B
Bedeschi Giulio
Centomila gavette di ghiaccio
Milano, Mursia, 1963
Dietro lo pseudonimo dell'ufficiale medico
Italo Serri, l'autore ripercorre i drammatici momenti della sua esperienza
prima sul fronte Albanese, poi sul fronte Russo nel X reggimento artiglieria
della divisione Julia. Soffermandosi spesso sui particolari più
cruenti, ricostruisce, quasi con distacco, la realtà della guerra,
restituendoci un'immagine chiara, fotografica, violenta e mostrandoci
tutta la macabra crudeltà dei combattimenti. Attraverso le descrizioni
e i dialoghi tra i personaggi, il libro scorre sull'allucinante odissea
degli alpini fino alla ritirata, un racconto che potrebbe considerarsi
il manifesto dell'alpino per antonomasia, un tributo doveroso a tutti
i compagni uniti sotto la stessa passione per il "cappello di feltro
[...] ornato di una penna nera", simbolo di valori autentici di uomini
sempre pronti ad affrontare le avversità con coraggio e determinazione. [A.O.D.L.]
Bedeschi Giulio
Il peso dello zaino
Milano, Mursia, 1966
Bedeschi Giulio
Nikolajewka: c'ero anch'io
Milano, Mursia, 1972
Bedeschi Giulio
Laugier de
Gli italiani in Russia 1812-1941/43
Milano, Mursia, 1980
Bedeschi Giulio (a cura di)
Fronte russo: c'ero anch'io - Testimonianze fra cronaca e storia.
I libri di Giulio Bedeschi
(Due volumi), Mursia, ristampa 2004 ed.
1983
Uno dei libri più interessanti e completi
di raccolta a 360° di testimonianze dei reduci di tutte le divisioni
e reggimenti che parteciparono alla guerra di Russia. Il libro è
diviso in due volumi. Il primo raccoglie le testimonianze delle divisioni
che fecero parte del CSIR e dell'Armir, il secondo raccoglie principalmente
le testimonianze degli alpini. [A.O.D.L.]
Bedeschi Giulio
La mia erba è sul Don
Milano, Mursia, 1984
Orientato come sempre a decifrare l'animo umano
costantemente in bilico fra il bene e il male, l'autore si propone la
rimozione e il superamento di conflitti fra generazioni, genti e ideologie
diverse. Non più gli uomini contro l'uomo, ma l'uomo per l'uomo. [P.M.]
Bedeschi Giulio
Prigionia: c'ero anch'io
(Due volumi) Milano, Musia 1990
Beevor Antony
Stalingrado
Milano, BUR RCS, 2000
La sera del 23 agosto 1942 la sedicesima divisione
corazzata tedesca si attestava sulle rive del Volga, a breve distanza
da Stalingrado. L'Armata Rossa sembrava in rotta.
Ma gli uomini della Wehrmacht non potevano sapere che la città
assediata sarebbe divenuta un baluardo insuperabile. La svolta decisiva
si ebbe quando la Sesta Armata tedesca del generale Von Paulus (300.000
uomini) si ritrovò rinchiusa in una sacca da cui non potè
più uscire.
Rievocazione viva e memorabile, grazie e fonti sovietiche finora inaccessibili
e a testimonianze di combattenti di entrambi i fronti. [P.M.]
Benassi Benigno
Il processo D'Onofrio e la verità
Bologna, Abes, 1949
Bertinaria Pier Luigi
La tragedia italiana sul fronte russo. 1941
- 1943
Rimini, Bruno Ghini 1992
Bologna Piermario e Calandri Michele
Gli italiani sul fronte russo
Istituto Storico della Resistenza in Cuneo e Provincia, Bari, De Donato,
1982
Bonadeo Agostino
Sangue sul Don
Milano, Ed. Familia Nova, 1980
Bonadeo Agostino
Mai più guerre, (ed. inglese: Never more
wars)
Schena Editore
Bortolo Maddalena G.
Portaferiti in Russia 1942/43
Milano, coll. Il Cammeo - Longanesi, 1971
Brevi Giovanni
Russia 1942-1953
Milano, Garzanti, 1955
Brignoli Marziano
Voloire - Memorie per la storia
Milano, Stabilimento Grafico Militare, 2000
Questo volume è dedicato al Reggimento
Artiglieria a Cavallo e ne ripercorre la storia, dalle origini al periodo
immediatamente successivo all'8 settembre 1943.
Molto interessante il capitolo dedicato al fronte russo, ricco di] testimonianze
dettagliate. [P.M.]
Bruno Giuseppe
Storie di alpini e di muli, Cuneo
L'Arciere, 1983
Ufficiale veterinario in spe,
ha prestato servizio per venticinque anni pressoché ininterrotti
nei reparti alpini, partecipando alla guerra sui fronti occidentale
e greco-jugoslavo con la divisione Tridentina, e sul fronte russo, prima
con la divisione Cuneense, poi con la 121 a infermeria quadrupedi.
"In questo libro si narrano vicende di uomini e di muli, ma è
la prima volta, mi pare, che questi animali compaiono come personaggi
nella nostra letteratura, e vi entrano di peso, come giustamente meritano."
(Mario Rigoni Stern). [P.M.]
Brosio Manlio
Diari di Mosca 1947/1951
Bologna, il Mulino, 1986

