Autovettura
Alfa-Romeo 2500 Coloniale Scheda di Lorenzo Tonioli |
L’Alfa-Romeo 2500 Coloniale nacque dallo
sviluppo del modello civile Alfa-Romeo 2500 6C (versioni Sport e Turismo),
su specifica del Ministero della Guerra. Gli studi per una versione militare da impiegarsi nelle Colonie iniziarono nel 1938, ed alla fine del 1939 iniziarono i collaudi dei due prototipi in terra d’Africa, sulle sconnesse piste di Etiopia ed Eritrea. In particolare, venne studiata la carburazione in quota ed il raffreddamento del motore alle alte temperature. Dato che i collaudi non erano stati del tutto soddisfacenti, la messa a punto del veicolo proseguì per tutto il 1940 ed il 1941. Nel 1941 comparve la versione definitiva, caratterizzata da una buona potenza del motore, dal bloccaggio del differenziale, da buone capacità fuoristrada e da una ampia autonomia (aumentabile con i fustini e le taniche di riserva). L’auto venne anche inviata in Russia al seguito prima del C.S.I.R e poi dell’A.R.M.I.R.; data la peculiare tipologia operativa, ne venne approntata una versione a cabina metallica chiusa per l’impiego invernale alle basse temperature, di cui non sopravvivono esemplari. I sovietici catturarono alcune di queste vetture durante l’Operazione Saturno (inverno 1942-43) e le utilizzarono poi per il trasporto dei loro alti ufficiali (nel tardo 1944 ne vennero avvistate due a Nisch – al confine bulgaro – nella versione a cabina chiusa e dipinte in rosso scuro) Dopo l’Armistizio del settembre 1943 vennero prodotti almeno altri 44 esemplari per le truppe di occupazione tedesche e per la RSI. Un progetto della Alfa-Romeo di dotare la vettura di trazione integrale e di cambio con riduttore rimase sulla carta. In totale vennero prodotti 150 esemplari della Coloniale nel 1941-43 (oltre ai due prototipi ed alla quarantina di esemplari germanici successivi). Tra gli altri, la vettura venne utilizzata da Mussolini in Albania nel 1941 e dai generali Gambara (in Africa Settentrionale) e Messe (sul fronte Orientale). L’auto rimase in servizio anche nel dopoguerra per il trasporto di alte personalità militari. |
BIBLIOGRAFIA “Gli autoveicoli tattici e logistici del Regio Esercito italiano fino al 1943” di Nicola Pignato e Filippo Cappellano, Stato Maggiore dell’Esercito – Ufficio Storico, Roma 2005 |
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