... Emergono prepotenti la passione per il mare e per la montagna, le fatiche dell’addestramento militare, i giorni dell’infanzia vissuti con la madre sull’Appennino tosco-romagnolo.
C’è – durante il ripiegamento del Corpo d’Armata Alpino – la testardaggine di voler tornare a casa, e il racconto di come quel ritorno sia stato possibile.
C’è – in ogni pagina – il ritorno incessante della memoria, nei confronti di chi condivise quell’esperienza. Con lunghi dialoghi oppure con poche parole Cenci tratteggia i suoi compagni. Alcuni di loro – Rigoni Stern e Prisco – sono persone ben note, altri vengono delineati con pennellate essenziali ma efficaci. Sarpi amava la vela; Alberico – compagno di liceo – sciava benissimo; Corazza e Barp venivano entrambi dalla provincia di Belluno... il primo non sopportava i Tedeschi e aveva il sogno di diventare gelataio, il secondo, più accomodante, spesso frenava l'irruenza dell'amico; il capitano Beppo Signori, invece, era un po' ruvido... Tanto per citarne alcuni.
E poi Lancini, il conducente di muli che, forse, più di ogni altro rese possibile il ritorno a casa di Nelson Cenci.
Ritorno è una meditazione importante e sofferta, ma priva di animosità. Pur descrivendo avvenimenti tanto drammatici, lascia l’animo sereno, forse perché Cenci ha saputo smussare spigoli e amarezze e indica quali valori imprescindibili per l’uomo la convivenza pacifica e la solidarietà fra gli individui.
[P.M.]



Chierici Arnaldo (a cura di)
Policarpo Chierici comandante alpino
Chiari (Bs), Nordpress, 2002
Il tenente colonnello Policarpo Chierici, comandante il Battaglione Val Chiese, 6° Reggimento Alpini, Divisione Tridentina, compie una scelta politica e la mantiene, con coerenza, per una vita intera.
Un uomo di valore che oggi appare forse fuori moda per dirittura morale, asprezza di carattere, rigore. Che non esita a opporsi ai suoi superiori, senza curarsi delle conseguenze che ne potrebbero derivare, pur di agire come ritiene giusto e salvare la vita di migliaia di soldati. [P.M.]


Cicchino Enzo Antonio
Il Duce attraverso il Luce
Mursia, Milano 2010
“Il Duce attraverso il Luce” di Enzo Antonio Cicchino è un prezioso tomo di 830 pagine di storia. Una storia per immagini ripercorse e rievocate attraverso la scrittura. Non troverete infatti nessuna fotografia esplicativa al suo interno, sarà l’autore del libro a trascinarvi magicamente dentro la Luce dell’Istituto cinematografico del ventennio fascista.
Con le parole evocative, descrittive e trascritte, sarete accompagnati dentro la storia in un modo del tutto particolare e riscoprirete i personaggi e i protagonisti di quel periodo sotto un’altra luce. Lo stile della scrittura musicale e ritmica di Cicchino vi catturerà, vi suggestionerà e vi accompagnerà per mano facendovi vivere, con l’immaginazione, le stesse emozioni, le stesse impressioni provate dall’italiano dell’epoca di fronte alle proiezioni delle luci delle ombre. Il “viaggio” si svolgerà attraverso l’esame delle pellicole dei cinegiornali “struttura creata dal regime … per documentare se stesso a fini propagandistici, ma talvolta anche per produrre cultura”, “documenti in cui nulla è lasciato al caso”. I temi trattati vanno dagli incontri pubblici del Duce alle immagini dai fronti di guerra: “Immagini di storia divenute cosa”, “Scale di grigi divenuti storia”. Non mancano ovviamente i riferimenti alla campagna di Russia trascrizioni dei documentari girati dall’operatore Mario Montuori.

Ma chi è Enzo Antonio Cicchino? Innanzitutto è un amico, il primo contatto umano che mi ha seguito e mi ha supportato quando muovevo i primi passi alla ricerca di informazioni sul 120° e sulla campagna di Russia. Cicchino è un giornalista, uno storico specializzato in cinematografia nato in Molise, a Isernia, allievo di Mario Benvenuti. Ha lavorato come assistente alla regia di Paolo e Vittorio Taviani, nei film “Il prato” e “La notte di Sano Lorenzo, e di Valentino Orsini, nei film “Uomini e no” e “Figlio mio”. Per Raitre è stato documentarista e autore di numerosi programmi di Storia e ha curato diverse inchieste per “Mixer” (programma Rai diretto da Giovanni Minoli). Attualmente lavora per “La grande Storia” (programma Rai diretto prima da Pasquale D’Alessandro e poi da Luigi Bizzarri). Dal 1995 ha creato ed è responsabile di un interessante sito internet www.larchivio.com dove confluiscono arte, letteratura e storia. Vedi anche: Curriculum.

Enzo Cicchino, con Roberto Olivo, è autore dei volumi:
* LA GRANDE GUERRA DEI PICCOLI UOMINI (Ancora editore – Milano)
* MUSSOLINI (Nordpress editore – Chiari)
* VIA RASELLA (Nordpress editore- Chiari). [A.O.D.L.]


Collo Luigi
40 sotto zero a Nikolajewka
Milano, Cavalloti, 1973


Corradi Egisto
La ritirata di Russia. La marcia allucinante degli alpini in un inferno di ghiaccio e di fuoco
Milano, Longanesi, 1965 (edito anche da da Mondadori 1986 e da Nordpress 2003)
Tra l'incertezza dei ricordi che svaniscono e l'inconscia volontà di cancellarne quelli più duri, il Sottotenente di complemento "in forza" al comando della divisione Julia, Egisto Corradi, racconta la sua esperienza in Russia fino alle estenuanti marce della ritirata insieme agli alpini. I dubbi e le paure riaffiorano in un racconto sincero e senza retorica soffermando la sua attenzione sulla storia e sulla descrizione dei compagni visti dal filtro della penna del giornalista nella loro veste di uomini autentici. [A.O.D.L.]


Corti Eugenio
I più non ritornano. Diario di ventotto giorni in una sacca sul fronte russo (inverno 1942-43)
Milano, Garzanti, 1947 - Mursia, Milano 1990.
Diario del sottotenente Eugenio Corti, del XXX reggimento artiglieria della Divisione Pasubio. Lo scrittore, di formazione cattolica, racconta la ritirata delle divisioni Pasubio e Torino, e di reparti della Celere e della Ravenna chiusi ormai nella sacca senza automezzi, senza armi, senza viveri, stremati dalle estreme temperature rigidissime.
Una ossessionata altalena tra la morte dei compagni, "irrigiditi nelle posture più strane", e la vita, ostacolata, oltre che dai continui attacchi dell`armata rossa, dai cecchini e dai partigiani, anche dal gelo siberiano che insidia e logora il corpo e la mente. Un racconto crudo e freddo sugli orrori della guerra, sugli uomini e le loro debolezze, sull'istinto di conservazione che coinvolge tutti. Uno stile scorrevole, con punte di alto spessore narrativo dove la fede ne è il veicolo ma che spesso stride con le azioni di guerra alle quali nessuno può sottrarsi. Una velata nota di pregiudizio verso i meridionali emerge di tanto in tanto a stonare con la narrazione che mette, oltretutto, in luce anche un certo dichiarato odio verso il soldato tedesco, sentimento peraltro comune a molti altri soldati italiani. [A.O.D.L.]


Cristicchi Simone presenta - testo di Elia Marcelli - illustrazioni di Niccolò Storai
Li Romani in Russia - Racconto di una guerra a millanta mila miglia
Milano, Rizzoli Lizard, 2010
Nell’ambito della riscoperta del testo di Elia Marcelli, Li romani in Russia, Simone Cristicchi si fa promotore di una interessante iniziativa: la trasposizione in immagini e testo dello spettacolo che lo stesso Cristicchi sta portando in giro per i teatri italiani e che ha visto il debutto a Mosca il 31 ottobre 2010. L’autore delle illustrazioni del libro è Niccolò Storai, un talentuoso giovane disegnatore, autore di fumetti, di cartoni animati e di illustrazioni di libri per bambini. Il segno delle immagini è vibrante e veloce, largo come un pennello intinto nell’inchiostro nero che sbava, si allunga, striscia sul foglio a deformare i volti e le cose restituendo un visione globale surreale, di sogno. I colori si accendono e si spengono, esaltando o spiegando gli stati d’animo e le situazioni, in un gioco di toni caldi e freddi che ricordano a tratti le illustrazioni dei giornali satirici dei primi anni del ‘900, ma con uno stile nuovo e moderno. Su questa linea si muove il segno, in parallelo con il testo in romanesco, restando in bilico tra l’ironia e il dramma, tra il trasognato e il realismo crudo. Fogli ingialliti (sui quali fa capolino la figura del narratore Cristicchi in ascolto della sua “radio balilla”) dividono i vari capitoli, interrompendo il ritmo, a rappresentare la voce ufficiale del regime che tenta di rassicurare e di spiegare l’andamento della guerra che, nelle pagine del libro, prende già pieghe diverse. Un modo per sottolineare l’assurdità della propaganda che vuole ignorare e sorvolare su quel che sta accadendo realmente su quel fronte. L’esperimento è dunque perfettamente riuscito, le immagini e il testo si fondono e restituiscono una visione originale del tutto nuova che accorcia le distanze con il testo e stimola la curiosità per lo spettacolo/monologo di Simone Cristicchi. Un'interessante idea per un regalo da fare anche ai più giovani. Vedi anche: Rizzoli Lizard | ComicsBlog | Biblon VIDEO libro | Il Foyer | CristicchiBlog | Compra il libro>> | [A.O.D.L.]




