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Intervista a Lino Rizzon |
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Questa breve intervista al cav. uff. Lino Rizzon (reduce di Russia del 120°, sottufficiale del reparto comando deceduto il 20 giugno 2010) è stata realizzata dal nipote Fabio Del Forno nel 2008. Si tratta di una piccola parte dell'intervista dalla quale è nato il libro "Fiocchi di neve" scritto dallo stesso Fabio Del Forno e già recensito su questo sito. Per approfondimenti e per maggiori dettagli si rimanda alla lettura del libro disponibile on line su www.ilmiolibro.it |
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* * * Qual è stato per te il momento più difficile della lunga prigionia in Russia durante la Seconda Guerra Mondiale? Senza dubbio quando non riuscivo ad alzarmi in piedi a causa della debolezza e del poco cibo e mi muovevo per terra trascinandomi con le ginocchia ed i gomiti. Un altro momento difficile è stato quando mi ero gonfiato tutto sempre per la malnutrizione ed il colonnello medico russo mi fece fare un bagno con acqua calda. In quel momento mi sembrò di essere colpito da mille aghi acuminati. Cosa ti ha tenuto in vita in quella situazione? La Fede, il pensiero di tornare a casa dalla mia promessa sposa ed il conforto datomi dal colonnello medico sul fatto che noi prigionieri italiani saremmo presto tornati a casa. Quali sono stati gli errori secondo te nella Campagna di Russia condotta dagli italiani e dai tedeschi? Per quello che hai potuto vedere di persona. È importante premettere "per quello che ho potuto vedere e sentire di persona", visto che non ero io a prendere le decisioni e noi sottufficiali o soldati non venivamo certo consultati prima di un'azione. Cosa ti manca di quel periodo? Hai qualche rimpianto? Avanzando in territorio ucraino e poi russo abbiamo visto con i nostri occhi la povertà della popolazione. Forse se avessimo vinto noi quella gente avrebbe sofferto un po' meno la fame. Voglio chiarire che sono grato agli americani che ci hanno liberato dal fascismo, in quel periodo non eravamo liberi, però se noi o gli Usa fossimo riusciti ad imporre le regole del mercato occidentale in Russia milioni di persone ne avrebbero beneficiato. Come erano considerati gli italiani dalle popolazioni occupate? Bene, al contrario dei tedeschi. Non ho sentito di massacri di civili ad opera degli italiani, poi nella ritirata i tedeschi presero a maltrattare pure noi.
Per approfondimenti si rimanda al libro "Fiocchi di neve" scritto da Fabio Del Forno |