
Il problema del traino delle artiglierie pesanti del Regio Esercito, sia di quelle residuate dalla Grande Guerra che dei tipi più moderni (come l’obice da 210/22), trovò una valida soluzione a partire dal 1933, quando venne ufficialmente adottata la trattrice pesante Breda 32.
Tale veicolo derivava da un autocarro trattore Breda del 1927 a trazione integrale, e sostituì altre trattrici ormai obsolete (Fiat 20 B e Pavesi-Tolotti) presso i Reggimenti d’Artiglieria d’Armata.
Il telaio era in acciaio fuso, il cassone era in lamiera stampata con apertura posteriore a doppio battente.
Oltre alla Breda 32 venne adottata per il Genio Pontieri e Lagunari la Breda 33, a passo allungato e con diversa carrozzeria e meccanica.
Della Breda 32 venne allestita una versione autosoccorso con gru (detta comunemente “giraffa”).
A partire dalla Guerra di Spagna la Breda 32 accompagnò la marcia delle artiglierie pesanti italiane su tutti i fronti; poteva marciare anche su terreni accidentati, per quanto in Africa Settentrionale rivelò una tendenza ad insabbiarsi.
Venne anche adottata dalle Ferrovie dello Stato (dove restò in servizio fino quasi al 1990) per il traino dei carrelli stradali adibiti al trasporto dei carri merci.
Tra gli eserciti stranieri quello ungherese ordinò parecchi esemplari della Breda 32 per il traino dell’obice da 210/22, e pare che anche quello bulgaro ne avesse qualcuna in dotazione. Nel dopoguerra una versione rimodernata (con ruote pneumatiche e motore del Lancia 3 RO) restò in servizio nell’Esercito Italiano.