D

Danda Giobatta
Vistù
Vecenza, Biblioteca Bertoliana, 2008
Il 1° marzo 2008 si è svolta, presso il Teatro Comunale di Vicenza, la presentazione della riedizione del libro di Giobatta Danda “Vistù” Un giovane ufficiale vicentino con il Btg. Alpini Vestone nella Campagna di Russia 1942-1943. Un’iniziativa organizzata con cura nel bel teatro nuovo di Vicenza dove è stata presentata la Fanfara storica della sezione ANA della città. La serata, dedicata esclusivamente alla rievocazione di gesta alpine (65 anni dopo) e della battaglia di Nicolajewka, è l’ennesima dimostrazione di quanto gli alpini si sappiano organizzare e di quanto il loro interesse e la loro memoria per la campagna di Russia sia forte e viva nella gente veneta e anche nelle nuove leve. Encomiabile l'iniziativa di solidarietà di devolvere il ricavato della vendita del libro di Danda ad un'associazione che gestisce una scuola per bambini. Tra gli intervenuti oltre all’autore: Domenico Innecco, Enrico Hullveck, Giovanni Lugaresi, Gianni Periz (organizzatore e ideatore della serata). [A.O.D.L.]
ALTRI RIFERIMENTI >>Locandina] Cartolina] Poesia di Enrico Hullveck]


De Laugier Cesare e Bedeschi Giulio
Gli italiani in Russia
Milano, Mursia, 1980


Del Rio Giorgio Mastino
In difesa dei reduci di Russia
Roma, Centro assistenza militare, 1949


De Franceschi Constantino et al. (a cura di)
Le operazioni delle unità italiane al fronte russo
Roma, Stato maggiore dell'Esercito, 1977


Di Michele
Io, prigioniero in Russia
Il racconto di un reduce della seconda guerra mondiale sul fronte russo

Firenze, L'Autore Libri Firenze, coll. Biblioteca 80, 2008
Nel 1942, a soli venti anni, un ragazzo abruzzese di Intermesoli, frazione di Pietracamela in provincia di Teramo, un piccolo paese alle pendici del Gran Sasso, viene sradicato dalla propria terra e mandato a combattere in prima linea sul fronte russo. Nel corso di un’imponente e travolgente offensiva da parte dei Sovietici, diviene loro prigioniero. Dal Campo di Concentramento di Tambov, all’Ospedale di Bravoja, fino ai Campi di lavoro del cotone di Taskent in Kazakhstan, è riassunta la sofferenza di questo giovane alpino e di migliaia di altri prigionieri. Infine, dopo quasi quattro anni, il difficile ritorno a casa. [dal web]


Dotti Stefano
Ritirata di Russia
Bologna, Cappelli, 1856



E

Emett Ivo
"Niecevo". Neve, fame, prigionia
Milano, Mursia, 2005
“Nulla, non importa, fa niente”... “Nicevò”. Questo il significato della parola usata dal popolo russo per “esortare” alla rassegnazione, senza reagire. Ed è questo lo stile del libro: una lineare constatazione degli avventi attraverso la rievocazione dei ricordi.
Il marchigiano Ivo Emett, ufficiale del 3° reggimento artiglieria (alpina ndr.) da montagna Divisione Julia, riesce a comunicare bene questo sentimento di abbandono alla prepotenza della guerra e alle sue conseguenze attraverso una scrittura semplice e chiara, scorrevole. Un racconto equilibrato scritto da un animo sensibile, ricco di scene che restano impresse nella memoria e che tendono a colpire il lettore, sia quando si tratta episodi negativi che quando vengono raccontati episodi di vita spensierata con il dovuto senso di “obiettività soggettiva”.
Si parte dagli anni della naia, anni tranquilli intrisi di gioia di vivere, interrotti dall'arruolamento per il fronte greco-albanese prima e successivamente per quello russo. La guerra in Albania è una guerra terribile e durissima dove si patisce la fame e si subisce lo scotto di essere mal equipaggiati.
Della guerra al fronte russo emergono soprattutto i duri anni della prigionia vissuti appunto con quel senso di “nicevoismo” russo e di condivisione del disagio con i propri compagni. Alla fine ritorna prepotente la vicenda legata al “processo D'Onofrio” (apertosi in seguito alla denuncia, da parte del Senatore del PCI Edoardo D'Onofrio, di diffamazione per mezzo stampa in cui lo stesso Ivo Emett fu coinvolto tra gli accusati) e in quel caso i toni si accendono a rievocare contrapposizioni mai sopite.
In un ultimo capitolo del libro Emett sente l'esigenza di dover commemorare, forse in maniera anche troppo enfatica, gli amici che non ci sono più: quelli che non sono mai tornati e quelli che se ne sono andati con gli anni. Uno scritto stridente con lo stile lineare dei racconti che lo precedono ma pur sempre un'utile testimonianza sui personaggi citati." [A.O.D.L.]

 



F

Ficarra Francesco
Stalingrado: l'assedio più lungo, «Dentro la Storia»
Bresso (MI) , Hobby & Work, 2003
Testo divulgativo con cassetta VHS che ripropone i fatti storici che hanno portato il popolo tedesco ad appoggiare Hitler nella sua insensata guerra, ideologica e razziale, alla Russia. Una lente di ingrandimento sulla situazione di entrambi gli schieramenti ma sopratutto sulla determinazione e sulle vicende che portarono l'armata tedesca di Paulus ad essere assediata a Stalingrado. Il freddo e gli estenuanti combattimenti casa per casa portano i tedeschi alla resa stremati dalla fame, abbattuti nel morale e dagli stenti, travolti dalla forza dell'armata "bolscevica". [A.O.D.L.]


Fortuna Gabriella
Ecco gli archivi sui soldati italiani dispersi in Russia
in "Il Giornale", 7 settembre 1990


Fortuna Piero, Grossi Luigi
Il Tempio di Cargnacco
Reana del Rojale (Ud), Chiandetti Ed., 1991
Tanto è già stato scritto sulla Campagna di Russia, ma questo volume ha un significato particolare, perché il lettore potrà conoscere quanto lavoro sia stato fatto in questi lunghi anni per mantenere vivo il ricordo di tutti coloro che non fecero ritorno.
Il Tempio di Cargnacco, voluto e realizzato da Don Carlo Caneva (cappellano militare sopravvissuto alla prigionia) sarà sempre il punto d'incontro dei reduci e dei familiari, punto di meditazione per i più giovani. Corredato da numerose foto. [P.M.]

Fortuna Piero, Raffaello Uboldi
Il tragico Don
Milano, Mondadori, 1980


Francesconi Manlio
Siamo tornati insieme
Roma, Studio Tesi, 1983


Francesconi Manlio
Russia 1943
Trieste, Studio Tesi, 1984


Franzoni Enelio Don
Memorie di prigionia. Russia, un sacerdote dal fronte alla deportazione 1941-1946
Trento, Nordpres, 2008


Gualtiero Fedrigoni
Diario di guerra, campagna di Russia 22.7.1942-16.12.1942. "... Coscienza del dovere" (22.7.1942)
Verona, Tipografia La Rapida 2000
Il Capitano Gualtiero Fedrigoni, del reparto Munizioni e Viveri del LXXIII gruppo di artiglieria d'armata, obici da 210/22, scompare nei presssi di Kulinkino (?) il 17 dicembre del 1942, una località non ben identificata. Il diario è stato rinvenuto in anni recenti dalla moglie che non aveva mia avuto il coraggio di mostralo ai figli. Si tratta di un diario interessantissimo sia dal punto di vista storico (il comando di reggimento è dislocato a Mescov (Mescoff) insieme ai comandi della Celere) che di storia personale. Un merito particolare va a sua figlia Laura (detta Lalli) che ha trascritto dal manoscritto facendo uno sforzo notevole soprattutto a livello emotivo. Leggendo il libro si può avere un'idea di cosa significhi ritrovare un diario di un proprio padre, dopo tanti anni, che lascia commenti affettuosi sui propri figli. Da questo diario traspare una grande umanità, una grande saggezza e un grande spessore culturale. La scritura è molto scorrevole, le considerazioni sulla situazione al fronte vengono passate al vaglio della ragione che si interroga continuamente sulle sorti dei propri soldati, su se stesso e sulla vita dei proprii cari lonani. Il senso del dovere è l'unico motivo per cui si resta, la guerra ha già mostrato i sui difetti, tutto è assurdo e inutile, lontano dal proprio modo di vedere le cose, la realtà e il rapporto con l'altro. Il senso di lontananza si riperquote ogni giorno sull'animo ed è la tortura più grande. Una struggente lettura che lascia il segno. [A.O.D.L.]