C
Callin Tambosi Gino, Conighi Elio
1943 - Dal Don a Nikolajewka
Trento, Reverdito Edizioni, 1993
Questo libro, come tanti altri, riporta
le testimonianze di molti alpini, reduci dalla Russia.
Le loro storie erano state raccolte, all'inizio degli anni '70, dagli
autori per realizzare una serie di articoli pubblicati, allora, sul
quotidiano "L'Adige" di Trento.
Tali scritti sono stati riveduti per renderli più rispondenti
al lettore di oggi. [P.M.]
Caneva Carlo
Calvario bianco
Udine, Grafica Friulana, 1967
Cappellini Arnaldo
Inchiesta sui dispersi in Russia
Milano, ITE, 1949
Carrel Paul
Operazione Barbarossa
Milano, Rizzoli, 2000
Carrel Paul
Terra bruciata
Milano, Rizzoli, 2000
Caruso Alfio
Tutti i vivi all'assalto
Milano, Longanesi, 2003
Leggendo questo libro vi torneranno in
mente i maggiori e più diffusi libri sulla campagna di Russia.
Alfio Caruso, giornalista poliedrico, riscrive la storia dell'anabasi
alpina ricalcando le tracce dei testi di Bedeschi, Di Rigoni Stern,
Revelli, Corradi ed altri autori nonché il libro sulle unità
italiane al fronte russo dello Stato Maggiore dell'Esercito. Con uno
stile incalzante, anche se con ritmata monotonia, ripropone un riassunto
dettagliato delle vicissitudini del corpo alpino, un lavoro divulgativo
certamente valido per chi è interessato agli alpini. Molto utile
lo schema dei reggimenti, che parteciparono alla campagna di Russia,
e l'elenco dettagliato dei soldati citati nel libro. [A.O.D.L.]
Catanoso Carmelo
Il primo reggimento alpini dal Don all'Oskol
Stabilimento tipografico Morino, Cagliari, 1955
Cenci Nelson
Ritorno
Milano, Rizzoli, 1981
Chierici Arnaldo (a cura di)
Policarpo Chierici comandante alpino
Chiari (Bs), Nordpress, 2002
Il tenente colonnello Policarpo Chierici, comandante
il Battaglione Val Chiese, 6° Reggimento Alpini, Divisione Tridentina,
compie una scelta politica e la mantiene, con coerenza, per una vita
intera.
Un uomo di valore che oggi appare forse fuori moda per dirittura morale,
asprezza di carattere, rigore. Che non esita a opporsi ai suoi superiori,
senza curarsi delle conseguenze che ne potrebbero derivare, pur di agire
come ritiene giusto e salvare la vita di migliaia di soldati. [P.M.]
Collo Luigi
40 sotto zero a Nikolajewka
Milano, Cavalloti, 1973
Corradi Egisto
La ritirata di Russia. La marcia allucinante degli alpini
in un inferno di ghiaccio e di fuoco
Milano, Longanesi, 1965 (edito anche da da Mondadori 1986 e da Nordpress
2003)
Tra l'incertezza dei ricordi che svaniscono
e l'inconscia volontà di cancellarne quelli più duri,
il Sottotenente di complemento "in forza" al comando della divisione
Julia, Egisto Corradi, racconta la sua esperienza in Russia fino alle
estenuanti marce della ritirata insieme agli alpini. I dubbi e le paure
riaffiorano in un racconto sincero e senza retorica soffermando la sua
attenzione sulla storia e sulla descrizione dei compagni visti dal filtro
della penna del giornalista nella loro veste di uomini autentici. [A.O.D.L.]
Corti Eugenio
I più non ritornano. Diario di ventotto giorni in una
sacca sul fronte russo (inverno 1942-43)
Garzanti, Milano, 1947 - Mursia, Milano 1990.
Diario del sottotenente Eugenio Corti,
del XXX reggimento artiglieria della Divisione Pasubio. Lo scrittore,
di formazione cattolica, racconta la ritirata delle divisioni Pasubio
e Torino, e di reparti della Celere e della Ravenna chiusi ormai nella
sacca senza automezzi, senza armi, senza viveri, stremati dalle estreme
temperature rigidissime.
Una ossessionata altalena tra la morte dei compagni, "irrigiditi
nelle posture più strane", e la vita, ostacolata, oltre
che dai continui attacchi dell`armata rossa, dai cecchini e dai partigiani,
anche dal gelo siberiano che insidia e logora il corpo e la mente. Un
racconto crudo e freddo sugli orrori della guerra, sugli uomini e le
loro debolezze, sull'istinto di conservazione che coinvolge tutti. Uno
stile scorrevole, con punte di alto spessore narrativo dove la fede
ne è il veicolo ma che spesso stride con le azioni di guerra
alle quali nessuno può sottrarsi. Una velata nota di pregiudizio
verso i meridionali emerge di tanto in tanto a stonare con la narrazione
che mette, oltretutto, in luce anche un certo dichiarato odio verso
il soldato tedesco, sentimento peraltro comune a molti altri soldati
italiani. [A.O.D.L.]
Cassina Mariano (a cura di)
Quant'è bella giovinezza
Sondrio, Lyasis Edizioni, 1999
Storia di un alpino del battaglione Morbegno
e di un artigliere del gruppo Bergamo, due ragazzi valtellinesi chiamati
al servizio di leva nel 1940 e restituiti alle loro case nel settembre
1945.
Non c'è traccia di retorica, né di futile trionfalismo.
E' una storia di grandi sofferenze, superate con un po' di fortuna,
ma sicuramente grazie anche a una giovinezza trascorsa nel contesto
severo di gente povera. [P.M.]

