Qui di seguito inseriamo l'articolo integrale di Filippo Cappellano tratto dalla rivista "Storia Militare" n. 80 dell'anno 2000" che riporta la storia del reggimento. Le foto (di scarsa qualità perchè scannerizzate da fotocopie) che integrano la lettura sono state prelevate dalla stessa rivista e fanno parte dello stesso articolo. Per agevolare la lettura, sono state modificate alcune impostazioni del layout . Le
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Il suo primo comandante fu il colonnello Dino Di Janni . Il 25 ottobre 1941 il reggimento venne mobilitato ed il 4 dicembre successivo il 20° reggimento fece dono al 120° dello Stendardo, che venne benedetto alla presenza del comandante la divisione "Piave" generale Roncaglia . Tra il 5 ed il 26 gennaio si svolse la prima scuola tiro del reggimento in provincia di Vicenza. Intanto lo Stato Maggiore del Regio Esercito dispose di assegnare il reggimento alle dipendenze della divisione celere "Principe Amedeo Duca D'Aosta", in corso di trasformazione in grande unità motorizzata. Il reggimento era costituito da: Comando; Reparto comando; Reparto munizioni e viveri I gruppo di obici da 100/17 mod.14 II e III gruppo cannoni da 75/27 mod. 11 93° batteria contraerei da 20/65 (mod. 35 ndr) 101° batteria contraerei da 20/65(mod. 35 ndr)
L'8 febbraio iniziò il trasferimento sul fronte russo (in verità partirono alle 0,25 del 9 febbraio 1942 ndr), prima per ferrovia, poi su via ordinaria con una marcia di oltre 1000 km lungo le strade, alcune volte neppure tracciate, sotto continue tormente di neve. Il 28 febbraio 1942 entrò a far parte del raggruppamento tattico "Lombardi", alle dipendenze della 1° armata corazzata tedesca, mettendosi in luce, unitamente al 6° reggimento bersaglieri, in una brillante azione che respinse con successo una puntata offensive russa fra Parvlograd e Slarviranca. Assegnato infine al Corpo Di Spedizione Italiano in Russia, dal 15 marzo 1942 il 120° reggimento entrò a far parte della 3a divisione celere "P.A.D.A." in sostituzione del reggimento artiglieria a cavallo e il 30 maggio il Ministero della Guerra concesse al 120° il motto araldico: "Nuove vampe ne la grande fiamma". Il 1° giugno avvenne il passaggio delle consegne tra il colonnello Di Janni ed il tenente colonnello De Simone al comando del reparto. Il 6 giugno si costituì presso il reggimento la 10° batteria controcarro armata di cannoni da 75/34 mod. 97/38 di provenienza tedesca (2)
Il 27 giugno 1942, presso Nowo Jwanowka, si sferrò, contro le linee tenute dalla 3a celere, un attacco in forze russo che venne nettamente respinto grazie anche agli interventi di fuoco del I e del III gruppo del 120° reggimento. Nel Luglio il XXXV corpo d'armata – C.S.I.R., (3) distaccato presso la 17° armata tedesca, riprese le operazioni offensive avendo ricevuto in rinforzo la divisione di fanteria "Sforzesca" e numerose unità di artiglieria appena giunte dall'Italia. La 3a celere, in particolare, poteva contare sul 120° reggimento al completo, su un gruppo da 105/32 del 30° raggruppamento di artiglieri di corpo d'armata e su un gruppo cannoni da 75/27 mod. 12 del reggimento artiglieria a cavallo. A partire dal 12 luglio 1942 il 120° partecipò alle operazioni per la conquista del munito caposaldo di Javanovka e dell'importante bacino carbonifero di Krasnij Lutsch. Il 24 luglio la divisione celere riceveva l'ordine di passare a disposizione della 6° armata tedesca con il compito di eliminare la testa di ponte stabilita dal nemico sulla sponda destra del Don presso Serafimovich, che costituiva minaccia al fianco sud dell'armata. Dopo 4 giorni di marcia e 440 km percorsi, che intendevano concentrare sulla testa di ponte due o tre divisioni col proposito di puntare verso sud ed alleggerire la pressione su Stalingrado. I sovietici lanciarono contro le truppe italiane più ondate di carri armati T.34 da 26 tonnellate e Bt da 14, appoggiate da truppe di fanteria. Dall'interrogatorio di prigionieri si seppe che alcuni dei carri, appartenente ad una brigata corazzata, erano appena usciti dalla fabbrica di Stalingrado. Nel combattimento vennero coinvolti anche i bersaglieri del XV e XIX battaglio, che, non avendo armi adatte per lottare contro i grossi potenti T.34, si sparpagliarono nella steppa sparando contro i fanti russi appollaiati sui carri. Questa azione consentì di dissociare i carri dalla fanteria, facilitando l'azione delle artiglierie italiane retrostanti. Passato l'assalto carrista, i bersaglieri si riordinarono rapidamente, rastrellando il luogo dello scontro ed eliminando le ultime resistenze. Alla fine dell'azione almeno 14 carri russi su 39 erano rimasti su terreno. La divisione non aveva avuto perdite molto forti: - 13 caduti, tra cui un ufficiale, - 54 feriti, di cui 11 ufficiali, - un disperso. Il danno più grave era stata la distruzione di preziosi materiali: soltanto il II gruppo del 120° reggimento ebbe a lamentare la perdita di 10 cannoni da 75/27, 2 mitragliere da 20 mm, 7 trattori TL 37 e 13 autocarri .