Frigerio Alessandro
Reduci alla sbarra
Milano, Mursia, 2006
Il libro ripercorre la vicenda intorno al processo d'Onofrio, avvvenuto nel 1949, a seguito della denuncia fatta da alcuni reduci, nel 1948, per mezzo stampa. Edoardo d'Onofrio, esponente di spicco del PC e commissario polito dei capi di prigionia dei soldati italiani in Rusiia, querelò per diffamazionegli autori dell'articolo e i due giornalisti che lo pubblicarono. Il processso, che si prevedeva dovesse essere il processo «del secolo», fu al contrario lasciato in sordina fino a farlo cadere del tutto nel dimenticatoio. Il volume vuole tentare di riportare alla luce i fatti attraverso le udienze in cui gli autori del dossier diventano gli acusatori di chi li ha denunciati tra le numerose testimonianze di una parte e dell'altra. Si rivivono le contrapposizioni ideologiche così come il Paese le stava vivendo in quello stesso periodo. [A.O.D.L.]


Fumagalli Cesare
Note di un redivivo
Firenze, Bam, 1998



G

Galitzki Vladimir
Il tragico Don
Milano, Sugarco, 1993


Garatti Andrea
I ragazzi del Don
Brescia, Tip. Quetti, 1990


Gerlach Heinrich
1942 - 1943, L'armata tradita
Milano, BUR RCS, 1999
Il romanzo della più grande sconfitta della storia nel racconto minuzioso e fedele alla verità di uno dei trecentomila soldati della Wehrmacht intrappolato a Stalingrado. [P.M.]


Giarratano Antonio
In Russia con il 54º Fanteria Sforzesca
Edizioni Triestepress


Gigli Guido
La seconda guerra mondiale
Bari, Laterza, 1951


Grignaschi Pasquale
Vita quotidiana durante la Campagna di Russia (1942-43), Il diario fotografico inedito di un alpino sul Don
Novara, Interlinea Edizioni, 2000
L'autore ha scattato circa 140 foto (di cui una ventina durante il ripiegamento), rimaste in un cassetto per cinquant'anni.
Riguardano la vita quotidiana di un piccolo reparto (di cui Grignaschi era il comandante), il III plotone della 124 a compagnia, appartenente al IV battaglione genio alpino della Divisione Cuneense.
Corredate da note, scritte all'epoca nelle condizioni più disparate, su un'agendina tascabile e successivamente riordinate e completate, costituiscono importante testimonianza di eventi di cui tanto si è parlato, ma forse finora poco si è riusciti a comprendere. [P.M.]



L

Lancellotti Bruno
Russia 1941-1943
Milano, Editrice Nuovi Autori, 1988
L'autore non racconta la sua storia di guerra, né quella del suo reparto. Raramente cita un nome. Ripercorre, senza polemiche, la storia della Campagna di Russia, dalle origini e dai motivi dell'intervento, sino al rientro dei superstiti dell'8 a Armata italiana. [P.M.]



Lepre A.
Le illusioni. La paura. La rabbia. Il fronte interno italiano '40-'43
Napoli, Ed. Scientifiche Italiane, 1989



Littell Jonathan
Le Benevole
Torino, Ed. Einaudi (collana Supercoralli), 2007

Jonathan Littell (1967), americano di origine ebraica e naturalizzato francese, ha suscitato l’attenzione e le polemiche di molti lettori con il suo libro, Le Benevole. Il titolo insolito fa riferimento alle Erinni, furie dell’antica Grecia, che personificavano il rimorso derivante da fatti di sangue molto violenti. Nel tentativo di placarle, si attribuiva loro anche il nome di Eumenidi (ossia benevole), sperando in un atteggiamento più clemente.
Il protagonista e io narrante del romanzo è Maximilian Aue, giovane nazional-socialista e brillante giurista nato in Alsazia da madre francese e padre tedesco ed entrato quasi per caso nel corpo delle SS. La narrazione ci conduce sul fronte orientale, prima in Ucraina, poi nel Caucaso e a Stalingrado.
Qui Max sopravvive a una grave ferita e viene rimpatriato con uno degli ultimi aerei in partenza dalla città, ormai stretta dall’Armata Rossa.
In seguito, al giovane ufficiale viene assegnato il compito di aumentare la produttività dei prigionieri dei campi, loro malgrado sostenitori a perdere dello sforzo bellico tedesco: Auschwitz e altre località tristemente famose fanno la loro comparsa ora – nel romanzo – insieme alle alte gerarchie del partito nazional-socialista.
Il conflitto segue il suo corso, Berlino è sempre più devastata dai bombardamenti alleati, finché si giunge all’epilogo e Aue, di promozione in promozione divenuto Obersturmbannführer (tenente colonnello) delle SS, fugge in Francia, grazie alla conoscenza perfetta della lingua e ai documenti di un francese deportato in Germania.
Il libro a volte ristagna in dettagli, numeri, scartoffie burocratiche, citazioni letterarie e filosofiche, si impantana tra termini tedeschi per la maggior parte di noi impronunciabili e sigle difficili da memorizzare (per fortuna alla fine c’è un glossario), a volte scorre tumultuoso seguendo il corso degli eventi. Si potrebbe obiettare che, se proprio vogliamo approfondire quel periodo storico, sono disponibili moltissimi saggi o libri di memorialistica. Eppure Le Benevole vale la pena. Perché spinge a riflettere: sui concetti di Bene e Male, sul confine tra morale e dovere, sull’influenza del caso, su aggettivi come umano e disumano; secondo il protagonista, purtroppo, il disumano – come caratteristica dell’individuo – non esiste: esiste sempre e solo l’umano – senza limiti, privo dei confini moralistici in cui certuni vorrebbero costringerlo – l’umano che si adegua alle circostanze.
Aue si trasforma – come potrebbe essere altrimenti? Ogni romanzo è una sorta di viaggio, ogni “eroe”, positivo o negativo, arriva alla fine di quel viaggio profondamente cambiato – e i disturbi fisici, il vomito e la diarrea che lo perseguitano in Ucraina, chiari sintomi di un disagio interiore di fronte a certe azioni di cui è di volta in volta attore o spettatore, sfumano in una sorta di indifferenza obbligata, di efficienza glaciale. Finché, quasi alla fine dei giochi, subentra il distacco totale. Per i morti, per Berlino distrutta, per l’andamento del conflitto, per tutto.
Questo inquieta, forse perché non si può fare a meno di pensare che certe lezioni non le abbiamo imparate. Che quanto è capitato allora continua ad accadere con una tenacia assurda. In fondo, come Aue si era abituato ai bambini nelle fosse comuni, o ai suoi connazionali impiccati ovunque per le strade di Berlino, accusati di diserzione mentre le truppe sovietiche premevano sulla città, così noi siamo “abituati” – due esempi su tutti – allo sguardo dei ragazzini del Darfur o ai machete del Ruanda.
É solo un romanzo, certo. Ma parla della Seconda Guerra Mondiale – nodo cruciale del ‘900 – e, inutile nascondercelo, in quel secolo così lontano e così vicino affondano le nostre radici. [P.M.]