D
Danda Giobatta
Vistù
Biblioteca Bertoliana, Vecenza, 2008
Il 1° marzo 2008 si è svolta, presso il Teatro Comunale di Vicenza, la presentazione della riedizione del libro di Giobatta Danda “Vistù” Un giovane ufficiale vicentino con il Btg. Alpini Vestone nella Campagna di Russia 1942-1943. Un’iniziativa organizzata con cura nel bel teatro nuovo di Vicenza dove è stata presentata la Fanfara storica della sezione ANA della città. La serata, dedicata esclusivamente alla rievocazione di gesta alpine (65 anni dopo) e della battaglia di Nicolajewka, è l’ennesima dimostrazione di quanto gli alpini si sappiano organizzare e di quanto il loro interesse e la loro memoria per la campagna di Russia sia forte e viva nella gente veneta e anche nelle nuove leve. Encomiabile l'iniziativa di solidarietà di devolvere il ricavato della vendita del libro di Danda ad un'associazione che gestisce una scuola per bambini. Tra gli intervenuti oltre all’autore: Domenico Innecco, Enrico Hullveck, Giovanni Lugaresi, Gianni Periz (organizzatore e ideatore della serata). [A.O.D.L.] 
ALTRI RIFERIMENTI >>Locandina] Cartolina] Poesia di Enrico Hullveck]
De Laugier Cesare e Bedeschi Giulio
Gli italiani in Russia
Mursia, Milano, 1980
Del Rio Giorgio Mastino
In difesa dei reduci di Russia
Roma, Centro assistenza militare, 1949
De Franceschi Constantino et al. (a cura di)
Le operazioni delle unità italiane al fronte russo
Roma, Stato maggiore dell'Esercito, 1977
Di Michele
Io, prigioniero in Russia
Il racconto di un reduce della seconda guerra mondiale sul fronte russo
Nel 1942, a soli venti anni, un ragazzo abruzzese di Intermesoli, frazione di Pietracamela in provincia di Teramo, un piccolo paese alle pendici del Gran Sasso, viene sradicato dalla propria terra e mandato a combattere in prima linea sul fronte russo. Nel corso di un’imponente e travolgente offensiva da parte dei Sovietici, diviene loro prigioniero. Dal Campo di Concentramento di Tambov, all’Ospedale di Bravoja, fino ai Campi di lavoro del cotone di Taskent in Kazakhstan, è riassunta la sofferenza di questo giovane alpino e di migliaia di altri prigionieri. Infine, dopo quasi quattro anni, il difficile ritorno a casa. [dal web]
L'Autore Libri Firenze, coll. Biblioteca 80, Firenze 2008
Dotti Stefano
Ritirata di Russia
Bologna, Cappelli, 1856

E
Emett Ivo
"Niecevo". Neve, fame, prigionia
Milano, Mursia, 2005
“Nulla, non importa, fa niente”... “Nicevò”. Questo il significato della parola usata dal popolo russo per “esortare” alla rassegnazione, senza reagire. Ed è questo lo stile del libro: una lineare constatazione degli avventi attraverso la rievocazione dei ricordi.
Il marchigiano Ivo Emett, ufficiale del 3° reggimento artiglieria (alpina ndr.) da montagna Divisione Julia, riesce a comunicare bene questo sentimento di abbandono alla prepotenza della guerra e alle sue conseguenze attraverso una scrittura semplice e chiara, scorrevole. Un racconto equilibrato scritto da un animo sensibile, ricco di scene che restano impresse nella memoria e che tendono a colpire il lettore, sia quando si tratta episodi negativi che quando vengono raccontati episodi di vita spensierata con il dovuto senso di “obiettività soggettiva”.
Si parte dagli anni della naia, anni tranquilli intrisi di gioia di vivere, interrotti dall'arruolamento per il fronte greco-albanese prima e successivamente per quello russo. La guerra in Albania è una guerra terribile e durissima dove si patisce la fame e si subisce lo scotto di essere mal equipaggiati.
Della guerra al fronte russo emergono soprattutto i duri anni della prigionia vissuti appunto con quel senso di “nicevoismo” russo e di condivisione del disagio con i propri compagni. Alla fine ritorna prepotente la vicenda legata al “processo D'Onofrio” (apertosi in seguito alla denuncia, da parte del Senatore del PCI Edoardo D'Onofrio, di diffamazione per mezzo stampa in cui lo stesso Ivo Emett fu coinvolto tra gli accusati) e in quel caso i toni si accendono a rievocare contrapposizioni mai sopite.
In un ultimo capitolo del libro Emett sente l'esigenza di dover commemorare, forse in maniera anche troppo enfatica, gli amici che non ci sono più: quelli che non sono mai tornati e quelli che se ne sono andati con gli anni. Uno scritto stridente con lo stile lineare dei racconti che lo precedono ma pur sempre un'utile testimonianza sui personaggi citati." [A.O.D.L.]
F
Ficarra Francesco
Stalingrado: l'assedio più lungo, «Dentro la Storia»
Hobby & Work, Bresso (MI) 2003
Testo divulgativo con cassetta VHS che
ripropone i fatti storici che hanno portato il popolo tedesco ad appoggiare
Hitler nella sua insensata guerra, ideologica e razziale, alla Russia.
Una lente di ingrandimento sulla situazione di entrambi gli schieramenti
ma sopratutto sulla determinazione e sulle vicende che portarono l'armata
tedesca di Paulus ad essere assediata a Stalingrado. Il freddo e gli
estenuanti combattimenti casa per casa portano i tedeschi alla resa
stremati dalla fame, abbattuti nel morale e dagli stenti, travolti dalla
forza dell'armata "bolscevica". [A.O.D.L.]
Fortuna Gabriella
Ecco gli archivi sui soldati italiani dispersi in Russia
in "Il Giornale", 7 settembre 1990
Fortuna Piero, Grossi Luigi
Il Tempio di Cargnacco
Reana del Rojale (Ud), Chiandetti Ed., 1991
Tanto è già stato scritto sulla
Campagna di Russia, ma questo volume ha un significato particolare,
perché il lettore potrà conoscere quanto lavoro sia stato
fatto in questi lunghi anni per mantenere vivo il ricordo di tutti coloro
che non fecero ritorno.
Il Tempio di Cargnacco, voluto e realizzato da Don Carlo Caneva (cappellano
militare sopravvissuto alla prigionia) sarà sempre il punto d'incontro
dei reduci e dei familiari, punto di meditazione per i più giovani.
Corredato da numerose foto. [P.M.]
Fortuna Piero, Raffaello Uboldi
Il tragico Don
Milano, Mondadori, 1980
Francesconi Manlio
Siamo tornati insieme
Roma, Studio Tesi, 1983
Francesconi Manlio
Russia 1943
Trieste, Studio Tesi, 1984
Gualtiero Fedrigoni
Diario di guerra, campagna di Russia 22.7.1942-16.12.1942. "... Coscienza del dovere" (22.7.1942)
Verona, Tipografia La Rapida 2000
Il Capitano Gualtiero Fedrigoni, del reparto Munizioni e Viveri del LXXIII gruppo di artiglieria d'armata, obici da 210/22, scompare nei presssi di Kulinkino (?) il 17 dicembre del 1942, una località non ben identificata. Il diario è stato rinvenuto in anni recenti dalla moglie che non aveva mia avuto il coraggio di mostralo ai figli. Si tratta di un diario interessantissimo sia dal punto di vista storico (il comando di reggimento è dislocato a Mescov (Mescoff) insieme ai comandi della Celere) che di storia personale. Un merito particolare va a sua figlia Laura (detta Lalli) che ha trascritto dal manoscritto facendo uno sforzo notevole soprattutto a livello emotivo. Leggendo il libro si può avere un'idea di cosa significhi ritrovare un diario di un proprio padre, dopo tanti anni, che lascia commenti affettuosi sui propri figli. Da questo diario traspare una grande umanità, una grande saggezza e un grande spessore culturale. La scritura è molto scorrevole, le considerazioni sulla situazione al fronte vengono passate al vaglio della ragione che si interroga continuamente sulle sorti dei propri soldati, su se stesso e sulla vita dei proprii cari lonani. Il senso del dovere è l'unico motivo per cui si resta, la guerra ha già mostrato i sui difetti, tutto è assurdo e inutile, lontano dal proprio modo di vedere le cose, la realtà e il rapporto con l'altro. Il senso di lontananza si riperquote ogni giorno sull'animo ed è la tortura più grande. Una struggente lettura che lascia il segno. [A.O.D.L.]
Frigerio Alessandro
Reduci alla sbarra
Milano, Mursia, 2006
Il libro ripercorre la vicenda intorno
al processo d'Onofrio, avvvenuto nel 1949, a seguito della denuncia
fatta da alcuni reduci, nel 1948, per mezzo stampa. Edoardo d'Onofrio,
esponente di spicco del PC e commissario polito dei capi di prigionia
dei soldati italiani in Rusiia, querelò per diffamazionegli autori
dell'articolo e i due giornalisti che lo pubblicarono. Il processso,
che si prevedeva dovesse essere il processo «del secolo»,
fu al contrario lasciato in sordina fino a farlo cadere del tutto nel
dimenticatoio. Il volume vuole tentare di riportare alla luce i fatti
attraverso le udienze in cui gli autori del dossier diventano gli acusatori
di chi li ha denunciati tra le numerose testimonianze di una parte e
dell'altra. Si rivivono le contrapposizioni ideologiche così
come il Paese le stava vivendo in quello stesso periodo.
[A.O.D.L.]
Fumagalli Cesare
Note di un redivivo
Firenze, Bam, 1998