Il giorno seguente le truppe italo-tedesche proseguirono la manovra offensiva, tenacemente contrastata dai russi, che lanciarono rabbiosi contrattacchi sempre appoggiati da forze corazzate. Alcuni carri sovietici insinuatisi attraverso le maglie degli attaccanti, mentre compivano una scorreria nelle retrovie italiane, si portarono a breve distanza dal 578° reggimento comando della divisione celere, venendo distrutti dal pronto intervento di una sezione cannoni controcarri da 75/34. Alla sera del 31 tutti i contrattacchi che erano stati respinti. L'attacco del terzo e sesto bersaglieri del 578° reggimento tedesco venne ripreso a mezzanotte, portando alla conquista degli abitanti di Serafimovich e Bjelajevski. Le operazioni dell'ansa del Don continuarono fino al 14 agosto con cruenti combattimenti per il possesso del grande bosco tra Bobrowski e Baskovski. Al termine della battaglia di Serafimovich il nemico aveva subito forti perdite in uomini e mezzi; 47 carriarmati due autoblindo della brigata corazzata erano stati eliminati: 35 distrutti, per la maggior parte dall'artiglieria ed alcuni dai bersaglieri con bottiglie di benzina, mentre 12 erano stati gettai nel Don per evitare la cattura (31 carri e 2 autoblindo furono messi fuori combattimento, gli altri 16 dai tedeschi). La prima battaglia vittoriosa contro i carri russi ebbe vasta eco nell'ARM.I.R. e il comando artiglieria dell'8° armata richiese alla 3a divisione celere una relazione dettagliata sulla battaglia, e in particolare sul comportamento del munizionamento impiegato, oltre ad esprimere vivissima ammirazione per il mirabile contegno in combattimento ottenuto dagli artiglieri. (4) Il 15 agosto la divisione celere venne ritirata dalla linee del fuoco per riordinarsi e ripianare le perdite ma il 22 successivo il reggimento fu chiamato urgentemente in prima linea per andare a sostenere il settore delle divisione "Sforzesca" sottoposto ad un veemente attacco russo. Il 120° si schierò nella zona di Jagodnij, inserito in un caposaldo, dove fu costretto a sparare ad alzo zero alle minime distanze. Dal 15 marzo al 20 settembre 1942 il reggimento sparò complessivamente 35.500 colpi, oltre a quelli delle mitragliere da 20/65. Dal 10 luglio al 20 settembre ebbe distrutto il seguente materiale: 12 cannoni da 75/27 mod. 11, 2 obici da 100/17, 2 canoni da 75/34 mod. 97/38, 3 mitragliere da 20/65, 7 cannoni da 75/27, 16 autocarri di vario tipo, 7 trattori TL 37, 2 motocicli. Le perdite in vite umane furono di 3 ufficiali morti e 10 feriti, 26 soldati di truppa morti ed 88 feriti, un disperso. Per atti di valore individuali fino al 30 settembre 1942 furono assegnate 5 medaglie d'Argento al Valor Militare, 13 di Bronzo e 7 Croci di Guerra sul campo e per il ciclo operativo del marzo-ottobre 1942 lo Stendardo di Guerra del reggimento venne decorato di medaglia d'Argento al Valor Militare.