>>Leggi un brano dal libro




M

Maddalena Giuseppe Bortolo
Portaferiti in Russia 1942-1943
Milano, Longanesi, 1971


Malizia Nicola
Ali sulla steppa
Edizioni Ateneo - Roma, 1987


Maggi Gaetano
La mia naja alpina
Mursia, Milano, 2010


Magoni Francesco
La Tridentina in Russia
Gruppo alpini Borgosatollo, 1999


Massignani Alessandro
Alpini e Tedeschi sul Don
Novale di Valdagno, Gino Rossato, 1991
Il libro fornisce dati e testimonianze, offrendo spunti di riflessione su un argomento – quello della ritirata del Corpo d’Armata Alpino – già approfondito con dovizia di particolari dalla saggistica e dalla memorialistica italiane.
L’Autore ha cercato tracce del Corpo d’Armata Alpino nella storiografia non solo tedesca, ma anche ungherese, romena e sovietica. Ha studiato la documentazione presente negli archivi militari tedeschi, comparandola con la nostra.
Tale impegno, protratto nel tempo, ha permesso a Massignani di riprendere un discorso su cui sembrava fosse già stato detto tutto. La sua ricerca è lontana dallo scoop giornalistico e non si propone di mettere un punto definitivo all’analisi degli avvenimenti in esame.
Pone, tuttavia, interrogativi importanti, cerca di sfatare alcuni luoghi comuni e si astiene da quella sorta di autocommiserazione, implicita a molte pubblicazioni italiane.
Senza nulla togliere al rilievo e al prestigio di altre opere sul tema – e con la consapevolezza che la memorialistica ha consentito di illustrare un insieme di episodi, preziosissimi per ricostruire la ritirata degli alpini e il modo in cui è stata percepita da chi l’ha vissuta – il libro desidera mettere in evidenza il complesso delle operazioni e l’indagine dal punto di vista militare, spesso in secondo piano. [P.M.]


Messe Giovanni
La guerra al fronte russo
Rizzoli, Milano, 1947
Generale del Csir da luglio 1941 a novembre 1942, figura scomoda al regime per il suo temperamento, scrive la storia del Corpo di spedizione Italiano in Russia e ne evidenza il valore morale dei suoi soldati messi in difficoltà dallo scarso equipaggiamento e dalla mancanza di aiuti da parte dei comandi italiani. Un libro scritto con grande trasporto dallo stile chiaro e scorrevole che non eccede nella retorica. I fatti sono raccontati con obiettività sia da un punto di vista tattico che da un punto di vista umano. Messe sarà ricordato dai suoi soldati con grande affetto proprio perché si dimostrò persona sensibile ai loro problemi. Un generale schietto e diretto che affrontava le difficoltà con coraggio facendosi carico di dibattere i problemi della truppa legati alla logistica, allo scarso equipaggiamento e agli scarsi mezzi con i quali furono mandati in guerra. Dal suo rapporto emergono infatti vicende molto interessanti sia dal punto di vista storico che dal punto di vista organizzativo: dal cattivo rapporto con Cavallero e soprattutto con Gariboldi (con il qule sviluppa una lunga polemica vedi il capitolo CONTRASTI) ai confronti avuti con Mussolini, dalla difficoltà dovute ai mezzi (nell'avanzata verso il Don) ai problemi relativi all’abbigliamento dei soldati che andavano incontro al “generale inverno”.
Emerge poi il difficile rapporto con i comandi tedeschi che Messe affrontava a testa alta sia quando si trovava a difendere i suoi soldati sia quando non condivideva le scelte tattiche dei comandi germanici verso i quali si era guadagnato il rispetto sul campo. Molto interessante la divisione in i capitoli in cui tratta vari temi, raccontati in prima persona, relativi alle tattiche adottate e ai rapporti con la popolazione in relazione ai soldati italiani. Degno di nota anche il rapporto sui caduti dove affronta il tema relativo ai dispersi. Un libro che riporta varia documentazione con ausilio anche di trascrizione di lettere ufficiali. Un libro decisamente da leggere.
[A.O.D.L.]


Ministero della guerra - SME Uff. storico
L'VIII Armata Italiana nella seconda battaglia difensiva del Don 11.12.42 / 31.01.43


Moro Ermenegildo
Seleneyi Jar. Il quadrivio insanguinato
Milano, Cavallotti, 1973



N

Nolte Ernst
Nazionalsocialismo e bolscevismo
Firenze, Sansoni, 1986


Odenigo Armando
Prigioni moscovite
Rocca San Casciano, Cappelli Editore, 1955



P

Pedrazzinio Fulvio
La campagna della divisione alpina Tridentina in Russia
Bissoni, 1972


Petacco Arrigo
L'armata scomparsa
Milano, Mondolibri, 1998
Per questo libro rimandiamo alla lettera di Gino Papuli che inviò, dopo la pubblicazione del libro, all'autore. Si tratta di un appunto sul taglio che Petacco ha dato al libro che tralascia buona parte della storia sul fronte russo concentrandosi solo sulla vicenda alpina.


Piegentili Giuseppe
Russia 1941-1943
Milano, Editrice Nuovi Autori, 1999
Una serie di testimonianze che l'autore ha raccolto. Uomini che hanno vissuto in prima persona la terribile esperienza di una guerra in cui bisognava non solo affrontare il nemico, ma anche le avversità del clima. Le testimonianze appartengono a Lino Rossi, Luigi Carestia, Luigi Ciccioli, Gaetano Maggi, Terzo Contoli, Ivo Emett, Don Michele D'Auria. [P.M.]


Pier Luigi Bertinaria, La tragedia italiana sul fronte russo (1941 - 1943)
Immagini di un sofferto sacrificio con documenti e testimonianze
Rimini, Bruno Ghigi Editore, 1997
Un volume ricchissimo di fotografie, corredato da testimonianze, interviste, cartine nato e fortemente voluto dall'editore che ha personalmente raccolto, anche all'estero, molte delle immagini presenti nel libro. [P.M.]


Pilia Monica
La campagna di russia di uno dei tanti
Cagliari, Davide Zedda Ed., 2009



Q

Quaroni Pietro
Il mondo di un ambasciatore
Milano, Ferro Edizioni, 1965



R

Revelli Nuto
Mai tardi. Diario di un alpino in Russia
Torino, Einaudi, 1946

Revelli Nuto
L'ultimo fronte. Lettere di soldati caduti o dispersi nella II guerra mondiale
Torino, Einaudi, 1971

Revelli Nuto
La strada del davai
Torino, Einaudi, 1980

Le testimonianze raccolte in questo libro sono quelle dei soldati appartenenti alla Divisione Cuneense. Nuto Revelli, ufficiale della stessa divisione, intervista i suoi soldati che raccontano le loro esperienze in un susseguirsi di vicende molto particolari, diverse dal solito modo di raccontare degli ufficiali sia nello stile che per le esperienze vissute. E infatti attraverso la loro schiettezza e la loro umanità che ci trasportano in una realtà più comprensibile e priva di retorica.
Le testimonianze, con il loro stile semplice (riscritte sulla struttura dell'intervista), ci permettono di capire le differenze delle singole esperienze ma soprattutto evidenziano i punti in comune con gli altri compagni. Le stesse sofferenze, l’opinione sulla guerra sono tracce indelebili sulla gente semplice, povera ma con grande senso di responsabilità e di abnegazione. Figlio di un diverso modo di vedere la storia (si arruola volontario ma poi diventa protagonista della resistenza nel cuneese) Nuto Revelli dà voce a quei soldati che non avrebbero mai avuto l’opportunità di lasciare il loro contributo alla memoria che pure resta, ed è, di rilevante importanzaproprio perchè loro la guerra l’anno combattuta a caro prezzo. Quei protagonisti veri, quei reduci servitori dei voleri dei comando, si ritrovano più poveri di prima e persino abbandonati dallo stesso stato che avrebbe dovuto proteggerli ritrovandosi personaggi scomodi all’una e all’altra fazione. Dopo aver lasciato la loro giovinezza e i loro compagni nella lontana Russia, faticano e ricominciare e a ritrovare l’equilibrio che li avrebbe dovuti traghettare dalla catastrofe alla normalità. [A.O.D.L.]