G
Galitzki Vladimir
Il tragico Don
Milano, Sugarco, 1993
Garatti Andrea
I ragazzi del Don
Brescia, Tip. Quetti, 1990
Gerlach Heinrich
1942 - 1943, L'armata tradita
Milano, BUR RCS, 1999
Il romanzo della più grande sconfitta della
storia nel racconto minuzioso e fedele alla verità di uno dei
trecentomila soldati della Wehrmacht intrappolato a Stalingrado. [P.M.]
Giarratano Antonio
In Russia con il 54º Fanteria Sforzesca
Edizioni Triestepress
Gigli Guido
La seconda guerra mondiale
Bari, Laterza, 1951
Grignaschi Pasquale
Vita quotidiana durante la Campagna di Russia (1942-43),
Il diario fotografico inedito di un alpino sul Don
Novara, Interlinea Edizioni, 2000
L'autore ha scattato circa 140 foto (di cui una
ventina durante il ripiegamento), rimaste in un cassetto per cinquant'anni.
Riguardano la vita quotidiana di un piccolo reparto (di cui Grignaschi
era il comandante), il III plotone della 124 a compagnia, appartenente
al IV battaglione genio alpino della Divisione Cuneense.
Corredate da note, scritte all'epoca nelle condizioni più disparate,
su un'agendina tascabile e successivamente riordinate e completate,
costituiscono importante testimonianza di eventi di cui tanto si è
parlato, ma forse finora poco si è riusciti a comprendere.
[P.M.]