* * * Commenti dell'autore, Filippo Cappellano
Per ordine del Comando Artiglieria del XXXVº corpo d'armata (C.S.I.R.) i tiri di addestramento vennero ripetuti in data 3 giugno 1942 alla presenza del generale Marazzani, comandante della 3a celere e del generale Dupont, comandante dell'artiglieria dello C.S.I.R. Le esercitazioni si svolsero sempre contro un carro BT fermo con corazzatura intatta, utilizzando un cannone da 75/27 mod.12 del reggimento artiglieria a cavallo, un pezzo controcarro di preda bellica russa da 45mm ed un fucilone sovietico da 14,5mm. A distanza di 300m sparando granate mod. 32 da 75/27 con spoletta mod. 10/40, con spoletta mod. 10 senza innesco e senza spoletta si ottennero sempre gravi danneggiamenti contro la corazza laterale del carro. A completamento di tali esperienze il comando del Corpo di Spedizione Italiano in Russia diramò a tutte le unità dipendenti delle norme circa i tiri controcarri. In attesa della distribuzione dei proietti perforanti da 75/27 si ordinava di impiegare contro i carri armati le granate mod.32 munite di spoletta ed innesco. Quantunque il proietto senza spoletta o senza innesco garantisse maggiori capacità di perforazione, era da ritenersi preferibile l'uso della granata spolettata ed innescata, dato che nel primo caso non si realizzava alcun effetto se non si colpiva in pieno il carro e si ottenevano scarsi effetti locali se non si colpivano parti vitali del mezzo." "Molto si è discusso sull'impreparazione tecnica evidenziata dal Regio Esercito nell'affrontare l'Armata Rossa e le condizioni ambientali in terra di Russia. Un'analisi serena ed obiettiva, ricavata comparando le prestazioni di armamenti ed equipaggiamenti in dotazione agli eserciti italiano, russo e tedesco nel 1941 riesce a far giustizia di molti luoghi comuni e stempera giudizi quantomeno ingenerosi sul grado di operatività del C.S.I.R. Al momento dell'invasione tedesca, la massa dei carri armati russi era costituita da carri leggeri T26, carri veloci BT-5/7 e tankette T37 e T38. (5) I T34 in servizio erano meno di 1.000, mentre i carri pesanti KV 1/2 non superavano le 500 unità. I T26 ed i BT erano già stati affrontati e battuti in Spagna dal Corpo Truppe Volontarie; la loro protezione massima non superava i 25 mm, che li metteva alla mercé dei cannoni italiani da accompagnamento e controcarri da 47/32 e 65/17. Anche le mitragliere Breda da 20/65, alle brevi distanze e sulle pareti laterali della corazza, potevano risultare letali ai carri russi.
Le informative sull'esistenza dei carri T34 e KV1 giunsero in Italia
agli organi competenti solo verso la fine del '41. Così scrive
il Capo di Stato Maggiore Generale Cavallero in data 27 dicembre 1941
allo Stato Maggiore del Regio Esercito:
Per garantire la mobilità nel territorio russo caratterizzato da scarsa viabilità e numerosi corsi d'acqua, la componente del genio era rappresentata da 4 battaglioni tra artieri, pontieri e trasmissioni. Il C.S.I..R. ebbe, poi, un proprio corpo aereo della Regia Aeronautica composto da 83 velivoli da caccia e da ricognizione. Nel dicembre 1941, Messe, ritenuto il miglior generale italiano della seconda guerra mondiale, dopo l'esperienza di 5 mesi di guerra in Russia, chiese a Roma l'assegnazione di due ulteriori divisioni preferibilmente alpine, la trasformazione della divisione celere motorizzata ed il rimpiazzo dei quadrupedi andati perduti per la costruzione di un raggruppamento truppe a cavallo, che riteneva avrebbe potuto trovare proficuo impiego in quel particolare ambiente geografico. Anche senza considerare il progettato impiego delle divisioni alpine "Julia", "Tridentina" e Cuneense" nelle montagne del Caucaso, nell'esercito fin dal 1941 avevano operato con successo nelle pianure russe interi corpi d'armata di truppe da montagna. Ciascuna divisione alpina ebbe in rinforzo 2 compagnie cannoni da 47/32 ed una compagnia armi d'accompagnamento di battaglione dotata di mortai da 81 e 6 pezzi da 47/32. L'A.R.M.I.R. ricevette le migliori artiglierie d'armata, da campagna, e controcarri presenti in Italia. I 90 pezzi da 75/34 mod. 97/38 e da 75/32 mod.37, gli unici disponibili del regio esercito, erano in grado di avere ragione anche dei carri T34 come dimostrato a Serafimovich. (9) I cannoni e gli obici pesanti da 149/28 di origine tedesca, da 149/40 e da 210/22 erano tra le migliori realizzazioni dell''epoca. Pur senza ricorrere agli ottimi cannoni da 88/55 e da 75/50 ceduti dai tedeschi ed impiegati in Africa settentrionale, i reparti contraerei furono rinforzati da altri 3 gruppi da 75 /46 muniti di centrali di tiro Gamma e Gala. Anche per le artiglierie divisionali fu fatto quanto era nelle possibilità, assegnando al 2º corpo d'armata 72 obici da 75/18 mod.35 e sostituendo i pezzi da 100/17 con i cannoni da 105/28 con maggior gittata e migliore potere d'arresto controcarri. Prima della seconda battaglia del Don giunsero in Russia granate controcarri E.P. per i calibri d'artiglieria divisionale da 75 e 100 mm . (10) Il precipitare degli eventi nell'inverno 1942-43 impedì il prospettato invio all'8a armata del 10º raggruppamento semoventi cingolati da 90/53, del 557º gruppo semoventi da 75/18 e di 3 gruppi di obici campali da 149/19."
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