Revelli Nuto
La guerra dei poveri
Torino, Einaudi, 1981

Revelli Nuto
Le due guerre: guerra fascista e guerra partigiana
Torino, Einaudi, 2003


Riasanovsky Nicholas V, tr. it.
Storia della Russia
Milano, Bompiani, 1998
(lingua orig.
A history of Russia, Oxford, Oxford University Press, 1984)


Ricchezza Antonio
La storia illustrata di tutta la campagna di Russia (luglio 1941 - maggio 1943)
Milano, Longanesi & C., 1972


Rigoni Stern Mario
Il sergente nella neve
Torino, Einaudi, 1953
Sergente del battaglione sciatori Monte Cervino e Sergente maggiore del Battaglione Vestone della Divisione Tridentina, Mario Rigoni Stern elabora la sua esperienza di ufficiale sul fronte russo. Si tratta principalmente di racconti di uomini e non di eroi, ventenni con le proprie paure dalle quali neanche il sergente è immune. La guerra è una condizione in cui ci si trova dentro e che mette di fronte e a dura prova degli esseri umani che sono costretti a uccidere soprattutto per il proprio istinto di sopravvivenza. Un testo che è un punto di vista introspettivo dove il sergente si interroga, analizza le proprie debolezze, spesso si strania, si commuove e con malinconico abbandono si immerge dentro se stesso a rifiltrare gli avvenimenti attraverso la sua sensibilità, il suo cuore. L'uomo e la natura potrebbero vivere in simbiosi perfetta ed è questo che provoca questo senso di apparente estraneità dello stile (elemento che lo distingue da altri libri sul tema) di Rigoni Stern in un continuo oscillare tra spiritualità natura-uomo e la contingenza delle atrocità della guerra. La baita è una casa, una madre, degli affetti, un punto di riferimento al quale tornare. Il commilitone è il fratello, il parente di cui prendersi cura. Il nemico è un uomo che ha solo la colpa di stare dall'altra parte. C'è un senso di responsabilità e di lealtà verso l'amico e verso il nemico che pervade tutto il libro specchio di quello che è stato il "gioco" perverso della guerra di invasione, di uomini verso altri uomini, voluta da altri. [A.O.D.L.]

Rigoni Stern Mario
Ritorno sul Don
Torino, Einaudi, 1973



Romano Andrea
Lo stalinismo
Milano, Paravia Bruno Mondadori Editori, 2002



S


Thomas Schlemmer
Invasori, non vittime. La campagna italiana di Russia 1941-1943
Bari, Laterza, 2009

La campagna di Russia da un punto di vista diverso: quello di Thomas Schlemmer ricercatore tedesco esperto di storia dei partiti politici, di storia del fascismo e dell'Italia nella seconda guerra mondiale.
Un libro destinato a creare una certa polemica laddove il mito di “italiani brava gente” si era ormai definitivamente cristallizzato. “Invasori non vittime” cerca di rompere tutti gli stereotipi che sono nati intorno alla disfatta dell'Armata italiana nella guerra al fronte russo. Secondo lo studioso la memorialistica (quasi totalmente alpina) ci ha restituito solo una parte delle vicende di quella guerra tralasciando i fatti più incresciosi, molto spesso addossati furbamente ai tedeschi per non minare l'immagine ormai consolidata del buon italiano, e scaricando la colpa sulla disfatta, sugli eventi, sul clima, sul territorio e, non ultimo, sui comandi germanici e sulla loro gestione scellerata. Un libro che rimette in gioco e ridistribuisce le responsabilità ristabilendo il concetto di una guerra di invasione, un aspetto che gli scritti su questa campagna hanno tentato di far dimenticare soffermandosi solo sugli atti di "eroismo" e sulla sofferenza patita per la patria. Un punto di vista, non immune da contraddizioni, che tende a fare chiarezza su una guerra che fu attuata sotto la spinta ideologica e razziale di sterminio della quale l'Italia fu complice e sostenitrice per i propri interessi di espansione territoriale.
Attraverso uno studio attento e una serie corposa di documentazioni e citazioni, sia italiana che tedesca, Schlemmer dimostra quanto si sia studiato poco sui documenti ufficiali e quanto ci sia ancora da indagare. Fondamentalmente il libro non contraddice i fatti raccontati dai reduci ma indaga quel lato scomodo e oscuro che è stato messo da parte per troppo tempo e aggiunge elementi mai presi in considerazione. Un libro decisamente da leggere.
Vedi anche >>> [A.O.D.L.]


Seth Ronald
Operazione Barbarossa
Azzate, Sugar, 1964


Sotgiu Giuseppe e Paone Mario
La tragedia dell'ARMIR nelle arringhe di Giuseppe Sotgiu e Mario Paone al processo D'Onofrio
Milano, Milano-Serra, 1950


Salamov, Tihonovic Varlam
Kolyma: trenta racconti dai lager staliniani
Roma, Savelli, 1976


Salvatores Umberto
Bersaglieri sul Don, Compositori
Bologna, 1958


Scaccia Pino
Armir sulle tracce di un esercito perduto
Torino, Nuova Eri, 1992
In un reportage curato dall'inviato della Rai Pino Scaccia si cita un elenco di 31 ufficiali italiani fucilati al momento della cattura.


SpanoVelio
Epurazione problema da risolvere
in "l'Unità", 31 gennaio 1945


Giorgio Scotoni
L'Armata Rossa e la disfatta italiana (1942-1943). L'annientamento dell'Armir sul Medio e l'Alto Don negli inediti dei comandi sovietici
Trento, Panorama, 2007
Grazie all’apertura degli archivi russi, Scontoni scrive un libro di storia militare di 600 pagine sugli aspetti politici del secondo conflitto mondiale. Il libro illustra nel dettaglio i piani e le battaglie militari da parte dell’Armata Rossa evidenziando anche gli aspetti dell’armata italiana considerata dai russi certamente con un occhi differente rispetto a quella dei tedeschi. Si trovano diversi documenti tradotti per la prima volta nonché foto, lettere e altra documentazione appartenenti ai soldati italiani. FONTE


Giorgio Scotoni - Sergej Ivanovich Filonenko
Retroscena della disfatta italiana in Russia nei documenti inediti dell'8a Armata.

Volume 1° L'Occupazione Inquadramento e trasferimento al fronte orientale, i rapporti con la popolazione e con i tedeschi nei carteggi desegretati dagli archivi ex sovietici

Volume 2° La Disfatta Le operazioni militari dal gennaio 1942, la lotta sul fronte e nelle retrovie contro i partigiani nei carteggi desegretati dagli archivi ex sovietici
.

Due Volumi - Panorama, Trento 2008
La peculiarità della storiografia sull’ARMIR – la preponderanza dei materiali biografici rispetto agli studi scientifici – è anche un riflesso dell’obiettiva carenza di fonti documentarie a disposizione degli storici. Nell’inverno 1942-43 il rapido sviluppo delle offensive dell’Armata Rossa sul Medio e Alto Don, con fulminei sfondamenti corazzati nella profondità delle retrovie italiane, consentì di salvare ben pochi documenti degli Stati Maggiori di Corpo e di divisione. Molti dei carteggi furono distrutti sul posto, altri caddero in mano ai sovietici. Nel dopoguerra i tre generali del Corpo Alpino fatti prigionieri rientrarono in Italia; i documenti catturati ai comandi italiani restarono invece in URSS, segretati nei fondi statali. Una lacuna di materiali documentari che fino ad oggi ha lasciato senza riscontro oggettivo avvenimenti chiave, accaduti nei giorni cruciali dell’epilogo. Parte della documentazione perduta, tessere di mosaico di un’Armata in frantumi, è proposta qui per la prima volta all’attenzione dei lettori. FONTE



T

Tabacchi Giuseppe
La mia guerra in Russia
Bologna, Ponte Nuovo Editrice, 1996
Classe 1918, Tabacchi torna indietro nel tempo e rivede la sua vita, quale ufficiale del 108° Reggimento Artiglieria Motorizzata, dal maggio 1942 al periodo immediatamente successivo all'8 settembre 1943. [P.M.]


Terzi Ottobono
Varvàrovka alzo zero
Milano, Longanesi, 1974
Il Reggimento Artiglieria a Cavallo ebbe il compito, durante il ripiegamento, di contrastare la marcia delle colonne corazzate sovietiche della 1 a e 2 a Armata Guardie e, al pari di altri reggimenti e divisioni cui fu assegnato lo stesso compito, fu annientato quasi completamente.
In appendice alcune interessanti testimonianze e relazioni di protagonisti della tragedia che coinvolse i nostri reparti. [P.M.]