L
Lancellotti Bruno
Russia 1941-1943
Milano, Editrice Nuovi Autori, 1988
L'autore non racconta la sua storia di guerra,
né quella del suo reparto. Raramente cita un nome. Ripercorre,
senza polemiche, la storia della Campagna di Russia, dalle origini e
dai motivi dell'intervento, sino al rientro dei superstiti dell'8 a
Armata italiana. [P.M.]
Lepre A.
Le
illusioni. La paura. La rabbia. Il fronte interno italiano '40-'43
Napoli, Ed. Scientifiche Italiane, 1989
Littell Jonathan
Le Benevole
Torino, Ed. Einaudi (collana Supercoralli), 2007 
Jonathan Littell (1967), americano di origine ebraica e naturalizzato francese, ha suscitato l’attenzione e le polemiche di molti lettori con il suo libro, Le Benevole. Il titolo insolito fa riferimento alle Erinni, furie dell’antica Grecia, che personificavano il rimorso derivante da fatti di sangue molto violenti. Nel tentativo di placarle, si attribuiva loro anche il nome di Eumenidi (ossia benevole), sperando in un atteggiamento più clemente.
Il protagonista e io narrante del romanzo è Maximilian Aue, giovane nazional-socialista e brillante giurista nato in Alsazia da madre francese e padre tedesco ed entrato quasi per caso nel corpo delle SS. La narrazione ci conduce sul fronte orientale, prima in Ucraina, poi nel Caucaso e a Stalingrado.
Qui Max sopravvive a una grave ferita e viene rimpatriato con uno degli ultimi aerei in partenza dalla città, ormai stretta dall’Armata Rossa.
In seguito, al giovane ufficiale viene assegnato il compito di aumentare la produttività dei prigionieri dei campi, loro malgrado sostenitori a perdere dello sforzo bellico tedesco: Auschwitz e altre località tristemente famose fanno la loro comparsa ora – nel romanzo – insieme alle alte gerarchie del partito nazional-socialista.
Il conflitto segue il suo corso, Berlino è sempre più devastata dai bombardamenti alleati, finché si giunge all’epilogo e Aue, di promozione in promozione divenuto Obersturmbannführer (tenente colonnello) delle SS, fugge in Francia, grazie alla conoscenza perfetta della lingua e ai documenti di un francese deportato in Germania.
Il libro a volte ristagna in dettagli, numeri, scartoffie burocratiche, citazioni letterarie e filosofiche, si impantana tra termini tedeschi per la maggior parte di noi impronunciabili e sigle difficili da memorizzare (per fortuna alla fine c’è un glossario), a volte scorre tumultuoso seguendo il corso degli eventi. Si potrebbe obiettare che, se proprio vogliamo approfondire quel periodo storico, sono disponibili moltissimi saggi o libri di memorialistica. Eppure Le Benevole vale la pena. Perché spinge a riflettere: sui concetti di Bene e Male, sul confine tra morale e dovere, sull’influenza del caso, su aggettivi come umano e disumano; secondo il protagonista, purtroppo, il disumano – come caratteristica dell’individuo – non esiste: esiste sempre e solo l’umano – senza limiti, privo dei confini moralistici in cui certuni vorrebbero costringerlo – l’umano che si adegua alle circostanze.
Aue si trasforma – come potrebbe essere altrimenti? Ogni romanzo è una sorta di viaggio, ogni “eroe”, positivo o negativo, arriva alla fine di quel viaggio profondamente cambiato – e i disturbi fisici, il vomito e la diarrea che lo perseguitano in Ucraina, chiari sintomi di un disagio interiore di fronte a certe azioni di cui è di volta in volta attore o spettatore, sfumano in una sorta di indifferenza obbligata, di efficienza glaciale. Finché, quasi alla fine dei giochi, subentra il distacco totale. Per i morti, per Berlino distrutta, per l’andamento del conflitto, per tutto.
Questo inquieta, forse perché non si può fare a meno di pensare che certe lezioni non le abbiamo imparate. Che quanto è capitato allora continua ad accadere con una tenacia assurda. In fondo, come Aue si era abituato ai bambini nelle fosse comuni, o ai suoi connazionali impiccati ovunque per le strade di Berlino, accusati di diserzione mentre le truppe sovietiche premevano sulla città, così noi siamo “abituati” – due esempi su tutti – allo sguardo dei ragazzini del Darfur o ai machete del Ruanda.
È solo un romanzo, certo. Ma parla della Seconda Guerra Mondiale – nodo cruciale del ‘900 – e, inutile nascondercelo, in quel secolo così lontano e così vicino affondano le nostre radici. [P.M.]
>>Leggi un brano dal libro

M
Maddalena Giuseppe Bortolo
Portaferiti in Russia 1942-1943
Milano, Longanesi, 1971
Malizia Nicola
Ali sulla steppa
Edizioni Ateneo - Roma, 1987
Magoni Francesco
La Tridentina in Russia
Gruppo alpini Borgosatollo, 1999
Massignani Alessandro
Alpini e Tedeschi sul Don
Novale di Valdagno, Gino Rossato, 1991
Messe Giovanni
La guerra al fronte russo
Milano, Rizzoli, 1947
Generale del Csir da luglio 1941 a novembre 1942, figura scomoda al regime per il suo temperamento, scrive la storia del Corpo di spedizione Italiano in Russia e ne evidenza il valore morale dei suoi soldati messi in difficoltà dallo scarso equipaggiamento e dalla mancanza di aiuti da parte dei comandi italiani. Un libro scritto con grande trasporto dallo stile chiaro e scorrevole che non eccede nella retorica. I fatti sono raccontati con obiettività sia da un punto di vista tattico che da un punto di vista umano. Messe sarà ricordato dai suoi soldati con grande affetto proprio perché si dimostrò persona sensibile ai loro problemi. Un generale schietto e diretto che affrontava le difficoltà con coraggio facendosi carico di dibattere i problemi della truppa legati alla logistica, allo scarso equipaggiamento e agli scarsi mezzi con i quali furono mandati in guerra. Dal suo rapporto emergono infatti vicende molto interessanti sia dal punto di vista storico che dal punto di vista organizzativo: dal cattivo rapporto con Cavallero e soprattutto con Gariboldi (con il qule sviluppa una lunga polemica vedi il capitolo CONTRASTI) ai confronti avuti con Mussolini, dalla difficoltà dovute ai mezzi (nell'avanzata verso il Don) ai problemi relativi all’abbigliamento dei soldati che andavano incontro al “generale inverno”.
Emerge poi il difficile rapporto con i comandi tedeschi che Messe affrontava a testa alta sia quando si trovava a difendere i suoi soldati sia quando non condivideva le scelte tattiche dei comandi germanici verso i quali si era guadagnato il rispetto sul campo. Molto interessante la divisione in i capitoli in cui tratta vari temi, raccontati in prima persona, relativi alle tattiche adottate e ai rapporti con la popolazione in relazione ai soldati italiani. Degno di nota anche il rapporto sui caduti dove affronta il tema relativo ai dispersi. Un libro che riporta varia documentazione con ausilio anche di trascrizione di lettere ufficiali. Un libro decisamente da leggere. [A.O.D.L.]
Ministero della guerra - SME Uff. storico
L'VIII Armata Italiana nella seconda battaglia difensiva
del Don 11.12.42 / 31.01.43
Moro Ermenegildo
Seleneyi Jar. Il quadrivio insanguinato
Milano, Cavallotti, 1973

N
Nolte Ernst
Nazionalsocialismo e bolscevismo
Firenze, Sansoni, 1986
Odenigo Armando
Prigioni moscovite
Rocca San Casciano, Cappelli Editore, 1955