Tognato Mario
La Julia muore sul posto
FANA Associazione nazionale Alpini, 1971

Toscano Mario
Una mancata intesa italo-sovietica
Firenze, Sansoni, 1955


Tolloy Giusto
Sette rubli per il cappellano
Milano, Longanesi, 1974


Turla Guido Maurilio
Con l'Armata italiana in Russia
Milano, Mursiai, 2010



V

Vaglica Luca
I prigionieri di guerra italiani in URSS
Tra propaganda e rieducazione politica. "L'Alba" 1943-1946
Civitavecchia (Roma), Prospettiva Editrice, 2006
Di tutti i soldati italiani catturati dall'esercito sovietico, soltanto il 14% venne rimpatriato. Una percentuale molto bassa, soprattutto se paragonata a quelle di altre potenze coinvolte nel secondo conflitto mondiale: da Stati Uniti e Francia rientrò il 99% dei prigionieri di guerra italiani, da Germania e Inghilterra il 98%.
Il lavoro di Luca Vaglica nasce nel tentativo di analizzare i motivi che portarono alla morte un numero così elevato di nostri soldati nei campi di prigionia sovietici.
Numerosissime le fonti consultate, dalla memorialistica ai saggi e alle testimonianze rilasciate dagli istruttori politici italiani e dai commissari politici sovietici.
Purtroppo dopo pochi anni di pubblico accesso – seguiti al 1992 – l'Archivio Centrale del PCUS, ora RGASPI, è diventato di nuovo inaccessibile, pertanto Vaglica non ha avuto modo di accedere direttamente alle fonti sovietiche; si è concentrato, quindi, sui documenti relativi all'8a Armata italiana (consultabili presso l'archivio dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito), soprattutto sulle relazioni compilate dagli ufficiali al momento del rimpatrio, documenti fino a pochi anni fa segreti e preclusi al pubblico.
Altra fonte importante su cui l'autore ha basato il lavoro di ricerca è L'Alba, il giornale dei prigionieri di guerra italiani in Unione Sovietica. Fu stampato a Mosca dal 1943 al 1946 e gli articoli, scritti non soltanto da fuoriusciti comunisti ma anche dagli stessi prigionieri, pur con una visione parziale danno un'idea del dibattito e dei contrasti politici che vennero a crearsi all'interno dei campi.
Nei quattro capitoli si spazia dalla cattura all'assistenza sanitaria nei lager, dalle scuole di antifascismo alla struttura de L'Alba, dalle trattative diplomatiche tra il nostro Paese e l'U.R.S.S. al processo D'Onofrio; ma il tema principale del libro è senza dubbio l'opera di propaganda e rieducazione politica cui furono sottoposti i prigionieri italiani, propaganda e rieducazione che contraddistinsero i campi sovietici rispetto a quelli delle altre potenze alleate.
Le conclusioni cui giunge Luca Vaglica sottolineano una simultaneità pressoché unica di circostanze drammatiche (cattura in pieno inverno per la stragrande maggioranza dei prigionieri, incertezza sugli sviluppi del conflitto, impreparazione sovietica nel gestire un così alto numero di prigionieri e mancanza di lager adeguati all'accoglienza degli stessi, per citarne alcune) che ebbe come effetto il decesso di gran parte dei soldati italiani nei primissimi mesi seguiti alla cattura.
Il libro è esauriente e, soprattutto, non cade nel tranello della polemica facile e dell'intransigenza, prendendo le distanze da qualsiasi strumentazione politica. Leggi l'intervista all'autore


Valente Luca
Cronaca e immagini della campagna di Russia nel diario dell’autiere scledense Lino Sassaro (188° Autoreparto pesante)
Schio (Vi), Menin, 2008
I sacrifici e le fatiche degli autieri in guerra, solitamente poco trattati dalla storiografia ufficiale, rivivono in un volume che ha origine dal piccolo diario redatto dal caporale scledense Lino Sassaro e dal suo album fotografico, ricco di 200 fotografie inedite: immagini preziose capaci di documentare non solo la vita militare di chi le scattò e dei suoi commilitoni, ma anche paesaggi, città e popolazioni. Uno sguardo diverso, più umano se si vuole, su una campagna tragica, raccontata attraverso le vicende degli autieri del 188° Autoreparto pesante: due anni di ininterrotto servizio a macinare migliaia di chilometri su piste sovente impraticabili, nell’opprimente calura dell’estate come nel rigido inverno russo, soffocati dalla polvere oppure attanagliati dal gelo, o ancora bloccati da bufere di neve o da un fango capace di inghiottire e trattenere in una morsa ferrea qualsiasi veicolo. Rykovo, Stalino, Kharkov, Voroscilovgrad, Novomoskovsk, Petropavlovka, Pavlograd, Kamenskoje, Zaporozje, Grishino, Krasnograd, Koviac, Bereka, Jefremovka, Merefa, Starekovka, Lozovaja, Panteleimonovka, Nikitino, Debalzevo, Chanschenkovo, Jassinovataia: nomi di città e villaggi che tutti gli autieri hanno conservato indelebili nella loro memoria. FONTE


Valori Aldo
La campagna di Russia, CSIR - ARMIR: 1941 - 1943, Volumi 1 e 2
Roma, Grafica Nazionale Editrice, 1951 (?)
Dalla prefazione dell'autore: "Scopo di questa opera è di far conoscere largamente, con la maggiore esattezza possibile, che cosa fu la partecipazione delle forse armate italiane alla Campagna di Russia, negli anni 1941 - 1943. [.] . Pare che l'esito sfortunato abbia scancellato o almeno obliterato nella coscienza dei più il bisogno, che sembrerebbe istintivo, di sapere precisamente dove, come e quando si è combattuto; quali episodi di valore hanno costellato quelle gesta; attraverso quali vicende si è giunti al sacrificio finale.". [P.M.]


Vigo Luciano
Non prendere freddo
Pavia, Gianni Iuculano Editore
Luciano Vigo interrompe gli studi per lo scoppio della guerra e frequenta il corso Allievi Ufficiali di Complemento ad Arezzo. Ottenuto il grado di sottotenente viene assegnato al 81° Reggimento fanteria, Divisione Torino e partecipa, volontario, alla Campagna di Russia.
Ritroviamo qui il racconto di una pagina di storia italiana, con spunti commoventi, a volte inediti, degli eroismo individualmente compiuti dai nostri soldati. [P.M.]


Vitali Giorgio
Sciabole nella steppa - La cavalleria italiana in Russia
Milano, Mursia, 1976
Quando i cavalieri italiani nel 1942 arrivarono alle sponde del Dnepr, nessuno poteva immaginare che si sarebbero resi protagonisti di episodi che, da soli, potrebbero essere assunti a paradigma di un mondo ormai al tramonto che, agli albori dell'era atomica, combatteva eroicamente con la sciabola. Una guerra di cavalieri e cavalli che segnò la fine dell'epopea della cavalleria in un alone di leggenda.
Nel libro di Vitali ci sono gli avvenimenti dei Lancieri di Novara e di Savoia Cavalleria, dal maggio 1942 al novembre dello stesso anno. [P.M.]


Viola Paolo
Il Novecento, Torino
Giulio Einaudi editore, 2000


Vettorazzo Guido
Cento lettere dalla Russia 1942/43
Trento, La Grafica/ Mori, Museo Storico italiano della guerra, 1993
È la trascrizione delle lettere e del diario del sottotenente Guido Vettorazzo, appartenente al battaglione Tolmezzo della divisione Julia. Le lettere seguono cronologicamente gli eventi, dalla partenza per il fronte orientale fino al gennaio 1943, e danno un quadro preciso di come il giovane ufficiale viva la sua esperienza in Russia. All’inizio chi scrive è Guido, l’imboscato – così, infatti, si firma – che, costretto lontano dalla prima linea per una serie di circostanze, si consola in parte con il motto mussoliniano “La Patria si serve anche facendo la guardia a un bidone di benzina”. Comandante, in seguito, del plotone mortai della 114a Compagnia Armi Accompagnamento, è tra i primi della Julia mandati a tamponare la situazione nel settore del II Corpo d’Armata.  Le lettere perdono a poco a poco il tono propagandistico – retaggio obbligato dell’epoca – a favore di una certa inquietudine, sottesa nell’intento evidente di non preoccupare i familiari. La trascrizione delle lettere inizia a intervallarsi, a questo punto, con brani del memoriale che l’Autore stese subito dopo il rimpatrio. In tali passaggi si assiste a un progressivo disincanto: la guerra – quella vera, della primissima linea, con le sue brutture, con le sofferenze per forza subite e inferte – lo impone. Inizia il ripiegamento e la corrispondenza con i familiari si interrompe. Soltanto i ricordi del memoriale – a volte puntigliosi, a volte scarni – danno voce agli eventi. Dopo l’uscita dalla sacca, alcune cartoline spedite a casa, ripetitive, prosciugate di ogni parola superflua. Diverse, come diverso è ora – non potrebbe essere altrimenti – il giovane sottotenente. Vettorazzo riprende a scrivere una volta giunto nei pressi di Gomel e, in maniera più serena, durante il periodo contumaciale a S. Candido. Qui, e con una sorta di stupore, tornano i letti, l'acqua calda, i termosifoni: [...] come si può vivere così, si domanda il 23 marzo 1943.
Il volume, grazie anche alle note aggiunte dopo il testo di alcune lettere, è senza dubbio interessante per i dettagli legati alla vita quotidiana dei soldati in guerra e della popolazione russa, dettagli che facilitano al lettore una ricostruzione d'insieme, lasciandolo libero di esprimere considerazioni personali su aspetti e residui di quella Campagna. Un libro sincero che pone in ultima analisi il fardello di ogni guerra, capace non solo di lasciare segni profondi, ma anche di modificare per sempre l'approccio all'esistenza e all'altro in chi l'ha vissuta. [P.M.] e
[A.O.D.L.]


Vicentini Carlo
Noi soli vivi, quando settantamila italiani passarono il Don
Milano, Mursia,1986, 1997
Carlo Vicentini, sottotenente di complemento del battaglione sciatori "Monte Cervino", scrive questo libro con uno spirito certamente diverso dalle usuali testimonianze sul fronte russo pur essendo l'ennesimo rapporto da alpino e degli alpini. Un libro duro, spesso polemico, a tratti anche scostante. Ma questa non è una nota di demerito, anzi: a fine lettura quella stana sensazione di apparente "petulante narrativa" si rischiara e ne comprendiamo i perchè. Con quella "lieve" punta di presunzione alpina, racconta i fatti sotto la spinta di quello spirito di gruppo che li accomuna tutti. La sua esposizione non tralascia nulla: dall'entusiasmo iniziale a quello della disfatta, dalla cattura alla dura vita-sopravvivenza della prigionia. Sembrerebbe il libro ideale per una trasposizione cinematografica pieno di particolari, di dialoghi e di scene ben riportate. Un racconto che non tende a volere commuovere nè a far provare commiserazione, un libro secco, consistente, sviluppato sui fatti, che lascia ampio spazio al giudizio del lettore.
Quando racconta della prigionia l'autore diventa particolarmente duro verso il regime sovietico, per quell'inumano modo di trattare i prigionieri di guerra e la sua (per dirla alla Giuseppe Bassi) "disorganizzata organizzazione". Nell'ultima parte del libro, particolarmente toccante (forse uno dei passi più belli di testimonianze sulla guerra al fronte russo) Vicentini racconta, concentrando in poche pagine, il ritorno in Italia. L'incontro con la famiglia è scritto con estremo pudore e lascia subito spazio alle sue ultime sentenze (bellissime) sul "Reduce" un autentico manifesto che varrebbe la pena pubblicare su questo sito: "Chi torna dalla guerra non è più l'uomo di prima, è un altro individuo, è diverso" e ancora "É un uomo tollerante, quasi indifferente". Un libro che certamente lascia il suo segno.
[A.O.D.L.]


Valdo Zilli
Gli italiani sul fronte russo
Cuneo, Istituto Storico della Resistenza, 1982



Z



Zoccai Lelio

Prigioniero in Russia. Un guastatore alpino nei lager sovietici 1942-1950
Mursia, Milano 2004.
Arruolatosi volontario nella 9a compagnia del XXX battaglione "guastatori alpini", inquadrato nella divisione Julia, il caporalmaggiore Lelio Zoccai riscrive, con il supporto di Enzo Segalla, la sua tragica odissea di prigioniero sul fronte russo. Catturato più volte (riesce a scappare ma poi viene fatto di nuovo prigioniero) si ritrova, come tanti, nei più duri campi di prigionia che gli riservano l'umiliante situazione di sopravvivenza tra fame, malattie, torture fisiche e psicologiche, lavori forzati e condizioni igieniche penose.
Gli interrogatori e i tentativi di rieducazione politica gli sono particolarmente ostili tanto che, con processi farseschi, sarà uno dei pochi prigionieri ad essere trattenuto oltre misura (tornerà solo nel 1950) per otto lunghi anni. Lo stile è semplice ma schietto e franco, una testimonianza senza veli che mette in luce le aberranti condizioni in cui i prigionieri erano costretti a vivere e nelle quali bisognava persino diffidare degli stessi compagni. É una dura accusa contro i carcerieri e i politici, fuoriusciti italiani, conniventi con il partito comunista sovietico.
[A.O.D.L.]


Zavagli Bruno
Solo un pugno di neve
Milano, Mursia, 1966
“Il soldato è prima di tutto un uomo; se gli togliamo questo importantissimo valore possiamo giustificare ogni tipo di guerra. Ma è invece per ricordare gli ’uomini’ che ho ritenuto di ricordare la guerra nel suo passaggio fra le popolazioni civili, su paesi e città di antica civiltà e tradizione”.
Un racconto dunque che concentra l'attenzione sugli uomini e sulle donne, sui loro destini, sui loro confini, sul loro operato nel bene e nel male. Così l’autore, in forza al 117° Autoreparto, XVIII Autogruppo, 7° raggruppamento d’Armata, si interroga sulla guerra e sul nemico e si fa esploratore di un mondo che si presenta diverso da come lo aveva immaginato e da come la propaganda lo aveva fatto immaginare. É un viaggio dai risvolti inaspettati e degli incontri fugaci. Dietro ogni muro, dietro ogni ostacolo, si nasconde un'atroce verità (la persecuzione degli ebrei, il trattamento disumano dei prigionieri russi costretti a vivere ammassati in bolge dantesche) o un'amara scoperta (l'abbigliamento invernale destinato al fronte venduto alla borsa nera). Ma è anche un'indagine sui sentimenti e sulle disillusioni che il soldato raccoglie: gli uni, dagli uomini semplici che ancora una volta danno lezioni, impartiscono insegnamenti; le altre dall'avidità e dalla spregiudicatezza con cui si gestiscono le retrovie. Il libro porta con sé un invito all'amore e alla tolleranza, un invito non detto, suggerito, sperato. Lo stile è poetico, umano, accompagnato da un ritmo narrativo che trascina dentro i paesaggi - rappresentazioni pittoriche mitiche ed evocative della ormai lontana Italia - nei quali le scene, spesso quasi fiabesche, si colorano e si svolgono come in un bellissimo film d'autore in cui la cinepresa impone il suo punto di vista universalizzandolo e proiettando la sua luce dritta al cuore. Un'atmosfera di leggerezza di tanto in tanto fa percepire persino gli odori e i suoni. Il racconto emoziona i sensi innalzandoli e portandoli all'estremo ed è in quei momenti che emergono prepotenti quei quesiti ai quali l'autore, il narratore, il soldato ventenne, cerca di dare risposte, quelle che spesso si rivelano essere le uniche plausibili. La guerra è stata pagata a caro prezzo, in milioni di vite e per tutto questo, in cambio di questo… "Solo un pugno di neve", un bellissimo libro. [A.O.D.L.]

 
 
 
 



Libri studi sui prigionieri italiani in Russia

 

Bedeschi Giulio
Prigionia: c'ero anch'io
(Due volumi) Milano, Musia 1990


Bigazzi Francesco e Zhirnov Evgenij
Gli ultimi 28. la storia incredibile dei prigionieri di guerra italiani dimenticati in Russia
Milano, Mondadori2002


Conti Flavio
I prigionieri di guerra italiani 1940-1945
Bologna, Il Mulino, 1986


Gambetti Fidia
Nè vivi, nè morti, guerra e prigionia dell'Armir in Russia 1942/45
Milano, Mursia, 1972
Caporale maggiore volontario del gruppo camicie nere, Fidia Gambetti, scrittore italiano conosciuto nell'ambiente letterario, racconta con chiara lucidità le vicissitudini sul fronte russo, la guerra prima e la prigionia poi. Lo stile distaccato, limpido e scorrevole è filtrato sempre dalla ragione dell'intellettuale. Un libro molto utile per la sua ricca esposizione e per i dettagli sulla vita dei soldati ma anche dell'ambiente in cui i fatti si svolgono. Il filo conduttore è comunque sempre l'uomo ideologizzato forgiato dalla fucina littoriana che si trova a fare i conti con la realtà della guerra portatrice di morte e di disumana sofferenza. Il suo spirito idealista si scontra continuamente con la morte dimensione dell'io in bilico con la vita e dalla quale solo il destino o il caso decide da che parte dovrà volgere. La malattia, gli stenti, il confronto con gli altri prigionieri passano attraverso lo sguardo del protagonista che attende senza aspettative adeguandosi di volta in volta alla situazione contingente.
Nel resoconto non si citano, stranamente, quasi mai nomi di altri soldati, una racconto a tratti asettico sui fatti come se il protagonista fosse stato un altro. La guerra provoca inevitabili cambiamenti a volte ribaltandoli radicalmente. Il ritorno a casa subisce un'accelerazione, come spesso accade in altri racconti di reduci, quello che viene dopo non sembra avere nessuna importanza si è vivi nel corpo ma morti nell'animo. [A.O.D.L.]