P
Pedrazzinio Fulvio
La
campagna della divisione alpina Tridentina in Russia
Bissoni, 1972
Petacco Arrigo
L'armata scomparsa
Milano, Mondolibri, 1998
Per questo libro rimandiamo alla lettera
di Gino Papuli che inviò, dopo la pubblicazione del libro,
all'autore. Si tratta di un
appunto sul taglio che Petacco ha dato al libro che tralascia buona
parte della storia sul fronte russo concentrandosi solo sulla vicenda
alpina.
Piegentili Giuseppe
Russia 1941-1943
Milano, Editrice Nuovi Autori, 1999
Una serie di testimonianze che l'autore ha raccolto.
Uomini che hanno vissuto in prima persona la terribile esperienza di
una guerra in cui bisognava non solo affrontare il nemico, ma anche
le avversità del clima. Le testimonianze appartengono a Lino
Rossi, Luigi Carestia, Luigi Ciccioli, Gaetano Maggi, Terzo Contoli,
Ivo Emett, Don Michele D'Auria. [P.M.]
Pier Luigi Bertinaria, La tragedia italiana
sul fronte russo (1941 - 1943)
Immagini di un sofferto sacrificio con documenti e testimonianze
Rimini, Bruno Ghigi Editore, 1997
Un volume ricchissimo di fotografie,
corredato da testimonianze, interviste, cartine nato e fortemente voluto
dall'editore che ha personalmente raccolto, anche all'estero, molte
delle immagini presenti nel libro. [P.M.]

Q
Quaroni Pietro
Il mondo di un ambasciatore
Milano, Ferro Edizioni, 1965

R
Revelli Nuto
Mai tardi. Diario di un alpino in
Russia
Torino, Einaudi, 1946
Revelli Nuto
L'ultimo fronte. Lettere di soldati caduti o dispersi nella
II guerra mondiale
Torino, Einaudi, 1971
Revelli
Nuto
La strada del davai
Torino, Einaudi, 1980
Le testimonianze raccolte in questo libro sono
quelle dei soldati appartenenti alla Divisione Cuneense. Nuto Revelli,
ufficiale della stessa divisione, intervista i suoi soldati che raccontano
le loro esperienze in un susseguirsi di vicende molto particolari, diverse
dal solito modo di raccontare degli ufficiali sia nello stile che per
le esperienze vissute. E infatti attraverso la loro schiettezza e la
loro umanità che ci trasportano in una realtà più
comprensibile e priva di retorica.
Le testimonianze, con il loro stile semplice (riscritte sulla struttura
dell'intervista), ci permettono di capire le differenze delle singole
esperienze ma soprattutto evidenziano i punti in comune con gli altri
compagni. Le stesse sofferenze, l’opinione sulla guerra sono tracce
indelebili sulla gente semplice, povera ma con grande senso di responsabilità
e di abnegazione. Figlio di un diverso modo di vedere la storia (si
arruola volontario ma poi diventa protagonista della resistenza nel
cuneese) Nuto Revelli dà voce a quei soldati che non avrebbero
mai avuto l’opportunità di lasciare il loro contributo
alla memoria che pure resta, ed è, di rilevante importanzaproprio
perchè loro la guerra l’anno combattuta a caro prezzo.
Quei protagonisti veri, quei reduci servitori dei voleri dei comando,
si ritrovano più poveri di prima e persino abbandonati dallo
stesso stato che avrebbe dovuto proteggerli ritrovandosi personaggi
scomodi all’una e all’altra fazione. Dopo aver lasciato
la loro giovinezza e i loro compagni nella lontana Russia, faticano
e ricominciare e a ritrovare l’equilibrio che li avrebbe dovuti
traghettare dalla catastrofe alla normalità.
[A.O.D.L.]

Revelli Nuto
La guerra dei poveri
Torino, Einaudi, 1981
Revelli Nuto
Le due guerre: guerra fascista e guerra partigiana
orino, Einaudi, 2003
Riasanovsky Nicholas V, tr. it.
Storia della Russia
Milano, Bompiani, 1998
(lingua orig. A history of Russia, Oxford,
Oxford University Press, 1984)
Ricchezza Antonio
La storia illustrata di tutta la campagna di Russia (luglio 1941 - maggio 1943)
Milano, Longanesi & C., 1972
Rigoni Stern Mario
Il sergente nella neve
Torino, Einaudi, 1953
Sergente del battaglione sciatori Monte
Cervino e Sergente maggiore del Battaglione Vestone della Divisione
Tridentina, Mario Rigoni Stern elabora la sua esperienza di ufficiale
sul fronte russo. Si tratta principalmente di racconti di uomini e non
di eroi, ventenni con le proprie paure dalle quali neanche il sergente
è immune. La guerra è una condizione in cui ci si trova
dentro e che mette di fronte e a dura prova degli esseri umani che sono
costretti a uccidere soprattutto per il proprio istinto di sopravvivenza.
Un testo che è un punto di vista introspettivo dove il sergente
si interroga, analizza le proprie debolezze, spesso si strania, si commuove
e con malinconico abbandono si immerge dentro se stesso a rifiltrare
gli avvenimenti attraverso la sua sensibilità, il suo cuore.
L'uomo e la natura potrebbero vivere in simbiosi perfetta ed è
questo che provoca questo senso di apparente estraneità dello
stile (elemento che lo distingue da altri libri sul tema) di Rigoni
Stern in un continuo oscillare tra spiritualità natura-uomo e
la contingenza delle atrocità della guerra. La baita è
una casa, una madre, degli affetti, un punto di riferimento al quale
tornare. Il commilitone è il fratello, il parente di cui prendersi
cura. Il nemico è un uomo che ha solo la colpa di stare dall'altra
parte. C'è un senso di responsabilità e di lealtà
verso l'amico e verso il nemico che pervade tutto il libro specchio
di quello che è stato il "gioco" perverso della
guerra di invasione, di uomini verso altri uomini, voluta da altri. [A.O.D.L.]
Rigoni Stern Mario
Ritorno sul Don
Torino, Einaudi, 1973
Romano
Andrea
Lo
stalinismo
Milano, Paravia Bruno Mondadori Editori, 2002

S
Thomas Schlemmer
Invasori, non vittime. La campagna italiana di Russia 1941-1943
Bari, Laterza, 2009
La campagna di Russia da un punto di vista diverso: quello di Thomas Schlemmer ricercatore tedesco esperto di storia dei partiti politici, di storia del fascismo e dell'Italia nella seconda guerra mondiale.
Un libro destinato a creare una certa polemica laddove il mito di “italiani brava gente” si era ormai definitivamente cristallizzato. “Invasori non vittime” cerca di rompere tutti gli stereotipi che sono nati intorno alla disfatta dell'Armata italiana nella guerra al fronte russo. Secondo lo studioso la memorialistica (quasi totalmente alpina) ci ha restituito solo una parte delle vicende di quella guerra tralasciando i fatti più incresciosi, molto spesso addossati furbamente ai tedeschi per non minare l'immagine ormai consolidata del buon italiano, e scaricando la colpa sulla disfatta, sugli eventi, sul clima, sul territorio e, non ultimo, sui comandi germanici e sulla loro gestione scellerata. Un libro che rimette in gioco e ridistribuisce le responsabilità ristabilendo il concetto di una guerra di invasione, un aspetto che gli scritti su questa campagna hanno tentato di far dimenticare soffermandosi solo sugli atti di "eroismo" e sulla sofferenza patita per la patria. Un punto di vista, non immune da contraddizioni, che tende a fare chiarezza su una guerra che fu attuata sotto la spinta ideologica e razziale di sterminio della quale l'Italia fu complice e sostenitrice per i propri interessi di espansione territoriale.
Attraverso uno studio attento e una serie corposa di documentazioni e citazioni, sia italiana che tedesca, Schlemmer dimostra quanto si sia studiato poco sui documenti ufficiali e quanto ci sia ancora da indagare. Fondamentalmente il libro non contraddice i fatti raccontati dai reduci ma indaga quel lato scomodo e oscuro che è stato messo da parte per troppo tempo e aggiunge elementi mai presi in considerazione. Un libro decisamente da leggere! Vedi anche >>> [A.O.D.L.]
Seth Ronald
Operazione Barbarossa
Azzate, Sugar, 1964
Sotgiu Giuseppe e Paone Mario
La tragedia dell'ARMIR nelle arringhe di Giuseppe Sotgiu
e Mario Paone al processo D'Onofrio
Milano, Milano-Serra, 1950
Salamov, Tihonovic Varlam
Kolyma: trenta racconti dai lager staliniani
Savelli, Roma 1976
Salvatores Umberto
Bersaglieri sul Don, Compositori
Bologna, 1958
Scaccia Pino
Armir sulle tracce di un esercito perduto
Torino, Nuova Eri, 1992
In un reportage curato dall'inviato della Rai
Pino Scaccia si cita un elenco di 31 ufficiali italiani fucilati al
momento della cattura.
SpanoVelio
Epurazione problema da risolvere
in "l'Unità", 31 gennaio 1945
Scotoni Giorgio
L'Armata Rossa e la disfatta italiana (1942-1943).
L'annientamento dell'Armir sul Medio e l'Alto Don negli inediti dei
comandi sovietici
Panorama, Trento 2007

Grazie all’apertura degli archivi russi,
Scontoni scrive un libro di storia militare di 600 pagine sugli aspetti
politici del secondo conflitto mondiale. Il libro illustra nel dettaglio
i piani e le battaglie militari da parte dell’Armata Rossa evidenziando
anche gli aspetti dell’armata italiana considerata dai russi certamente
con un occhi differente rispetto a quella dei tedeschi. Si trovano diversi
documenti tradotti per la prima volta nonché foto, lettere e
altra documentazione appartenenti ai soldati italiani. FONTE

T
Tabacchi Giuseppe
La mia guerra in Russia
Bologna, Ponte Nuovo Editrice, 1996
Classe 1918, Tabacchi torna indietro
nel tempo e rivede la sua vita, quale ufficiale del 108° Reggimento
Artiglieria Motorizzata, dal maggio 1942 al periodo immediatamente successivo
all'8 settembre 1943. [P.M.]
Terzi Ottobono
Varvàrovka alzo zero
Milano, Longanesi, 1974
Il Reggimento Artiglieria a Cavallo ebbe
il compito, durante il ripiegamento, di contrastare la marcia delle
colonne corazzate sovietiche della 1 a e 2 a Armata Guardie e, al pari
di altri reggimenti e divisioni cui fu assegnato lo stesso compito,
fu annientato quasi completamente.
In appendice alcune interessanti testimonianze e relazioni di protagonisti
della tragedia che coinvolse i nostri reparti.
[P.M.]
Tognato Mario
La Julia muore sul posto
FANA Associazione nazionale Alpini, 1971
Toscano Mario
Una mancata intesa italo-sovietica
Firenze, Sansoni, 1955
Turla Guido Maurilio
Sette rubli per il cappellano
Milano, Longanesi, 1974