Gherardini Gabriele
La vita si ferma: prigionieri italiani nei lager russi
Milano, Baldini e Castoldi, 1948

Gherardini Gabriele
Morire giorno per giorno: gli italiani nei campi di prigionia dell'URSS
Milano, Mursia, 1948
Un libro scritto benissimo con un linguaggio poetico ed elegante. Una poeticità a tratti quasi eccessiva che stridere spesso con i temi drammatici che riporta. L'autore ripercorre la sua esperienza di ufficiale all'interno della divisione di fanteria Vicenza, dalla partenza al raggiungimento del fronte sul Don, dalla cattura al rilascio. Un testo drammatico che, oltre a darci la sua testimonianza dell'alluncinante odissea dell'armata italiana al fronte russo, espime tutta l'umanità e l'introspezione dell'autore attraverso la sua esperienza estrema. L'uomo, l'ufficiale, il soldato che parte con l'entusiasmo di combattere una guerra di conquista si ritrova, nella prigionia, svuotato di tutto il suo essere uomo e della sua dignità. La morte dei compagni che muoiono "giorno per giorno" è la "compangna" con la quale si è costretti a convivere, il disagio è il mezzo che distrugge l'uomo e che annulla il suo essere rendendolo un vuoto da riempire. La vita vaga nell'assurdità della costrizione, tra la putrefazione e la malattia, un tentativo di svutamento della personalità per una manipolazione pilotata da parte del carceriere. La rieducazione politica è dunque il mezzo che avrebbe dovuto ricostruirne i nuovi tratti. Nel finale, al momento della liberazione, l'autore si ritrova solo, lui come tanti, con la sua coscienza che fatica a riprendersi i panni del corpo che lo contiene, la speranza è certamente l'ultima luce che dovrà spegnersi, il ricordo dei compagni è la spinta vitale verso un futuro segnato inevitabilmente da profonde ferite. [A.O.D.L.]


Mario Giannone
La tentazione di un prete. Ricordi di prigionia, edizioni Vocazioniste
Napoli 1987
Si tratta di prezioso libricino del Cappellano alpino Mario Giannone. Un testo semplice e di facile lettura che racconta soprattutto l'esperienza della prigionia susseguitasi in vari campi da Krinovaia, a Oranki, a Sudzal. Un punto di vista di un prete forte della sua fede per Dio e per la patria. [A.O.D.L.]


Giordano Marchiani
Gianfranco Stella
Prigionieri nei campi di Stalin
Rimini, So.Ed.E., 1992


Giusti Maria Teresa,
prigionieri italiani in Russia
Bologna, Il Mulino, 200
Una ricercatrice dell'Università di Chieti-Pescara analizza la documentazione di archivi (italiani e russi) sui prigionieri italiani al fronte russo. La ricerca ha lo scopo di dare risposte a riguardo dei numeri dei soldati morti sul fronte russo, alle motivazioni e alle circostanze che portarono al loro decesso facendo chiarezza anche su certi dubbi perpetrati negli anni sulla vicenda. Dallo studio si evince che la maggior parte dei soldati morirono nei campi di prigionia. Il testo riporta diverse citazioni e documenti inediti ed è molto utile per chi volesse approfondire il tema. Lo scritto ha la freddezza e la meticolosità propria di un testo "scientifico". [A.O.D.L.]


Flores M. e Gori F. (a cura di)
Gulag. Il sistema dei lager in Urss. Catalogo della mostr
(Milano, 3 dicembre 1999-23 gennaio 2000), Mazzotta, 1999


Lucente Andrea
I nostri prigionieri in Russia. Una questione urgente
in "Il Quotidiano", 25 agosto 1944


Marchiani G. e Stella G.
Prigionieri italiani nei campi di Stalin
Rimini, Società Ed. Emiliana, 1992


Massa Gallucci Alberto
No! 12 anni di prigionia in Russia
Milano, Rizzoli, 1958


Morozzo della Rocca Roberto
La vicenda dei prigionieri in Russia nella politica italiana 1944- 1948
in "Storia e Politica", a. III (1983)

Morozzo della Rocca Roberto
I prigionieri in Urss. Consistenza, problemi e utilizzazioni politiche, in I prigionieri italiani durante la seconda guerra mondiale. Aspetti e problemi storici, a cura di H. Romain Rainero
Milano, Marzorati, 1985


Rasolo Giuseppe
La questione dei prigionieri italiani in Urss durante il secondo conflitto mondiale
tesi di laurea, Università Statale di Milano, facoltà di Lettere e Filosofia, corso di Storia, a. a. 1992-93, rel. prof Alfredo Canavero


Bertoldi Corrado
La mia prigionia nei lager della Russia di Stalin
Pordenone, Stampe grafiche Tielle Sequals, 2001


Quintavalle Ruggero
Un soldato racconta: diario di un reduce dalla prigionia sovietica
Roma, Athena, 1960


Reginato Enrico
12 anni di prigionia nell'URSS
Milano, Garzanti, 1966


Turla Guido Maurilio
Sette rubli per il cappellano
Milano, Longanesi, 1970
L'autore è un sacerdote assegnato al Battaglione Saluzzo della Divisione Cuneense. Accompagnò i suoi uomini dividendo con loro la tragica ritirata nel gelo e infine la prigionia, gli inumani lavori forzati, la segregazione assoluta dalla patria e dalla famiglia, le malattie che non potevano essere curate per mancanza di medicinali, lo spettro continuo della fame. Tornò in Italia il 9 luglio 1946.
Narrazione semplice, il tenente cappellano non parla mai di sé. Sono i fatti che parlano. [P.M.]


Venturini Luigi
La fame dei vinti
Udine, Paolo Gaspari Editore, 2003
Sergente della Julia, incaricato di provvedere alla manutenzione dei ricetrasmettitori della divisione alpina, Venturini racconta in questo diario del 1946 le sofferenze disumane che portarono sessantamila dei nostri soldati, prigionieri di guerra, nelle fosse comuni dei campi di prigionia dell'ex Unione Sovietica. [P.M.]


Vicentini Carlo e Resta Paolo
Rapporto sui prigionieri italiani in Russia
U.N.I.R.R. (Unione Nazionale Italiana Reduci di Russia) Cassano Magnano, Crespi, 1995
Negli anni si è parlato poco e spesso distrattamente dei prigionieri di guerra in mano russa.
Raccontare, per capitoli temporali, le varie fasi della prigionia, dalla cattura alla liberazione, è il compito che si sono assunti due attenti e scrupolosi reduci (il dott. Carlo Vicentini e il dott. Paolo Resta) sotto il patrocinio dell'U.N.I.R.R. [P.M.]

 


Altri libri e documentazione di approfondimento

 

U.N.I.R.R. a cura dell'Unione Nazionale Italiana Reduci di Russia
Russia
numero unico dell'aprile 1948


Dibattito al Senato sui prigionieri in Russia
in "Corriere della sera", 7 luglio 194


Le operazioni del C.S.I.R. e dell'ARMIR
dal giugno 1941 all'ottobre 1942
Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio Storico


Presidenza del Consiglio dei ministri, Gabinetto, b. 230
Russia prigionieri italiani
fasc. Mozione Braschi-Tartufoli


Stato maggiore dell'Esercito
Relazione Commissione Leopoli
Roma, Ministero della Difesa, 1988


Note e documenti riguardanti i militari italiani prigionieri e dispersi in Russia
a cura dell'Ufficio del delegato italiano presso la Commissione speciale dell'Onu per i prigionieri di guerra, Milano, 1958


Istituto Centrale di Statistica
Morti e dispersi per cause belliche anni 1940-1945
Roma, 1959


Borri Andrea e Farinelli Leonardo
Giuseppe Micheli dalle sue carte dai suoi libri mostra documentario bibliografica e fotografica
Parma, Biblioteca Palatina, 1999


Bocca Giorgio
Storia d'Italia nella guerra fascista 1940-1943
Milano, Mondadori, 1996


Bravo A., Bruzzone A. M.
In guerra senz'armi. Storie di donne '40-'45
Roma-Bari, Laterza, 1995


Negri Cristoforo M.
I lunghi fucili
Torino, Einaudi, 1956


Collotti Enzo
L'alleanza italo-tedesca 1941- 1943
in Aa. Vv.
(titolo ?)


Reinhardt Klaus
La strategia di Hitler nella Guerra contro l'Unione Sovietica
in Aa. Vv. Gli italiani sul fronte russo, a cura dell'Istituto storico della Resistenza in Cuneo e provincia, Bari, De Donato, 1982


Rizzi Loris
Lo sguardo del potere. La censura militare in Italia nella seconda guerra mondiale 1940-45
Milano, Rizzoli, 1984


Zilli Valdo
Gli italiani prigionieri di guerra in Urss: vicende, esperienze, testimonianze
in Aa. Vv


Rochat Giorgio
Memorialistica e storiografia nella Campagna italiana di Russia 1941-1943
in Aa. Vv., Gli italiani al ponte russo, a cura dell'Istituto storico della Resistenza di Cuneo, Bari, De Donato