V
Valori Aldo
La campagna di Russia, CSIR - ARMIR:
1941 - 1943, Volumi 1 e 2
Roma, Grafica Nazionale Editrice, 1951 (?)
Dalla prefazione dell'autore: "Scopo
di questa opera è di far conoscere largamente, con la maggiore
esattezza possibile, che cosa fu la partecipazione delle forse armate
italiane alla Campagna di Russia, negli anni 1941 - 1943. [.] . Pare
che l'esito sfortunato abbia scancellato o almeno obliterato nella coscienza
dei più il bisogno, che sembrerebbe istintivo, di sapere precisamente
dove, come e quando si è combattuto; quali episodi di valore
hanno costellato quelle gesta; attraverso quali vicende si è
giunti al sacrificio finale.".
[P.M.]
Vigo Luciano
Non prendere freddo
Pavia, Gianni Iuculano Editore
Luciano Vigo interrompe gli studi per
lo scoppio della guerra e frequenta il corso Allievi Ufficiali di Complemento
ad Arezzo. Ottenuto il grado di sottotenente viene assegnato al 81°
Reggimento fanteria, Divisione Torino e partecipa, volontario, alla
Campagna di Russia.
Ritroviamo qui il racconto di una pagina di storia italiana, con spunti
commoventi, a volte inediti, degli eroismo individualmente compiuti
dai nostri soldati. [P.M.]
Vitali Giorgio
Sciabole nella steppa - La cavalleria italiana in Russia
Milano, Mursia, 1976
Quando i cavalieri italiani nel 1942
arrivarono alle sponde del Dnepr, nessuno poteva immaginare che si sarebbero
resi protagonisti di episodi che, da soli, potrebbero essere assunti
a paradigma di un mondo ormai al tramonto che, agli albori dell'era
atomica, combatteva eroicamente con la sciabola. Una guerra di cavalieri
e cavalli che segnò la fine dell'epopea della cavalleria in un
alone di leggenda.
Nel libro di Vitali ci sono gli avvenimenti dei Lancieri di Novara e
di Savoia Cavalleria, dal maggio 1942 al novembre dello stesso anno.
[P.M.]
Viola Paolo
Il Novecento, Torino
Giulio Einaudi editore, 2000
Vettorazzo Guido
Cento lettere dalla Russia 1942/43
Trento, La Grafica/ Mori, Museo Storico italiano della guerra, 1993
È la trascrizione delle lettere
e del diario del sottotenente Vettovazzo del battaglione alpini "Tolmezzo"
della divisione "Julia". Le lettere seguono cronologicamente
gli eventi dalla partenza fino al gennaio 1943 e riescono a dare un
quadro molto preciso di come il soldato vivesse la sua esperienza in
russia, dall'imboscamento forzato fino alla baldanzosa esperienza della
prima linea, alla disfatta. Interessante per i dettagli legati alla
vita quotidiana dei soldati in guerra che lasciano al letttore la ricostruzione
d'insieme a la libertà di esprimere le proprie considerazioni
sugli aspetti e sui residui della guerra che alla fine, oltre a lasciare
profonde ferite, cambia il proprio punto di vista verso la vita e il
rapporto con gli altri. Un libro sincero che pone in ultima analisi
il fallimento della guerra e la sua inutilità. [A.O.D.L.]
Vicentini Carlo
Noi soli vivi, quando settantamila italiani passarono il
Don
Milano, Mursia,1986, 1997
Carlo Vicentini, sottotenente di complemento
del battaglione sciatori "Monte Cervino", scrive questo libro
con uno spirito certamente diverso dalle usuali testimonianze sul fronte
russo pur essendo l'ennesimo rapporto da alpino e degli alpini. Un libro
duro, spesso polemico, a tratti anche scostante. Ma questa non è
una nota di demerito, anzi: a fine lettura quella stana sensazione di
apparente "petulante narrativa" si rischiara e ne comprendiamo
i perchè. Con quella "lieve" punta di presunzione alpina,
racconta i fatti sotto la spinta di quello spirito di gruppo che li
accomuna tutti. La sua esposizione non tralascia nulla: dall'entusiasmo
iniziale a quello della disfatta, dalla cattura alla dura vita-sopravvivenza
della prigionia. Sembrerebbe il libro ideale per una trasposizione cinematografica
pieno di particolari, di dialoghi e di scene ben riportate. Un racconto
che non tende a volere commuovere nè a far provare commiserazione,
un libro secco, consistente, sviluppato sui fatti, che lascia ampio
spazio al giudizio del lettore.
Quando racconta della prigionia l'autore diventa particolarmente duro
verso il regime sovietico, per quell'inumano modo di trattare i prigionieri
di guerra e la sua (per dirla alla Giuseppe Bassi) "disorganizzata
organizzazione". Nell'ultima parte del libro, particolarmente toccante
(forse uno dei passi più belli di testimonianze sulla guerra
al fronte russo) Vicentini racconta, concentrando in poche pagine, il
ritorno in Italia. L'incontro con la famiglia è scritto con estremo
pudore e lascia subito spazio alle sue ultime sentenze (bellissime)
sul "Reduce" un autentico manifesto che varrebbe la pena pubblicare
su questo sito: "Chi torna dalla guerra non è più
l'uomo di prima, è un altro individuo, è diverso"
e ancora "È un uomo tollerante, quasi indifferente".
Un libro che certamente lascia il suo segno. [A.O.D.L.]
Valdo Zilli
Gli italiani sul fronte russo
Cuneo, Istituto Storico della Resistenza, 1982

Z
Zoccai Lelio
Prigioniero in Russia. Un guastatore alpino nei lager sovietici 1942-1950
Mursia, Milano 2004.
AArruolatosi
volontario nella 9a compagnia del XXX battaglione "guastatori alpini",
inquadrato nella divisione Julia, il caporalmaggiore Lelio Zoccai riscrive,
con il supporto di Enzo Segalla, la sua tragica odissea di prigioniero
sul fronte russo. Catturato più volte (riesce a scappare ma poi
viene fatto di nuovo prigioniero) si ritrova, come tanti, nei più
duri campi di prigionia che gli riservano l'umiliante situazione di
sopravvivenza tra fame, malattie, torture fisiche e psicologiche, lavori
forzati e condizioni igieniche penose.
Gli interrogatori e i tentativi di rieducazione politica gli sono particolarmente
ostili tanto che, con processi farseschi, sarà uno dei pochi
prigionieri ad essere trattenuto oltre misura (tornerà solo nel
1950) per otto lunghi anni. Lo stile è semplice ma schietto e
franco, una testimonianza senza veli che mette in luce le aberranti
condizioni in cui i prigionieri erano costretti a vivere e nelle quali
bisognava persino diffidare degli stessi compagni. É una dura
accusa contro i carcerieri e i politici, fuoriusciti italiani, conniventi
con il partito comunista sovietico. [A.O.D.L.]
Zavagli Bruno
Solo un pugno di neve
Milano, Mursia, 1966
